Venezia, l’acqua alta, la fotografia. Intervista a Italo Zannier

Abbiamo incontrato Italo Zannier a Venezia, durante questi giorni dell’acqua alta. Un’occasione per ripercorrere la storia del grande fotografo e parlare della sua prossima mostra, l’ultima della sua carriera, dedicata ai 180 anni dalla nascita della fotografia

Italo Zannier
Italo Zannier

“Signore si fermi!”,urla a un uomo, un operaio al lavoro in una delle tante case allagate in questi giorni a Venezia, sta uscendo da un bacaro della Giudecca dove ha appena mangiato. “Senta vorrei fotografarle la gamba, ho visto un disegno che mi interessa sui pantaloni”, scattando in piedi nonostante il bastone. Così tira fuori la piccola e compatta macchina fotografica che tiene sempre in tasca, e inizia a scattare. “Si metta in posa… Ecco, così. Bene… Clic. Clic”. Italo Zannier, friulano nato nel 1932 a Spilimbergo (Pordenone), è stato il primo titolare in Italia di una cattedra di Storia della fotografia, a Venezia, forse non a caso la città più fotografata del mondo. Il suo ritratto è nitido e di altissima qualità. Ottantasette anni, macchina fotografica sempre in tasca, un’idea chiara in testa: “Mi faccio sorprendere da situazioni anomale, casuali, che sembrano attendere una immagine. Una fania per il momento, che poi, volendo, potrà diventare una fotografia”.

LA MOSTRA DI ZANNIER IN OCCASIONE DEI 180 ANNI DALLA NASCITA DELLA FOTOGRAFIA

Zannier, allievo dell’architetto Bruno Zevi(“fu il primo che mostrò interesse per le mie foto. Ero agli inizi”) è collezionista di 12mila libri a tema (e di fotografie entrate nella storia), ed è pronto a chiudere la sua lunga carriera con una mostra speciale per festeggiare i 180 anni dalla nascita della fotografia. Sono passati così tanti anni, infatti, da quando, il 7 gennaio 1839, Louis Jacques Mandé Daguerre presentò, in Francia, il dagherrotipo. La mostra di Zannier si terrà a febbraio 2020, ma la location è ancora segreta. “Sarà l’ultimo evento, poi chiuderò la mia carriera”, spiega Zannier mentre passeggia per le calli della “sua” Giudecca che ritorna alla normalità dopo gli enormi danni per l’acqua alta di una settimana fa. “Metterò in mostra i libri della mia biblioteca e un centinaio di fotografie. Sono ancora al lavoro per scegliere tutto il materiale e a dicembre svelerò dove si terrà. L’invenzione della fotografia è la madre occulta della nostra epoca che vive e si sviluppa nella sembianza della realtà fotografica”. A sostenere Zannier, magro, elegante e ironico, in questa nuova sfida è come sempre la famiglia: Laura Mirè, la seconda moglie, americana, che disegna cachemire per la moda, e i tre figli tra cui un maschio che insegna Teoria dei Numeri alla Normale di Pisa ed è considerato l’erede di Enrico Bombieri. “Degli altri due figli uno fa l’architetto e la femmina vive a Barcellona e insegna italiano. Per me la famiglia è un valore assoluto”.

LA FOTOGRAFIA SECONDO ITALO ZANNIER

Curatore di decine di mostre (tra cui la sezione fotografica di Italian Metamorphosis, la grande esposizione dedicata all’arte italiana dal Guggenheim di New York nel 1994) e autore di molti saggi che hanno sviluppato la materia, dal dagherrotipo ai selfie (“sono l’essenza stessa della fotografia, che è testimonianza”), Zannier è soprattutto fotografo. E che fotografo. Da migliaia di scatti realizzati nei quasi 60 anni di lavoro, ne ha già scelti un centinaio stampati in copia unica in grande formato. Il maestro, da tempo, ha categorizzato il suo mondo. E ce lo inquadra in una lunga passeggiata davanti al canale della Giudecca. “Ci sono i fotografisti. I fotografatori. E i fotoartieri. Senza offendere nessuno è un po’ come la differenza che c’è tra un imbianchino e un pittore. Tutti mestieri dignitosi. La differenza fra le diverse categorie non è la professionalità, ma la capacità dello sguardo nel primo caso, della mano nel secondo”.

– Carlo d’Elia

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Carlo d'Elia
Giornalista freelance, pugliese di nascita e di carattere, ho trasformato la mia passione nel lavoro dei sogni. Vivo a Lodi e lavoro a Milano. Da tempo collaboro con il quotidiano Il Giorno e la rivista online Lettera43. Ho partecipato a diversi concorsi con due documentari che ho realizzato. Uno dal titolo "Filocontinuo" che parla di integrazione e l'altro sul sociale, "Teste d'amianto", che descrive una realtà difficile delle periferia Est di Napoli.