Venezia e il Giardino dei Bambini Non Accompagnati. Intervista a MICROCLIMA

Parola ad Alice Ongaro Sartori e Paolo Rosso, artefici di un’iniziativa che mescola gioco, natura e rispetto per il territorio. Nel cuore di Venezia.

Luigi Cilumbriello, laboratorio Musica selvatica
Luigi Cilumbriello, laboratorio Musica selvatica

In concomitanza con l’opening della Biennale di Architettura in corso a Venezia, Alice Ongaro Sartori e Paolo Rosso, che formano il duo MICROCLIMA, hanno lanciato, in collaborazione con la Kunsthalle di Zurigo, un progetto dal titolo curioso, Il Giardino dei Bambini Non Accompagnati. Si tratta di uno spazio ludico ricreativo temporaneo dedicato ai bambini di ogni età, con l’obiettivo di riportare in auge i giochi di un tempo. Prima dell’era digitale, per intenderci. Quando ci si divertiva ancora a costruire, assemblare e soprattutto a giocare liberamente in strada. Il progetto è quindi anche un’indagine trasversale sul concetto di riappropriazione dello spazio pubblico. Il collettivo Gli Impresari, formato da Edoardo Aruta, Marco Di Giuseppe e Rosario Sorbello, per l’occasione, ha progettato un palcoscenico modulare e scomponibile, “un’architettura sia espositiva sia giocabile, dove i giochi e le azioni vengono letteralmente messi in scena” e una serie di attività educative e workshop animano quel luogo durante l’estate. Abbiamo parlato con i due curatori ‒ al momento in Mongolia per un altro progetto culturale che si chiama RedHero e che comprende una residenza/scambio di artisti ‒ che lanciano un appello al Comune di Venezia.

Il 23 maggio avete lanciato il progetto Il Giardino dei Bambini Non Accompagnati alla Serra dei Giardini. Di che cosa si tratta?
È uno spazio ludico per bambini di ogni età che basa il gioco su tecniche di auto-costruzione e utilizzo di materiali semplici e facilmente reperibili. È un progetto che vuole riportare in auge i giochi “di una volta”, costruiti e giocati in strada, in modo spontaneo e collettivo. Punto focale di idee sull’educazione e sull’infanzia, sulla pianificazione urbana e sullo spazio pubblico, sull’architettura e sulla creatività fino agli Anni Settanta, il parco giochi ha resistito ripetutamente all’appropriazione istituzionale e ideologica e si è sviluppato in modi talvolta piuttosto anarchici. TuttaViale, poiché a oggi quasi nessuno vede questi luoghi come parte del proprio patrimonio culturale, gran parte della loro storia è stata dimenticata.

KEKS, 35a Biennale di Venezia, Wolfgang Zacharias
KEKS, 35a Biennale di Venezia, Wolfgang Zacharias

Dunque quali sono gli obiettivi del progetto?
Il Giardino dei Bambini Non Accompagnati vuole ricordare che ci sono modelli di gioco del passato che si possono e devono replicare. Il progetto si rifà a due esempi storici, accaduti in Italia negli Anni Settanta: quelli dell’architetto e designer Riccardo Dalisi e del gruppo tedesco KEKS. Nel 1970, il gruppo KEKS era stato invitato alla 35esima Biennale di Venezia, durante la quale intraprese alcune attività performative con i bambini, tra cui creare un ponte per scavalcare i cancelli della Biennale e far entrare i bambini gratuitamente. Un anno dopo, l’architetto Riccardo Dalisi portò i suoi studenti di architettura al Rione Traiano di Napoli per iniziare a lavorare con i ragazzi del quartiere. Per quasi tre anni, Dalisi fornì ai bambini del sottoproletariato uno spazio creativo al di fuori delle restrizioni istituzionali. Inoltre, il titolo Il Giardino dei Bambini Non Accompagnati s’ispira a un emendamento del Comune di Venezia del 1892. Questo documento, rinvenuto nell’Archivio Municipale della città, menziona il fatto che nel cosiddetto “primo reparto” dei giardini pubblici di Venezia (oggi Viale Garibaldi), i bambini, anche quelli non accompagnati dai genitori (dunque anche i bambini di strada, provenienti da situazioni disagiate), avrebbero dovuto avere libero accesso. Se quindi in altri settori dei pubblici giardini la libertà d’azione dei bambini era regolamentata, l’unica zona in cui tutti i bambini potevano giocare liberamente era proprio Viale Garibaldi, l’area in cui sorge Il Giardino dei Bambini Non Accompagnati.

