StarsBOX. Quando l’isolamento è una scelta

“… E quindi uscimmo a riveder le stelle” è il finale che vorremmo presto vivere. In un periodo in cui le soglie d’ingresso delle nostre case diventano le nuove Colonne d’Ercole e il mondo si restringe nei confini domestici, vi presentiamo il progetto di due architetti italiani che, attraverso l’isolamento nella natura, invita a riscoprire il sapore della libertà.

Esistono luoghi nei quali l’uomo entra ancora in punta di piedi, mondi che abbiamo ereditato e nei quali la generosità delle ricchezze naturali e la tradizione delle conoscenze sono un valore da preservare e contemplare. Sono territori nei quali l’artificio umano si inserisce con discrezione nel paesaggio e l’architettura, fedele alla sua funzione, riveste involontariamente anche il ruolo di presidio storico. Questi sono i luoghi nei quali operano gli architetti Lara Sappa e Fabio Revetria, fondatori dello studio Officina82. Sono loro ad aver progettato StarsBOX, un dispositivo nel quale trovare rifugio dalle frenesie urbane, il cui design è sintesi di conoscenze antiche. Scopriamolo qui, sognando che possa presto essere il nostro giaciglio: quando ritorneremo a guardare le stelle, tutta la notte, immersi nella natura.

INTERVISTA AGLI ARCHITETTI DI OFFICINA82

Come state vivendo questo periodo di isolamento forzato?
L’emergenza sanitaria di questi giorni ha costretto un po’ tutti a fermarsi, alzare la testa dalla quotidianità e iniziare a riflettere sulla propria vita e il proprio futuro. Per fortuna noi viviamo in montagna e probabilmente abbiamo sofferto meno di altri la reclusione forzata, ma crediamo che inevitabilmente il valore della libertà e del contatto con la natura assumeranno tutto un altro significato una volta tornati alla normalità. L’esperienza StarsBOX ha in effetti molte affinità con l’idea di reclusione, di bisogno, di riparo e di slancio ad aprirsi completamente alla natura, senza filtri.

Quando nasce l’idea di un rifugio dove potersi isolare?
StarsBOX non è un’idea improvvisa, quanto il punto di arrivo di un percorso di ricerca e osservazione durato anni, che riesce a far convivere due immaginari opposti: la fruizione contemporanea della montagna e i giacigli dei pastori nomadi delle Alpi Liguri. Erano “ripari” temporanei, venivano montati e smontati più volte in ogni stagione dai pastori nomadi che seguivano le mandrie tra i diversi alpeggi. Quello che abbiamo fatto con StarsBOX è stato provare a immaginare una nuova funzione contemporanea preservando però alcuni aspetti architettonici che veicolavano una forte valenza paesaggistica.

Officina82, StarsBOX. Photo Nicolò Rinaldi
Officina82, StarsBOX. Photo Nicolò Rinaldi

Ad esempio?
L’uso dei materiali e l’orientamento della linea di colmo, sempre allineata lungo la linea di massima pendenza del terreno. Ne è nato un progetto chiaramente contemporaneo nelle forme e nell’uso, che mantiene però un legame chiaro con il territorio da cui è stato ispirato.

La struttura offre protezione, ma si apre completamente verso il cielo…
Esatto, la sfida a questo punto era quella di unire il concetto di riparo e protezione con l’idea del dormire in mezzo alla natura senza filtri. Una volta messe bene a fuoco queste due esigenze, l’aprire il tetto per vedere le stelle è stata una semplice conseguenza logica.

Esistono però già progetti che offrono questa possibilità. Qual è l’unicità di StarsBOX?
Avere allo stesso tempo la possibilità di aprirsi completamente verso l’esterno, senza filtri di plastica o vetro sulla testa, oppure di isolarsi completamente dall’esterno alla ricerca di protezione. Un nido, a tutti gli effetti. Inoltre è un oggetto configurabile dall’utente a seconda delle proprie necessità: diventa una sorta di storytelling spaziale, in cui l’ospite può modificare l’architettura che lo accoglie.

Ha un design ridotto all’essenziale e funzionale. Come funziona in concreto?
Il fatto che non richieda fondazioni fisse e sia completamente smontabile a fine stagione è una scelta ben precisa, anch’essa ispirata dalle baracche dei pastori nomadi che a fine estate non lasciavano alcuna traccia del proprio passaggio sulla montagna. StarsBOX è più di un semplice oggetto di design: quando abbiamo immaginato la sua produzione in serie è nata l’idea di creare una rete tra tutte le strutture ricettive che la propongono. Così è nata la Costellazione StarsBOX.

