Città, ambiente e Covid nell’ultimo libro del poeta e “paesologo” Franco Arminio. L’intervista

Si chiama La cura dello sguardo il testo di Franco Arminio che racconta il futuro delle città e il ritorno a una vita più lenta e tranquilla ripopolando i paesi delle nostre campagne. L’intervista

Franco Arminio
Franco Arminio

Ripartiamo dai paesi, sfruttiamo il loro patrimonio”.Il poeta e paesologo Franco Arminio viaggia, scrive e osserva da oltre 40 anni tra quei piccoli borghi pieni di storia e cultura ma abbandonati dalla politica. Ricerca la meraviglia che ci circonda e che spesso non vediamo. Nel 1981, quando tutti sognavano la vita nelle grandi città, Arminio, dalla sua Bisaccia, appena 3.800 anime, in provincia di Avellino, scrisse un articolo intitolato “Appunti su un paese in via d’estinzione”, anticipando in tanti aspetti quello che poi sarebbe accaduto in tanti borghi dell’Appennino, da nord a sud. “Non sono un veggente, sia chiaro“, ci tiene a sottolineare il poeta-paesologo che ancora oggi è un fiume in piena, come dimostra la produzione di poesie sul suo profilo Instagram. “Con questa pandemia abbiamo capito che i paesi possono essere una grande opportunità. Se l’Italia rigenera i suoi paesi, avrà un beneficio anche nelle città, che sono troppo congestionate. È un’occasione che dobbiamo cogliere e bisogna farlo subito. La posta in gioco non è solo la vita degli umani, ma di tutto il pianeta. Non c’è arte che può ignorare la questione ecologica. Dopo il virus torneremo a parlare dei guasti del clima e poi arriverà un altro virus. Oltre al distanziamento sociale, bisogna distanziarsi dall’egoismo e dall’indifferenza. Stare lontani ora ha senso solo se abbiamo un progetto di costruire una grande comunità planetaria, fatta di una nuova alleanza degli umani con gli animali e le piante”.

FRANCO ARMINIO: IL TERREMOTO DELL’IRPINIA

Arminio ha cominciato a scrivere raccontando la ferita più grande, quella del terremoto dell’Irpinia. “Andare nelle piccole realtà è stata una scoperta, un processo che adesso è diventato consapevole. Scrivo per riparare il vaso rotto, trasformare le ferite in opportunità”. Autore di una ventina di libri, le sue raccolte di poesie hanno avuto un’accoglienza non comune e con un seguito enorme. Basta andare a sentire uno dei suoi incontri, quasi mai nelle città e spesso lontano dalle librerie. L’impatto che ha sulla gente, anche sui non lettori, è di certo anche frutto di un’attività costante e pionieristico sulla rete, quella rete che come dice lui “ha unito le città e i paesi”. Arminio ha le idee chiare su come rivitalizzare i piccoli centri: ripartire dai mestieri antichi con l’utilizzo del digitale e della tecnologia, come è già avvenuto per la poesia che grazie ai social network è riuscita a rinascere trovando nuova linfa. “Abbiamo tutti gli strumenti a portata di mano. Serve una scelta personale e politica per poter andare avanti e garantire un futuro migliore alle nuove generazioni“. E allora, la politica da un lato e i consumatori con le loro scelte e i loro comportamenti dall’altro, possono creare occasioni di lavoro nelle realtà più piccole, nelle campagne. Arminio però non demonizza la metropoli. “L’Italia è bella con le sue differenze: ci vuole Milano e ci vuole Bisaccia”, sottolinea per sostenere l’importanza nel nostro Paese di entrambe le comunità: quella metropolitana e quella più piccola. 

FRANCO ARMINIO. LA CURA DELLO SGUARDO

Nel suo ultimo libro “La cura dello sguardo” (Bompiani, 2020, pp. 208, anche e-book) Arminio prova a suggerire dei consigli, dei piccoli precetti alla buona, fatti in casa per ritrovare quella capacità di comunicare, di essere comunità che sembriamo aver perduto. Arminio ha mescolato nella sua opera tutti gli ingredienti della sua sapienza poetica. L’obiettivo? Restituirci la fiducia nella capacità delle parole di unire i nostri sguardi e i nostri cuori. “Non siamo più abituati ad osservare, a cogliere i cambiamenti e le sfumature. Il mondo che ci circonda è una grande farmacia a cui possiamo attingere liberamente e in maniera gratuita. E in maniera ecologica perché guardare il cielo, un albero è un gesto che fa bene ma non inquina”.

Carlo d’Elia

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Carlo d'Elia
Giornalista freelance, pugliese di nascita e di carattere, ho trasformato la mia passione nel lavoro dei sogni. Vivo a Lodi e lavoro a Milano. Da tempo collaboro con il quotidiano Il Giorno e la rivista online Lettera43. Ho partecipato a diversi concorsi con due documentari che ho realizzato. Uno dal titolo "Filocontinuo" che parla di integrazione e l'altro sul sociale, "Teste d'amianto", che descrive una realtà difficile delle periferia Est di Napoli.