Architettura, storia e ambiente. Lo studio Gijs Van Vaerenbergh

Sempre più apprezzato a livello internazionale, lo studio composto dai giovani Pieterjan Gijs e Arnout Van Vaerenbergh si muove fra natura e sperimentazione.

Gijs Van Vaerenbergh, Labyrinth, C mine arts centre, Genk, 2015. Photo Filip Dujardin
Gijs Van Vaerenbergh, Labyrinth, C mine arts centre, Genk, 2015. Photo Filip Dujardin

Cosa si può chiamare edificio, cosa no? E in mezzo, che cosa c’è?”. Suona come un dubbio amletico l’interrogativo da cui parte l’avventura professionale di Pieterjan Gijs (Lovanio, 1983) e Arnout Van Vaerenbergh (Lovanio, 1983). Affascinati dai limiti dell’architettura e dai suoi punti di contatto con l’arte, i progettisti fiamminghi concepiscono il loro studio come un laboratorio in cui ridefinire ed espandere i confini della disciplina. Una ricerca che prende in esame gli elementi fondamentali della materia e, attraverso una serie di operazioni concettuali – “disegno nello spazio, taglio, piega, assemblaggio, riflessione, li arricchisce di relazioni e significati. Così, se gli esperimenti autoprodotti indagano cupole e portali, le prime commissioni offrono l’occasione di esplorare più complesse tipologie architettoniche.
Selezionato nel 2011 dallo Z33 di Hasselt per realizzare uno spazio pubblico lungo un circuito ciclistico fra le colline di Borgloon, Gijs Van Vaerenbergh ripropone l’archetipo della chiesa rurale con una struttura in centinaia di lastre orizzontali in corten. Onirico inno alla storia locale, Reading between the Lines è insieme rifugio, osservatorio e landmark immerso nel contesto.
Quattro anni dopo è l’archetipo del labirinto a essere manipolato per riattivare l’enorme piazzale del C-mine arts centre di Genk. Applicando una serie di sottrazioni booleane al volume di corridoi in lastre di acciaio di Labyrinth, il duo trasforma il suo percorso introverso e ripetitivo in un’articolata sequenza di mini-piazze, da cui osservare il sito minerario dismesso secondo inaspettate prospettive.

Gijs Van Vaerenbergh, Reading between the Lines, Borgloon. Photo Filip Dujardin
Gijs Van Vaerenbergh, Reading between the Lines, Borgloon. Photo Filip Dujardin

I PROGETTI

Aperte a molteplici interpretazioni e usi, le raffinate manipolazioni tipologiche di Gijs Van Vaerenbergh registrano l’immediato apprezzamento popolare e mediatico. A questo si unisce il plauso della comunità architettonica, quando Bridge, grande ponte temporaneo realizzato per il Kanal Festival di Bruxelles, viene prima esposto alla Biennale Architettura 2016 e poi candidato allo European Prize for Urban Public Space. Un momento magico che prosegue nel 2017, con il completamento nell’arco di pochi mesi di Corner Building, volume di specchi che riunisce le ali di un monastero, Six Vaults, padiglione di ingresso al cimitero militare di Hooglede e l’installazione Arcade.
A coronare i primi dieci anni di attività arriva nel 2018 il prestigioso Flemish Culture Prize. “Siamo molto soddisfatti del nostro percorso fin qui”, hanno commentato gli architetti ad Artribune, “ma ci auguriamo di poter sviluppare ulteriormente la nostra ricerca, confrontandoci con nuovi contesti fisici e sociali”. E in effetti nuove sfide attendono già il duo, con la vittoria del primo concorso all’estero, nel Park Huis Doorn di Utrecht, e l’incarico per ripensare una stazione di pompaggio nel distretto green Nieuw Zuid di Anversa. Intanto dal 7 aprile, nel grande tributo a Pieter Bruegel il Vecchio organizzato a Dilbeek, prende vita Study for a Windmill, poetica manipolazione della tipologia tanto cara al maestro fiammingo.

Marta Atzeni

http://gijsvanvaerenbergh.com/

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #48

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Marta Atzeni
Interessata alle intersezioni fra l'architettura e le arti, si è laureata in Architettura presso l’Università degli Studi Roma Tre con una tesi teorica sui contemporanei sviluppi delle collaborazioni fra artisti e architetti. Collabora con l’AIAC nell’organizzazione di eventi, mostre e workshop; è parte del network di GVultaggio Architecure & Design.