Di cosa si tratta?
Abbiamo creato una rete trasversale che mette insieme rifugi alpini con produttori di formaggi biologici del sud della Sardegna, vignaioli maremmani e aziende agricole croate. Il forte legame con la terra e il paesaggio è il fil rouge che unisce tutti i nodi della Costellazione. Il progetto è stato capito in primo luogo dalle persone che hanno una sensibilità maggiore verso la natura e vogliono offrire ai loro ospiti una esperienza innovativa e fortemente emozionale, nel pieno rispetto del paesaggio.

Officina82, StarsBOX. Photo Nicolò Rinaldi
Officina82, StarsBOX. Photo Nicolò Rinaldi

Gli stessi valori che contraddistinguono anche altri vostri lavori…
Fin da subito il nostro studio ha posto una particolare attenzione al recupero dell’architettura rurale minore. Abbiamo cercato soluzioni che potessero conservare edifici che non avevano più un interesse pratico, ad esempio i fienili in legno o i seccatoi per le castagne, provando a riconvertirli alle necessità della vita contemporanea. Anche per evitare di perdere soluzioni tecniche e accorgimenti pratici perfezionati attraverso secoli di tentativi, fallimenti e successi.

Il territorio in cui vivete e lavorate è non solo paesaggio rurale, ma un luogo di incontro tra parlate piemontesi e influssi liguri, con un substrato culturale occitano. Quali i riflessi di questa peculiare situazione sui vostri interventi?
Quasi tutti nostri progetti nascono dalla reinterpretazione dell’edilizia rurale a cui mescoliamo suggestioni che derivano da immagini e immaginari anche molto distanti tra loro. I principali stimoli derivano dalla letteratura e dalla poesia, in particolare modo dagli autori liguri e provenzali: penso a Biamonti, Calvino, Montale, De André, Jean Giono… in cui contenuto e contesto sono narrati in una sintesi perfetta, e ad altri come Thoreau, che hanno fatto dell’isolamento volontario nella natura motivo letterario e di ricerca filosofica. Ci piace pensare i nostri progetti come un “esercizio di sintesi”, in cui condensare il maggior numero di suggestioni utilizzando linguaggi semplici e leggibili su diversi piani di interpretazione.

StarsBOX potrebbe forse essere l’emblema di tale sintesi. Ritenete che saprà rispondere ai cambiamenti del mondo post-epidemia?
L’abbiamo immaginato sempre come un oggetto neutro, una sorta di design open source che non detta linee predeterminate dall’alto ma piuttosto suggerisce possibili modalità di rapportarsi allo spazio naturale che lo circonda. Stiamo collaborando con grafici e artisti per ripensare l’estetica e poter adattare il nostro progetto ancora di più all’ambiente in cui sarà installato. La nostra idea è quella di rilanciare sulla diffusione della bellezza e della propensione all’immaginazione. Perciò stiamo lavorando anche con scrittori e poeti che, attraverso la loro sensibilità, possano scovare nuovi significati dall’universo StarsBOX.

Quindi non ci resta che augurare, a tutti, di poter presto tornare a guardare le stelle…
Proprio nei giorni scorsi una giovane infermiera di Bergamo, a fine turno dopo una notte passata in ospedale, ha postato sulla sua pagina Instagram una foto di StarsBOX esprimendo la volontà di passare qualche giorno lontano da tutto a fine epidemia. È esattamente questo il senso del progetto: poter evadere dalla brutalità della vita quotidiana per immergersi in una dimensione più onirica e a misura d’uomo. Siamo sicuri che dopo diverse settimane di quarantena il poter tornale a vedere le stelle in mezzo a un prato avrà tutto un altro sapore. E il pensiero di poter contribuire, con StarsBOX, a rimetter in moto la macchina dei sogni di migliaia di persone dà un nuovo significato al nostro lavoro.

Marco De Donno & Derin Canturk

www.officina82.com
www.starsbox.it

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Marco De Donno & Derin Canturk
Marco De Donno e Derin Canturk sono due giovani professionisti con base a Milano, ma originari rispettivamente di Gallipoli e Istanbul. Entrambi studiano Architettura al Politecnico di Milano, ma ben presto seguono carriere diverse, sempre in continuo scambio tra loro: Marco comincia a lavorare nel mondo della comunicazione collaborando con Triennale Milano, Giancarlo De Carlo Associati e Mario Cucinella Architects; Derin lavora come freelance designer realizzando allestimenti e arredi artigianali, e scrivendo reportage per alcune riviste turche. Entrambi condividono la passione per il Mediterraneo e la cultura multiforme dei popoli che lo abitano.