Nata a Fabriano nel 1985, Giulia Sagramola è una delle autrici di riferimento dell’illustrazione e del fumetto italiani. L’abbiamo incontrata per conoscere meglio il suo lavoro e i suoi progetti recenti.

Illustratrice, artista visuale, fumettista, designer. Con studi all’ISIA di Urbino e al Centro d’arte e Disegno Escola Massana di Barcellona, collaborazioni con il New Yorker, The New York Times, Rolling Stone, Vice Magazine, Topipittori, Mondadori, Linus, Einaudi Ragazzi e tanti altri. Co-fondatrice di un’etichetta di autoproduzioni, tra lecture e partecipazioni a festival, Giulia Sagramola è sempre in movimento. Da Bologna alla Francia, vive temporaneamente a Barcellona, dove condivide uno studio con altri illustratori e designer.

Partiamo dalla fine: di quali successi editoriali o collaborazioni importanti sei particolarmente fiera?
Sono molto contenta di aver realizzato, nel 2019, due libri per bambini che stanno ricevendo una bellissima accoglienza tra piccoli lettori e alcuni premi. Si tratta di Un drôle de truc pas drôle (pubblicato in Francia) e Mon Chien Banane (uscito in Canada). Vorrei farne altri ed eventualmente vederli pubblicati anche in italiano.
Un altro progetto di cui sono veramente felice, e che mi ha impegnata per un anno, è stato lavorare alle illustrazioni e all’intera infografica della mostra Dogs! A Science Tail per il California Science Center di Los Angeles, che diventerà ora itinerante in nord America. È una cosa cui sono molto affezionata per l’unicità del lavoro in sé: non mi capita spesso di lavorare per così tanto tempo con un team, per poi vedere le illustrazioni che ho ideato su dei pannelli di due metri per quattro. L’intera esperienza della mostra è legata ai visual che ho realizzato. Vorrei fare più lavori di questo tipo in futuro. In generale sono fiera di come il mio approccio all’illustrazione stia maturando, lavoro dopo lavoro.

Giulia Sagramola. Photo Anna Sagramola
Giulia Sagramola. Photo Anna Sagramola

GIULIA SAGRAMOLA DALL’ITALIA AL MONDO

Quali difficoltà comporta lavorare per dei colossi dell’editoria o istituzioni note, come The New York Times, New Yorker o l’Ajuntament de Barcelona?
Per i quotidiani e i magazine, una difficoltà indubbia è il tempo a disposizione per realizzare l’illustrazione, che però è anche un catalizzatore, poiché mi aiuta a generare nuove idee visive e interpretazioni dei testi. Sicuramente, per realizzare illustrazioni per i magazine statunitensi è importante conoscere almeno un po’ il loro contesto culturale e politico. In generale, restare informati e aggiornati è forse un’altra difficoltà.
Per il lavoro con il Comune di Barcellona ho realizzato le illustrazioni per due anni di seguito di una fiera di quartiere. Qui ho avuto molta libertà creativa. Forse l’unica difficoltà è che emettere fatture per gli enti pubblici a volte può diventare un’odissea, figuriamoci per un Paese che ha una burocrazia diversa dalla tua!

Tra le tue città ci sono Bologna, Parigi, New York, Barcellona: visto il “boom” di festival e graphic novel italiani, secondo te, è data maggior dignità all’illustrazione e al fumetto, rispetto a vent’anni fa, anche in Italia?
Penso che in Italia, anche solo rispetto a sei o sette anni fa, ci sia maggiore consapevolezza di cosa sia un illustratore anche al di fuori del nostro ambito lavorativo. Riguardo ai fumetti, si sono sicuramente affacciati nuovi lettori occasionali. L’obiettivo, penso, è rendere questi lettori, curiosi ma un po’ spaesati, più avvezzi a leggere anche al di fuori delle cose che hanno scoperto (magari per caso e seguendo un disegnatore sui social). Come accade per la musica: variare le proprie letture, sperimentare cose diverse ed evitare di rimanere sempre dentro un gusto specifico. Per me quello è stato il modo di scoprire dietro ai fumetti un mondo vastissimo, graficamente molto più ampio e interessante delle opere che leggevo da piccola. Spaziando fuori dalle cose che riteniamo visivamente sicure, ne troveremo altre che ci sorprenderanno.
Invece parlando di dignità, a livello di compensi e diritti dei disegnatori (ma anche dei freelance in generale), in Italia c’è ancora tanto da fare.

