Si muove tra Foggia e Torino il nuovo capitolo della nostra rubrica dedicata al panorama dell’illustrazione italiana. Parola a Viola Gesmundo.

Viola Gesmundo nasce a Foggia nel 1987 e vive a Torino. Architetta e illustratrice, si avvicina al mondo dell’hip hop e inizia a esprimersi anche attraverso la Street Art. Interessata a scene di vita quotidiana e al rapporto tra uomo e ambiente, restituisce visioni fondate su una linea di contorno spessa, seppur morbida, entro la quale si dilatano texture e tinte piatte. Il tutto con grande libertà espressiva e compositiva, nell’ottica di una continua sperimentazione.

Qual è la tua formazione?
Vengo da Foggia ma vivo a Torino dal 2006. A Foggia ho imparato a disegnare sui muri e mi sono avvicinata all’hip hop in tutte le sue forme ma soprattutto al writing. Ho preso la laurea magistrale in Architettura nel 2014 tra Torino e Parigi. Dopo la laurea ho lavorato un po’ come architetta ma non mi sono trovata bene, ci voleva molta burocrazia e pochissima creatività e non faceva per me. Sono andata a vivere a Rotterdam, ho svolto una residenza d’artista presso la Foundation Bad. In Olanda ho lavorato molto come illustratrice e urban artist, ho partecipato a performance e mostre. Dopo un anno sono rientrata a Torino perché avevo vinto il bando Porte ad arte e avrei dovuto fare il mio primo grande murale su un edificio storico: è stata la scusa per sistemarmi nella città in modo più pacifico.

Quali sono i tuoi illustratori di riferimento?
Sono moltissimi. Altan è stato il mio primo fumetto con la Pimpa e tutti gli illustratori di Linus. Frank Asch e Mark Alan Stamaty con l’opera Giallo giallo. Where the wild thinks are di Maurice Sendak e ovviamente Leo Lionni con Piccolo Blu e piccolo giallo.

Ultimo libro letto e ultimo film visto.
Il libro di Talbott di Chuck Palaniuk: sono una grande fan di Chuck, anche se più passa il tempo e meno capisco alcuni suoi concetti. Ultimo film visto, 8mile: non lo vedevo da moltissimo tempo ed è sempre un piacere sentire delle buone colonne sonore hip hop in un film.

Gio Ponti © Viola Gesmundo per Artribune Magazine
Gio Ponti © Viola Gesmundo per Artribune Magazine

L’ILLUSTRAZIONE SECONDO VIOLA GESMUNDO

Cosa c’è di autobiografico nel tuo lavoro?
Per lo più tutto. Uso l’illustrazione come terapia per ricordare i miei momenti positivi e ripartire dai momenti negativi per illustrare anche le parti brutte della vita e poi farmi una gran risata. È essenziale per me ricordare quali sono i momenti bui e tentare di guardarli da un’altra prospettiva. Quando si tratta di commissioni entra in gioco l’empatia, cerco di immedesimarmi al massimo con il committente, di ascoltare le sue storie, le sue idee, le sue felicità e tristezze, e anche qui disegno per cercare di farlo sorridere.

Cosa ti incuriosisce di più della realtà che ti circonda?
Mi incuriosiscono le persone di sfondo: se sono a una conferenza non seguo quasi mai il conduttore o l’intervistato ma guardo (e mi fisso) sempre sulle persone di sfondo, coloro che guardano a loro volta il conduttore. Se guardo un film non guardo mai le figure in primo piano ma sempre le comparse dietro, e c’è sempre tantissimo da scoprire. Purtroppo a volte anche quando parlo con le persone mi dissocio e mi distraggo nell’osservare le persone che sono dietro di loro. Mi piacciono le situazioni che ad altri mettono a disagio, la realtà della città, donne e uomini solitamente messi in secondo piano e le scene di vita quotidiana. Mi piace molto fare le file, ad esempio alla posta, perché sono giustificata nel non fare niente, o così sembra; in realtà sto disegnando nella mia testa e prendo spunti per la prossima illustrazione.

