Coinvolgendo attivamente le popolazioni colpite dal terremoto del Centro Italia dell’agosto 2016, NUME ‒ Gruppo di Ricerca sul Medioevo Latino ha promosso un progetto di ricostruzione virtuale di sette chiese lesionate. Evitando che vengano ricordate solo come simbolo mediatico di distruzione.

È il 24 agosto 2016: un forte terremoto scuote il Centro Italia e distrugge vite, patrimonio artistico, naturale e tanto altro. Lo sciame sismico si sente forte e chiaro anche a Firenze, dove è nata da pochi mesi l’associazione NUME ‒ Gruppo di Ricerca sul Medioevo Latino composto soprattutto da studiosi under 30. Gli stessi che, vedendo la situazione drammatica che si sta consumando a pochi chilometri da loro, fin da subito si chiedono come possano essere utili alle persone in difficoltà, soprattutto data la loro specializzazione. Riescono a rispondere a questa domanda mettendo in pratica le loro conoscenze e dando vita a un progetto: un percorso della memoria basato sulle “chiese del terremoto”, per non farle dimenticare e non farle ricordare solamente come un simbolo mediatico di distruzione.

L’ASSOCIAZIONE NUME PER IL SISMA DEL CENTRO ITALIA

Abbiamo preso in esame gli edifici artistici sacri danneggiati di Umbria, Lazio e Marche e abbiamo pensato di fare una mappatura di quelli colpiti o spariti completamente” ‒ spiega Roberto Del Monte, dottore in Storia dell’Arte Medievale all’Università degli Studi di Firenze e presidente di NUME – “per poi creare una ricostruzione virtuale e inserirla all’interno di una mappa con cui gli utenti avrebbero potuto interagire, anche inviando fotografie personali. Un vero percorso della memoria”.
Un cammino più emotivo che artistico, che ha coinvolto anche gli abitanti delle zone prese in esame. Per ricreare i modelli il presidente di NUME, un tecnico informatico e un grafico hanno raccolto le foto delle chiese con due metodi, uno innovativo e uno classico: da Google Street View (per avere diversi punti di vista) e chiedendo immagini alle persone del posto, che avevano ad esempio ricordi di matrimoni o di altri momenti importanti scattati proprio in quei luoghi distrutti.

Le sette chiese ricostruite. Courtesy NUME
Le sette chiese ricostruite. Courtesy NUME

RIVEDERE QUALCOSA CHE NON ESISTE PIÙ

Queste chiese” – continua Del Monte ‒ “per la maggior parte erano piccole e poco conosciute, anche se bellissime e sorprendenti: un esempio è San Salvatore a Campi di Norcia, che era completamente affrescata. Ci interessavano molto, infatti, le chiese meno famose proprio per ridare loro vita e farle conoscere meglio al pubblico”.
Una volta raccolte le foto, sono state modificate in elementi ortogonali e ricomposte con un software ‒Sketchup ‒, che aiuta a trasformare un’immagine 2D in 3D. Quello che il gruppo non è riuscito a reperire in circa quattro mesi di lavoro è stato ipotizzato con delle linee possibili di ricostruzione, ad esempio per le absidi, che sono in generale le parti meno fotografate di una chiesa. Gli edifici ricostruiti sono sette, di luoghi e periodi diversi: Sant’Agostino ad Amatrice (RI), SS Pietro e Lorenzo ad Accumoli (RI), Santa Maria in Pantano a Montegallo (AP), San Salvatore a Campi di Norcia (PG), la Basilica di San Benedetto a Norcia (PG), la Pieve di Santa Maria Assunta a Ussita (MC).
Tutte le ricostruzioni sono state caricate online sulla piattaforma di condivisione di NUME, in modo tale che l’utente sia in grado di vedere e interagire con il modello attraverso il mouse. Il progetto ha dato la possibilità di rivedere, almeno virtualmente, qualcosa che non esiste più. Ora, purtroppo, lo studio è fermo per mancanza di risorse. Non mancano però la voglia e la speranza di ricominciare il prima possibile a censire nuove chiese coinvolte per risvegliare le coscienze sulla difesa del nostro patrimonio culturale, contando sulla partecipazione di una comunità che non vuole dimenticare.

Elisa Marasca

www.nuovomedioevo.it/le-chiese-del-terremoto/

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Elisa Marasca
Giornalista professionista, laureata in Lettere moderne a Pisa, si è sempre interessata all’arte in tutte le sue forme. Sta portando infatti avanti gli studi in Storia dell’Arte all’Università di Urbino e collabora come consulente comunicazione digital con varie realtà professionali e eventi di portata internazionale. Quando può viaggia, preferibilmente in Paesi lontani, e legge tutto ciò che le capita per le mani.