Lo studio milanese Piuarch ha aperto le porte della propria sede per presentare i progetti in corso, in Italia e all’estero, e anticipare i dettagli della partecipazione alla Milano Design Week 2018.

Fondato nel 1996 da Francesco Fresa, Germán Fuenmayor, Gino Garbellini e Monica Tricario, e vincitore del Premio Architetto Italiano 2013, Piuarch mette al centro del fare architettura l’attenzione al contesto, non solo fisico ma anche culturale, sociale e ambientale. I loro progetti “viaggiano su un doppio binario”, in Italia e all’estero: da edifici a grande scala, per il mondo del lusso, a interventi di rigenerazione urbana come orti urbani e giardini pensili. Tra i cantieri in corso d’opera c’è anche il nuovo complesso per Fendi in Toscana, “molto più di uno stabilimento”, sottolinea Francesco Fresa. Nell’attesa della sua ultimazione, inizia il conto alla rovescia per la Milano Design Week 2018: dopo il successo dell’installazione Flowerprint dell’anno scorso, la loro partecipazione è tra le più attese. E, ad Artribune, i Piuarch hanno mostrato cosa presenteranno.

Tra i progetti da voi realizzati, molti sono per case di moda: Dolce&Gabbana, Givenchy, Gucci, Les Hommes, ora Fendi. Come sarà questo nuovo stabilimento immerso nella campagna toscana?
Non possiamo definirlo un semplice stabilimento, tuttavia neanche noi ora sappiamo come chiamarlo. Forse “campus” è il termine più adatto. Fendi ha deciso di realizzare un centro per la lavorazione della pelle a Bagno a Ripoli (Firenze), in una zona specializzata nel trattamento di questo materiale. All’interno accadono molte cose: dalla produzione di vino a un piccolo museo, dai laboratori alla mensa con il tetto-giardino pensato come parco agricolo.

Come vi siete legati al contesto toscano e all’identità locale?
Un tempo nell’area sorgeva la fornace di Ceramiche Brunelleschi, con annessa cava di argilla: della preesistenza abbiamo conservato una serie di edifici ottocenteschi che vanno a integrare le funzioni della nuova architettura, una piastra su un solo livello fatta eccezione di alcune sporgenze in copertura. Il tema della fornace viene ripreso nelle facciate, realizzate in terra cruda stabilizzata con cemento; una soluzione che permette all’edificio di mimetizzarsi e valorizzare il paesaggio toscano. In questo progetto siamo riusciti a esprimere la filosofia del nostro studio, soprattutto per quanto riguarda la sostenibilità ambientale e sociale. Il luogo di lavoro è stato progettato per il benessere dell’utente: l’enorme piastra è scavata da corti vetrate che portano luce naturale all’interno, ognuna è uno spazio per il tempo libero e il riposo e dispone di un tipo di vegetazione diversa, sempre legata al paesaggio dell’argilla.

Piuarch, Palazzo Broggi in Piazza Cordusio (Milano). Courtesy Piuarch
Piuarch, Palazzo Broggi in Piazza Cordusio (Milano). Courtesy Piuarch

A Milano, invece, state lavorando sull’intervento di riqualificazione del complesso ex Unicredit in Piazza Cordusio. Cosa potete raccontarci?
L’intervento è enorme e coordina tre edifici collegati e risalenti a periodi diversi, tra il 1900 e il 1960. Il nostro progetto, rispetto ad altri realizzati nella piazza, è l’unico che vuole recuperare la tipicità italiana dell’affaccio su strada: non abbiamo pensato a una galleria commerciale interna, ma abbiamo rafforzato il rapporto con la città. L’edificio è scavato da tre corti interne: in modo affine a quanto proposto per Fendi, questi sono spazi di plusvalore per le attività lavorative. Le corti hanno le facciate in vetro, con giardini pensili e fioriere. All’interno dell’edificio, la parte superiore è destinata agli uffici, mentre tutto il basamento ‒ che comprende il piano terra, il piano uno e il piano interrato ‒ è occupato da spazi commerciali. All’ultimo piano il ristorante, con accesso diretto dalla strada.

La morfologia urbana di Milano sta cambiando rapidamente: il centro viene ristrutturato e nuove aree vengono riqualificate. Voi siete tra gli studi più attivi in questo processo di rigenerazione. Come immaginate la città in un futuro prossimo?
Milano ha saputo raccogliere il ruolo fondamentale di città di medie dimensioni dell’Europa, a discapito delle metropoli. Luoghi come Milano, Bruxelles, Amsterdam stanno emergendo in maniera vincente perché riescono a unire efficienza a un livello alto di vivibilità. La città si sta organizzando, la nuova architettura sta diventando iconica. Il progetto per Piazza Cordusio dimostra come sia possibile ristrutturare l’esistente e allo stesso tempo realizzare grossi interventi come Porta Nuova o City Life. Noi partecipiamo a questo progetto di rigenerazione urbana viaggiando su due binari: interventi a larga scala, gestiti da fondi immobiliari esterni, e interventi di ricostruzione di spazi collettivi come gli orti urbani, spesso autofinanziati.

Piuarch, Espaço, un progetto di rigenerazione urbano per São Paulo. Courtesy Piuarch
Piuarch, Espaço, un progetto di rigenerazione urbano per São Paulo. Courtesy Piuarch

Parlando di interventi per la collettività, ne state portando avanti uno anche in Brasile…
Sì, proponiamo spesso il tema dell’agricoltura urbana. A San Paolo presentiamo un progetto per la trasformazione di piazze e aree di sosta. Qui l’architettura si esprime in un intervento minuto che presenteremo alla fiera Expo Revestir ‒ dal 13 al 16 marzo 2018 a San Paolo, N.d.R. Una pedana in plastica, ispirata al modulo della pavimentazione storica della città, viene estrusa in modi diversi per realizzare panche, tavoli, fioriere e altri pavimentazioni. Servono a riqualificare gli spazi residuali della città.

La vostra partecipazione alla Milano Design Week 2018 in cosa consisterà?
Quest’anno aderiamo al programma Inhabits proposto da Design Diffusion a Piazza Castello. Il progetto prevede una serie di installazioni realizzate da studi diversi: a noi hanno assegnato lo spazio centrale che si estende da Piazza Beltrami alla fontana di Piazza Castello. È una pedana praticabile e attrezzata con piccoli orti alla quale sono agganciati dei palloncini trasparenti di un’altezza compresa tra i 4 e i 6 metri. Tutti insieme formano una grande nuvola cangiante di fronte alla torre del Filarete che sembrerà sospesa nel cielo. L’idea è quella di immaginare una specie di bosco di palloncini con piante rampicanti e un sottobosco di piante aromatiche studiate anche a livello cromatico. La notte sarà il momento più suggestivo, perché non ci sarà un’illuminazione a terra ma soltanto nei palloncini.

Bianca Felicori

www.piuarch.it

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Bianca Felicori
Bianca Felicori è architetto junior e studentessa del corso di Laurea Magistrale in Architettura e Disegno Urbano presso il Politecnico di Milano. Inizia il suo percorso nella redazione di Domus insieme all’ex direttore Nicola Di Battista, correlatore della sua tesi di laurea triennale “L’occhio dell’arte in Domus” dedicata al rapporto tra la disciplina artistica e quella architettonica, con il contributo di Mimmo Paladino. Dopo l’esperienza all’interno della redazione, partecipa attivamente agli eventi dedicati all’architettura in Italia - Salone Internazionale del Mobile e Biennale di Venezia. Nata a Bologna e residente a Milano, è oggi redattrice di Artribune e si occupa di architettura e arti visive.