Descrivi il processo creativo di una tua illustrazione.
Vivo la giornata, mi guardo intorno, vedo qualcosa, un oggetto, una pianta, per lo più delle persone, è come se le scannerizzassi e le facessi diventare linee nere. Poi prendo il foglio e una penna nera e, senza pensarci molto, delineo delle immagini. Se si tratta di immagini per il web le passo sulla tavoletta grafica. Se è un murale mi lancio a capofitto sul muro, poi mi allontano e vedo gli errori. Solitamente, se penso troppo a cosa sto facendo escono fuori dei disegni che non mi rappresentano, a volte capita.

Cosa sogni di illustrare?
Sogno di illustrare dei silos giganteschi nella mia città, Foggia. E sogno di tornare a New York per fare un murale enorme.

LO STILE DI VIOLA GESMUNDO

Qual è il tuo concetto di bellezza?
La bellezza è una sensazione. La bellezza è in generale per me la cura, la cura per se stessi e per gli altri, voler bene. Si può trovare la bellezza in una vecchia signora che si prende cura di se stessa, in un bel gesto di aiuto verso gli altri, in un bel piatto di pasta o in un’opera d’arte.

Come hai reagito al lockdown?
Penso in maniera positiva. Ho creato. Ho creato cibi nuovi, ho creato relazioni diverse con le persone, ho eliminato le relazioni insalubri e ovviamente ho disegnato con l’istinto, è stata una terapia. Prendo sempre ispirazione da quello che mi circonda, questa volta ho scavato dentro me stessa e ho tirato fuori 60 consigli per stare bene durante la pandemia e in generale pensieri che ho maturato nei miei 32 anni di età. Il titolo è Rimedi da seguire relativamente o meglio come tentare di rimanere sani al tempo del coronavirus e sono usciti sul mio canale Instagram ogni giorno alle 12:30. È stato un esercizio prima di tutto per me stessa, per ricordarmi le cose importanti nella vita, e poi per disegnare e tenermi quotidianamente impegnata illustrando. L’ultimo rimedio è stampato in grandi dimensioni in via Po a Torino all’interno del progetto Spazio Portici – Percorsi Creativi. Poi, non potendo uscire di casa e in astinenza da illustrazioni di grandi dimensioni, ho fatto un murale in cucina, una tigre, segno di forza e di rinascita.

A cosa lavori in questo momento e cosa ti riserva il futuro?
Sto lavorando a una serie di illustrazioni che ruotano intorno al tema dell’essere donna e illustrazioni per alcune riviste. Sono diventata mamma da poco, ho interrotto qualche mese con i murales all’esterno e non vedo l’ora di ricominciare: ci sarà un nuovo grande murale pronto per il 2021. Ovviamente continuerò a breve con la mia rubrica su Instagram.

Roberta Vanali

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #57

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Roberta Vanali
Roberta Vanali è critica e curatrice d’arte contemporanea. Ha studiato Lettere Moderne con indirizzo Artistico all’Università di Cagliari. Per undici anni è stata Redattrice Capo per la rivista Exibart e dalla sua fondazione collabora con Artribune, per la quale cura due rubriche: Laboratorio Illustratori e Opera Prima. Per il portale Sardegna Soprattutto cura, invece, la rubrica Studio d’Artista. Orientata alla promozione della giovane arte con una tendenza ultima a sviluppare ambiti come illustrazione e street art, ha scritto oltre 500 articoli e curato circa 150 mostre per gallerie, musei, centri comunali e indipendenti. Tra le ultime: la doppia mostra di Carol Rama in Sardegna, L’illustrazione contemporanea in Sardegna, Archival Print. I fotografi della Magnum. Nel 2006 ha diretto la Galleria Studio 20 a Cagliari. Ha ideato e curato la galleria online Little Room Gallery (2010-13). Ha co-curato le mostre del Museo MACC (2015-17), per il quale nel 2018 è stata curatrice. Ha scritto saggi e testi critici per numerosi cataloghi e pubblicazioni. Il cinema è l’altra sua grande passione.