“Non solo un progetto tecnologico ma un gesto identitario”. Nasce l’Atlante della Sardegna nuragica

Al via all'esperimento di archeologia partecipata, il primo progetto volto alla mappatura completa del patrimonio archeologico della civiltà nuragica

La civiltà che più di ogni altra ha caratterizzato la storia della Sardegna è quella Nuragica, sviluppatasi nel periodo che va dal 1800 a.C. al III Secolo a. C., abbracciando quindi Età del Bronzo, Età del Ferro ed Epoca Storica. A dare il nome a tale civiltà sono le sue tipiche costruzioni, i nuraghi (in lingua paleosarda nur, che significa cavità/cumulo), torri tronco-coniche costruite con tecnica megalitica, quindi sovrapponendo a secco grandi blocchi di pietra squadrati più o meno grossolanamente, terminanti con una falsa cupola realizzata con filari di pietre e chiusa da una lastra orizzontale.

Ad oggi si intende valorizzare, promuovere, ma soprattutto, custodire questa eredità archeologica attraverso una mappatura dei siti con l’Atlante della Sardegna. L’obiettivo è quello di investire sul patrimonio, creando una rete con l’amministrazione locale, i centri di ricerca e le università del territorio. 

Su Nuraxi (Barumini)
Su Nuraxi (Barumini)

L’Atlante della Sardegna nuragica: la presentazione 

Presentata nell’ex Manifattura Tabacchi di Cagliari, durante la “Settimana nuragica” (che va dal 25 al 28 novembre) gli enti coinvolti hanno presentato il geoportale NuragicReturn, sviluppato tramite il PNRR. La piattaforma integra dati da droni, rilievi topografici, fotografie aeree, archivi storico-documentali e informazioni sui rischi ambientali (fenomeni idrogeologici, instabilità del suolo, degrado), restituendo un quadro completo del patrimonio archeologico sardo. 

Un progetto partecipativo volto alla valorizzazione della Sardegna 

Oggi il censimento preliminare rileva oltre 10mila monumenti distribuiti su 9.410 siti, ma l’Atlante sarà un sistema evolutivo. La novità è il coinvolgimento del pubblico: entro il 2026, infatti, i cittadini potranno integrare dati, segnalare nuove strutture, caricare immagini georeferenziate e collaborare alla manutenzione informativa. Una scelta che introduce un modello di “archeologia partecipata”, riducendo costi di monitoraggio e rafforzando il senso di comunità.

A sostegno del progetto si aggiunge il lavoro di AI Archeo-Hub, polo d’avanguardia per l’Intelligenza Artificiale applicata all’archeologia, nato con le università sarde e la Duke University, della Carolina del Nord. Il centro sviluppa sistemi di riconoscimento automatico dei reperti, modellazione 3D e analisi, con possibili ricadute anche nel settore dell’innovazione e dell’indotto tecnologico regionale.

nuraghe Diana (Quartu Sant'Elena)
nuraghe Diana (Quartu Sant’Elena)

Il patrimonio archeologico della civiltà nuragica: non solo un’eredità ma un’opportunità 

“Questo patrimonio non è solo un’eredità: è un’opportunità”, sottolinea Piepaolo Vargiu, presidente dell’Associazione La Sardegna verso l’Unesco. “Il nostro patrimonio può diventare un motore di sviluppo culturale, economico e turistico. Un diamante prezioso rimasto troppo a lungo chiuso in cassaforte. L’Atlante dei Nuraghi non è soltanto un progetto tecnologico: è un gesto identitario. È il percorso con cui la Sardegna vuole finalmente raccontarsi al mondo, ma prima ancora a sé stessa. Perché si ama solo ciò che si conosce. E conoscere la civiltà nuragica significa restituire all’Isola il posto che le spetta nella storia del Mediterraneo e nell’immaginario globale”.

Valentina Muzi 

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Valentina Muzi

Valentina Muzi

Valentina Muzi (Roma, 1991) è diplomata in lingue presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento DELF e DELE. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla…

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