I dimenticati dell’arte. Il Maestro di Castelsardo

La serie di Ludovico Pratesi dedicata ai dimenticati dell’arte compie un balzo all’indietro lungo la storia: siamo a cavallo tra la fine del Quattrocento e l’inizio del secolo successivo e – tra Sardegna, Corsica, Liguria e Catalogna – si aggira un Maestro avvolto nel mistero…

Maestro di Castelsardo, Gli Apostoli. Courtesy Diocesi di Tempio – Ampurias Sistema Museale Diocesano. Photo Giuseppe Ortu
Maestro di Castelsardo, Gli Apostoli. Courtesy Diocesi di Tempio – Ampurias Sistema Museale Diocesano. Photo Giuseppe Ortu

Se la sua identità rimane avvolta nel mistero, il suo talento è indiscutibile, anche se per scoprirlo bisogna percorrere un itinerario nel cuore della Sardegna, alla scoperta di capolavori nascosti in chiese perse nei campi o cripte di cattedrali affacciate sul mare.

SULLE TRACCE DEL MAESTRO DI CASTELSARDO

Per trovare traccia di questo gigante dimenticato dell’arte italiana del tardo Quattrocento bisogna tornare indietro al lontano 1926, quando lo storico dell’arte Carlo Aru pubblica uno studio che mette insieme per la prima volta pale d’altare, retabli e tavole disseminate tra Sardegna, Corsica e Barcellona, realizzate tra il 1490 e il 1510, sotto un unico nome: il Maestro di Castelsardo, così chiamato perché il nucleo maggiore di opere si trovava nella cattedrale di Sant’Antonio Abate a Castelsardo, il borgo costruito su uno sperone roccioso affacciato sulla costa orientale dell’isola.
Tavole di soggetto religioso che dimostrano da parte dell’artista una conoscenza molto ampia, che va dai ritratti di Antonello da Messina alle figure eleganti del catalano Jaime Huguet, la compostezza del ligure Nicolò Corso fino a spingersi addirittura alla corte di Federico da Montefeltro a Urbino, grazie a una possibile vicinanza con lo spagnolo Perdo Berruguete, in contatto con le conquiste prospettiche di Piero della Francesca.
Un singolare incrocio fra tardo gotico e Rinascimento, che ha portato gli studiosi ad avanzare attribuzioni diverse: chi lo identifica con il pittore cagliaritano Gioacchino Cavaro, chi con l’artista maiorchino Martí Torner, ma le ipotesi continuano.

Maestro di Castelsardo, La Trinità. Courtesy Diocesi di Tempio – Ampurias Sistema Museale Diocesano. Photo Giuseppe Ortu
Maestro di Castelsardo, La Trinità. Courtesy Diocesi di Tempio – Ampurias Sistema Museale Diocesano. Photo Giuseppe Ortu

LUNGO LE ROTTE DEL MAESTRO DI CASTELSARDO

In un articolo scientifico pubblicato nel 2014, lo storico dell’arte Luigi Agus ricostruisce in maniera plausibile la formazione di un anonimo artista viaggiatore, che si sposta tra Sardegna, Corsica, Liguria e Catalogna per assorbire le ultime novità artistiche, su rotte che vedono l’isola sarda al centro di una fitta rete di scambi culturali e commerciali.
Una spiegazione più plausibile nella stessa natura geografica dell’isola nient’affatto periferica, ‘diversa’ rispetto alla produzione figurativa moderna inaugurata dall’avanguardia fiorentina, ma non per questo inferiore”, scrive Agus. “Ed è da ascrivere proprio alla circolazione culturale del Mediterraneo Occidentale – dalla Valenza a Genova, da Pisa a Palermo, passando per Napoli – la formazione del nostro pittore”, conclude.

DOVE OSSERVARE LE OPERE DEL MAESTRO DI CASTELSARDO

Chi avesse voglia di ammirare dal vero i capolavori del misterioso artista dovrà partire dalla Cattedrale di Sant’Antonio Abate a Castelsardo: sull’altare maggiore troneggia la maestosa Madonna in trono, mentre nella cripta della chiesa, adibita a Museo Diocesano, sono conservati una Trinità e un San Michele che al centro dello scudo mostra lo stemma Guzman, imparentato con i Borgia, committente dell’opera.
Nella pinacoteca di Cagliari sono conservati i 14 frammenti del Retablo della Porziuncola, proveniente dalla Chiesa di San Francesco a Stampace, mentre nella Basilica di Saccargia, in provincia di Sassari, si conserva il Retablo della Trinità. Un altro capolavoro attribuito al maestro e datato 1500 è il magnifico e imponente Retablo di Tuili, conservato nella Chiesa di San Pietro a Tuili e commissionato dai coniugi Giovanni e Violante Santa Cruz, feudatari del paese nel 1489, anno d’inizio dell’opera.
Un’opera riferibile allo stesso ambito artistico ma più tarda, realizzata dal pittore Giovanni Muru nel 1515, è il Polittico di Ardara, conservato nella Chiesa di Nostra Signora del Regno ad Ardara: un altro capolavoro del Rinascimento sardo, dominato dalla figura del Maestro di Castelsardo, pittore sconosciuto ma di straordinario talento.

– Ludovico Pratesi

LE PUNTATE PRECEDENTI

I dimenticati dell’arte. Liliana Maresca
I dimenticati dell’arte. Antonio Gherardi
I dimenticati dell’arte. Brianna Carafa
I dimenticati dell’arte. Fernando Melani
I dimenticati dell’arte. Pietro Porcinai
I dimenticati dell’arte. Giuseppe Vannicola
I dimenticati dell’arte. Alberto Martini

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Ludovico Pratesi
Curatore e critico d'arte. Dal 2001 al 2017 è stato Direttore artistico del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro Direttore della Fondazione Guastalla per l'arte contemporanea. Direttore artistico dell’associazione Giovani Collezionisti. Professore di Didattica dell’arte all’Università IULM di Milano Direttore Artistico di Spazio Taverna Dal 2009 al 2011 è stato curatore scientifico di palazzo Fabroni di Pistoia. Dal 2006 al 2010 è stato Presidente dell’AICA. Dal 2012 al 2015 è stato Vice Presidente dell'AMACI (Associazione Musei Arte Contemporanea Italiana). Dal 1995 al 2010 è stato Consigliere di Amministrazione per la Quadriennale d’Arte di Roma. Critico del quotidiano La Repubblica.