Chi c’è dietro al progetto oltre a voi?
Il progetto è accompagnato da molti collaboratori. La nostra è stata una comunione d’intenti, cercando di partecipare insieme a tutti gli aspetti del progetto. In primis il collettivo Gli Impresari, che ha progettato un palcoscenico modulare e scomponibile, un’architettura sia espositiva sia giocabile, dove i giochi e le azioni vengono letteralmente “messe in scena”. Il calendario delle attività didattiche è curato dalla guida naturalistica Roberto Sartor, la grafica del progetto da Elisa Calore, Simone Carraro (in arte Rachitico) ha creato la locandina illustrata e Fondaco Italia ha seguito la raccolta fondi. MICROCLIMA ha co-curato il progetto insieme alla Kunsthalle di Zurigo (Daniel Baumann) e Gabriela Burkhalter, pianificatrice urbana svizzera e curatrice di The Playground Project, progetto internazionale di cui Il Giardino dei Bambini è la versione più selvaggia, nonché unica tappa italiana.

Workshop Botanic Zoo
Workshop Botanic Zoo

Come è nato il tutto?
Nel 2016, alla Kunsthalle di Zurigo, Paolo ha visto la mostra The Playground Project, curata da Gabriela Burkhalter, e ha proposto a Daniel Baumann, direttore della Kunsthalle, di farne una versione veneziana alla Serra dei Giardini. A Daniel e Gabriela, che conoscevano già la Serra, l’idea è piaciuta subito moltissimo, anche perché farne una versione all’aperto e fuori da strutture museali avrebbe permesso maggiore libertà per i bambini di giocare davvero, senza troppi schemi prestabiliti. Il contesto della Biennale di Architettura e il concetto di Freespace proposto quest’anno rappresentavano una cornice perfetta per questo progetto, che però si è sviluppato volontariamente al di fuori delle istituzioni, in maniera un po’ pirata.

Che finalità ha?
Siamo purtroppo abituati all’idea di parco-giochi industriale, impostato e seriale, uguale in ogni luogo. Le aree verdi che lo accolgono sono altrettanto asettiche e prefabbricate. Il Giardino dei Bambini Non Accompagnati vuole invece essere un cantiere creativo all’aria aperta, in un’area di verde cittadino ancora florido e in parte selvaggio, dove i giocatori possono costantemente creare e distruggere le proprie azioni di gioco in maniera spontanea e inaspettata. Vogliamo offrire uno spazio di gioco libero per bambini ma anche, con la stessa importanza, per adulti. È giusto non dimenticare che il gioco dev’essere un elemento essenziale anche nella quotidianità di ogni persona, a ogni età. In particolare, in una città come Venezia, dove gli spazi pubblici e privati sono fagocitati dalle mostre temporanee della Biennale, il nostro intento è quello di creare azioni anti-architettoniche e collettive, dedicate alle persone che vivono la città quotidianamente, restituendo uno spazio alla comunità locale invece che sottrarglielo. Inoltre il progetto coinvolge il giardino retrostante alla Serra e il giardino pubblico a esso limitrofo. Non essendo accessibile ai cittadini da molti anni, quest’ultimo si trova in uno stato di trascuratezza ed è dimenticato da molti. Il progetto vuole riflettere sulle potenzialità di quest’area e fungere da spinta per un ripensamento dell’intera zona di Viale Garibaldi.

