Social housing. Il caso Avenier Cornejo

Un giovane studio franco-cileno che porta il nome di Avenier Cornejo si sta specializzando in housing sociale. Lavora bene, fa edifici di qualità. E lo fa nella periferia francese.

Avenier Cornejo architectes e Chartier Dalix architectes associés, ZAC des Lilas, Parigi © David Foessel
Avenier Cornejo architectes e Chartier Dalix architectes associés, ZAC des Lilas, Parigi © David Foessel

Un’ordinata cortina in mattoni su rue Bonnet, raffinati pannelli in metallo verso la corte, giardini d’inverno e alloggi curati nel dettaglio: (eppure) ceci n’est pas un immeblue bourgeois. Innesca un cortocircuito magrittiano l’intervento di social housing nel XVII arrondissement parigino, vincitore lo scorso novembre dell’AR Emerging Architecture Award. A firmarlo è il giovane studio franco-cileno Avenier Cornejo, che con “spazi generosi e luminosi, dettagli semplici e precisi, utili e significativi” sta rivoluzionando il volto dell’abitare sociale di Parigi.
Un campo a cui Christelle Avenier e Manuel Cornejo si avvicinano, quasi per elezione, fin dagli esordi nel 2008: “Cercavamo un settore attivo e all’avanguardia, con una committenza disposta a rischiare e sperimentare: il social housing ben si adattava allo spirito del nostro studio”. Lo dimostra il complesso di dieci unità abitative nella storica rue Legendre, dove, ripensando il tradizionale immeuble ottocentesco, un impianto semplice quanto efficiente e una pelle in pannelli forati garantiscono comfort abitativo ed elevati standard energetici. Il tutto con un budget di soli 2,5 milioni di euro.

Avenier Cornejo architectes, Rue Bonnet, Parigi © Takuji Shimmura
Avenier Cornejo architectes, Rue Bonnet, Parigi © Takuji Shimmura

I PROGETTI

Nel 2013 la sfida di offrire alloggi di qualità a budget limitato si sposta al confine fra città consolidata e periferia. Subito al di là del boulevard périphérique, svetta il blocco dello ZAC des Lilas, con la sua terrazza urbana per i servizi comuni e il taglio a tutta altezza sugli spazi di circolazione: una straordinaria machine à habiter per 250 fra migranti e giovani lavoratori, che conquista la candidatura al premio Mies van der Rohe 2015.
Un anno dopo, un ulteriore salto di scala. In partnership con i catalani Gausa+Raveau, Avenier Cornejo inaugura a nord-est di Parigi un complesso di 145 alloggi, con ambulatorio e centro per l’infanzia: una sapiente composizione di volumi bianchi di altezze variabili opportunamente sfalsati e schermati, preludio a un abitare a emissioni zero.

Avenier Cornejo architectes e Gausa+Raveau Actarquitectura, Lot E8, ZAC Clichy Batignolles, Parigi © Sergio Grazia
Avenier Cornejo architectes e Gausa+Raveau Actarquitectura, Lot E8, ZAC Clichy Batignolles, Parigi © Sergio Grazia

ALLA RICERCA DELL’ESSENZIALE

Dopo il tassello dell’eco-quartiere di Clichy Batignolles realizzato con il team di Barcellona e la recente vittoria del prestigioso riconoscimento under 45, il duo parigino è ora pronto a nuove sfide: “Vorremmo lavorare a livello internazionale, sfruttando la ricchezza di viaggi e scambi culturali a beneficio dei progetti. Possibilità che, anche date le nostre origini, immaginiamo tanto in Europa quanto in altri continenti”. Intanto lo studio si divide tra la Parigi storica e quella in sviluppo, con i cantieri di una casa di riposo nel XX arrondissement, di un edificio residenziale a energia positiva nel XII e di tre grandi blocchi lungo il canale di Pantin. Sempre alla “ricerca dell’essenziale”.

Marta Atzeni

www.avenier-cornejo.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #41

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Marta Atzeni
Interessata alle intersezioni fra l'architettura e le arti, si è laureata in Architettura presso l’Università degli Studi Roma Tre con una tesi teorica sui contemporanei sviluppi delle collaborazioni fra artisti e architetti. Collabora con l’AIAC nell’organizzazione di eventi, mostre e workshop; è parte del network di GVultaggio Architecure & Design.