I temi e i curatori della XIII Triennale di Milano. An introduction to Mysteries

Il mistero, la fragilità e l’incertezza saranno i temi chiave della prossima esposizione universale. Al ti-mone della squadra curatoriale ci sono un’astrofisica impegnata anche sul fronte della divulgazione, Ersilia Vaudo, e un architetto di fama mondiale, Francis Kéré.

Facciata bandiere © Triennale Milano foto Gianluca Di Ioia
Facciata bandiere © Triennale Milano foto Gianluca Di Ioia

Chi meglio di un’astrofisica è in grado di uscire dalla prospettiva antropocentrica e apprezzare le reali dimensioni dell’uomo rispetto all’immensità del cosmo? Ersilia Vaudo, Chief Diversity Officer dell’Agenzia Spaziale Europea e abile divulgatrice scientifica, sarà la curatrice della XXIIIesima Esposizione Internazionale della Triennale di Milano. Ad affiancarla ci sarà un architetto noto a livello mondiale per la sua filosofia progettuale basata sulla sostenibilità, il burkinabé Francis Kéré, chiamato a lavorare sull’allestimento ma anche a partecipare attivamente alla definizione dei contenuti. Il progetto, com’è evidente fin dal titolo, Unknown unknowns. An Introduction to Mysteries (Quello che non sappiamo di non sapere. Introduzione ai misteri), si sviluppa intorno ai temi della fragilità e dell’incertezza. La situazione con cui ci siamo confrontati nell’ultimo anno, una pandemia originata da un virus nuovo contro il quale non esistono paradigmi di cura consolidati, ha rappresentato un’esperienza simultanea e concreta della nostra vulnerabilità come specie. La dimensione dell’ignoto si è ampliata – abbiamo letteralmente scoperto cose che ignoravamo di non sapere – ed è diventato ancora più urgente, da un lato, ampliare la conoscenza umana in un modo che non sia soltanto quantitativo, dall’altro, riflettere sul nostro ruolo nel mondo e sulla nostra maniera di abitarlo, proseguendo nel solco già tracciato nel 2019 con Broken Nature.

XIII TRIENNALE: AN INTRODUCTION TO MYSTERIES

Com’è nella tradizione delle esposizioni universali, si tratta di anticipare sviluppi di portata globale che avranno un impatto concreto sulla vita delle persone attraverso le lenti del design, dell’arte, della scienza e della tecnologia, grazie a ricerche multidisciplinari portate avanti da menti creative impegnate in diversi ambiti della creatività e del sapere. A differenza di quanto è avvenuto negli anni del boom economico, però, quando a Palazzo dell’Arte si rifletteva sulle grandi trasformazioni in atto nella società, per esempio l’esplosione del tempo libero come fenomeno di massa e come industria (nel 1964) o l’industrializzazione (nell’”edizione durata un giorno” del 1968), questa volta non si cercano soltanto risposte suggestive ed efficaci ma anche le domande sono oggetto di indagine. L’atteggiamento scelto è perciò quello dell’esploratore, in grado di fare un esercizio di umiltà e di provare meraviglia. “Nel corso dei due simposi preparatori, il primo dei quali si è tenuto a marzo, alla vigilia del primo lockdown, ci siamo resi conto che un numero emergeva con forza: il 5% che rappresenta ciò che conosciamo, e che ci mette di fronte alla vastità di quello che invece non sappiamo”, ha spiegato Ersilia Vaudo durante la conferenza stampa organizzata per presentare il concept dell’esposizione “Siamo sempre più in grado di esplorare gli spazi intorno a noi, ma mentre lo facciamo cresce anche la consapevolezza della nostra fragilità, ci rendiamo conto che il pianeta su cui viviamo rischia di diventare inabitabile. Dobbiamo cambiare prospettiva e maturare un nuovo atteggiamento verso ciò che è sconosciuto, che non deve essere inteso come un vuoto da riempire o un terreno di conquista ma come un oggetto di confronto, di riflessione e di stupore. La gravità, per esempio, è una forza con cui ci scontriamo quotidianamente ma è anche il più grande dei designer”.

DALL’AFRICA ALL’EUROPA E RITORNO

Gli Unknown Unknows del titolo sono parte integrante della progettazione” ha spiegato l’architetto Francis Kéré, entrando nella parte più pratica della questione “Nell’immaginare l’allestimento non sappiamo se ci saranno limitazioni di accesso alla mostra o agli eventi, o se interverranno elementi imprevisti”. Di sicuro, il continente africano avrà uno spazio importante nella mostra, in particolare nella parte dedicata ai padiglioni nazionali. “Non dobbiamo dimenticare che l’Africa è il vicino più prossimo dell’Europa. La sua popolazione raddoppierà presto, e non conosciamo ancora le conseguenze di questo aumento”. Con Ersilia Vaudo e Francis Kéré lavorerà un comitato interdisciplinare composto, tra gli altri, da Hervé Chandès, direttore della Fondation Cartier, dal filosofo Emanuele Coccia, dall’architetto e curatore Joseph Grima, direttore del Museo del Design Italiano della Triennale, dall’urbanista Sarah Ichioka, dalla designer Mariana Siracusa e dalla curatrice e fondatrice di Ars Innovation Weng Ling. La realizzazione di contributi speciali, che contribuiranno ad analizzare che cosa voglia dire esplorare l’ignoto con mezzi e linguaggi differenti, sarà affidata a Romeo Castellucci, grand invitédell’istituzione milanese per il triennio 2021-2024, al cantautore Francesco Bianconi, frontman dei Baustelle, allo storico dell’arte Giovanni Agosti e a Ingrid Pauletti, docente del Politecnico di Milano e ricercatrice impegnata sul fronte dei nuovi materiali.

– Giulia Marani

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Giulia Marani
Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per l’universo del progetto nasce proprio a Parigi, dove lavora nella redazione della rivista Architectures à vivre (dal 2007 al 2012) e partecipa al lancio di EcologiK, la prima rivista francese dedicata alla progettazione ecoresponsabile. Collabora con Artribune dal 2013 e coordina le pagine dedicate al design da gennaio 2019.