Qual è lo stadio attuale dei lavori?
Il Giardino de Bambini Non Accompagnati ha inaugurato il 23 maggio e proseguirà fino al 16 settembre. Ci troVialemo quindi a metà dell’opera. Fino a ora, grazie all’aiuto di Camping Mediterraneo e dei Fiori, che ha contribuito a sostenere il progetto, è stata restaurata la lunga staccionata verde adiacente la Serra dei Giardini, che corre lungo Viale Garibaldi e il giardino pubblico ora ancora chiuso.

Allestimento a cura de Gli Impresari, Il Giardino dei Bambini Non Accompagnati
Allestimento a cura de Gli Impresari, Il Giardino dei Bambini Non Accompagnati

Avete in programma durante l’estate alcune iniziative per animare il Giardino?
Seguendo modelli di gioco fai-da-te, ispirati alle azioni di Riccardo Dalisi e del gruppo KEKS, offriamo una serie di laboratori e incontri gratuiti, a cura di Roberto Sartor, che hanno come cuore nevralgico l’idea del giardino pubblico come contenuto del gioco e non semplicemente come suo contenitore. Durante queste attività, il giardino pubblico limitrofo viene riaperto, così da stimolare la ricerca a trovare nuovi metodi di esplorazione degli spazi nascosti della città.

Bambini e verde, un binomio perfetto. Che cosa resterà di quest’esperienza?
The Playground Project è un progetto itinerante dal 2013 che sta continuando a spostarsi in nuove sedi. Ora si trova alla Bundeskunsthalle di Bonn, in Germania. Il Giardino dei Bambini Non Accompagnati invece non ha ancora una prossima meta stabilita, ma la nostra speranza è che ci sia una direzione itinerante anche per questo progetto. Vorremmo proporlo in altre città italiane; dopotutto i principi che vi sono alla base sono applicabili e auspicabili per qualsiasi contesto.

Che cosa chiedete al Comune di Venezia?
Al Comune di Venezia chiediamo di prendersi cura di questo giardino chiuso e abbandonato da anni e, in generale, dell’intera area di Viale Garibaldi. Chiediamo quindi che si rifletta sulla storia dei giardini pubblici, sulla loro iniziale funzione (di servizio pubblico, appunto) e di utilizzare il gioco come strumento per ripensare lo spazio urbano.

Daniele Perra

www.microclima.net/

Dati correlati
CuratorePaolo Rosso
Spazio espositivoSERRA DEI GIARDINI
IndirizzoViale Garibaldi 12, Castello 30122, Venezia - Venezia - Veneto
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Daniele Perra
Daniele Perra è giornalista, critico, curatore e consulente strategico per la comunicazione. Collabora con "ICON DESIGN", “GQ Italia”, “ULISSE, "SOLAR" ed è docente allo IED di Milano. È stato fondatore e condirettore di “unFLOP paper” e collaboratore di numerose testate tra cui “ArtReview” “Mousse”, "Harper's Bazaar art America Latina". È stato consulente strategico per la comunicazione della Fondazione Modena Arti Visive, Direttore Comunicazione del Centro Pecci di Prato, Strategic Advisor for Media and Communication alla Malmö Konsthall e Direttore della Comunicazione della Fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary. Ha fatto parte del team di selezionatori per alcuni premi tra cui il Premio FURLA e The Sovereign European Art Prize. Ha scritto testi per cataloghi e curato mostre tra cui: Shahryar Nashat in collaborazione con il Centro Pecci, Cantieri Culturali ex-Macelli, Prato (2003); Hans Schabus and the Very Pleasure (Laboratori del Teatro alla Scala di Milano, 2006). Ha pubblicato il volume "Impatto Digitale. Dall’immagine elaborata all’immagine partecipata: il computer nell’arte contemporanea", Baskerville, Bologna. Ha tenuto lecture alla NABA e un corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea alla Scuola Politecnica di Design di Milano. È stato caporedattore di “tema celeste” (1999-2007), caporedattore di “KULT” (2007-2010), ha collaborato dal 2000 al 2006 a “Il Sole24ORE” (Domenicale) e all'inserto cultura Saturno de “Il Fatto Quotidiano” e ha collaborato con Artribune come editorialista e consulente.