Stampa per il collettivo MARSAM, serigrafia su carta, 40x50 cm, 100 esemplari. Courtesy Giulia Sagramola
Stampa per il collettivo MARSAM, serigrafia su carta, 40×50 cm, 100 esemplari. Courtesy Giulia Sagramola

FEMMINISMO E FUMETTI

Vivi a Barcellona: perché questa scelta? Cosa hai trovato in questa città che si adattava alla tua personalità e al tuo lavoro?
Dico sempre che “al momento” vivo a Barcellona, perché dal 2015 sono stata spesso in viaggio e anche se qui ho una casa in affitto, durante l’anno passo spesso dei mesi in giro per lavoro tra Italia, USA e Francia.
Ho studiato a Barcellona durante un anno di Erasmus tra il 2008 e il 2009, quindi tornare qui è venuto spontaneo: era un posto di cui avevo nostalgia. Lo stile di vita della città è molto rilassato, gli affitti sono cari, ma meno che a Milano o a Roma: posso permettermi uno studio con colleghi disegnatori. E poi c’è il mare! Detto questo, venire a Barcellona doveva essere una tappa che però si sta allungando più del previsto. Al momento sono abbastanza pronta per ripartire, ma vista la situazione globale, aspetto!

Ogni volta che si discute di questioni di genere e uguaglianza sul lavoro, si rischia di etichettare, semplificare o venire banalizzati, ma il problema esiste. La scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie nel celebre discorso al TEDx ha dato la definizione di femminista: “Femminista è un uomo o una donna che dice: ‘Sì, c’è un problema di genere oggi come oggi, e dobbiamo risolverlo’”. Ti trovi d’accordo con lei nell’affermare che nella vita, in qualsiasi ambito lavorativo, tutti dovremmo essere femministi?
Mi trovo molto d’accordo con il lavoro di Chimamanda Ngozi Adichie: sono per difendere i diritti di autodeterminazione di tutt*, non importa di che genere, etnia, orientamento sessuale, religione tu sia. Essere femminista è per me rivendicarlo e cercare di proteggerlo, oltre che a fare un lavoro su me stessa. Nel mio piccolo, cerco di farlo anche solo interrogandomi e mettendo in discussione i miei bias cognitivi, lavorando a immagini che siano inclusive e, per quanto mi è possibile, non stereotipate. Stessa cosa per quando scrivo le mie storie. Ma c’è sempre spazio per migliorare.

Quali sono i tuoi attuali progetti e dove ti seguiremo?
Oltre ai lavori per i clienti, sto lavorando a nuove storie a fumetti e illustrate. Una uscirà sul mio Patreon a partire da novembre. L’altra è una storia più lunga cui sto lavorando da tempo. Potete seguirmi su Instagram e Patreon o iscrivervi alla mia newsletter, visitando i miei profili.

Sara Bonfilli

https://instagram.com/giuliasagramola

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AutoreGiulia Sagramola
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Sara Bonfili
Sara Bonfili è giornalista pubblicista e PhD in “Filologia e interpretazione del testi letterari e loro tradizioni culturali” all’Università di Macerata, dove è cultore della materia. Lavora come freelance, dedicandosi a temi culturali sul suo blog Travelkeller. È stata addetto stampa, organizzatrice di eventi, autrice di articoli e servizi video. La passione per l’arte, oltre a quella per la musica, l’accompagnano da sempre, e se va a una mostra, porta sempre con sé una telecamera.