Arte e cinema nella squadra di Trump. Steven Mnuchin sarà il Segretario del Tesoro

Per il ruolo chiave il neopresidente ha scelto il figlio del notissimo gallerista Robert Mnuchin, uomo di vertice di Goldman Sachs con forti interessi anche a Hollywood

Steven Mnuchin
Steven Mnuchin

Prima del voto per le presidenziali Usa, se c’era una certezza – una delle poche, in effetti – era che il mondo della cultura, dell’arte e della creatività tout court tifava per Hillary Clinton: noi stessi abbiamo riportato gli endorsement pubblici a suo favore di personaggi come Jenny Holzer, Michael Moore, Michael Mann, Hanksy, Julianne Moore, Meryl Streep, Pussy Riot. Galleristi come Gagosian e Gavin Brown hanno preso posizione a favore della candidata, e l’ha fatto persino una fiera d’arte come Volta. Ora tutti sanno com’è andata: ma il povero Donald Trump – che prima poteva contare sul sostegno pressoché isolato del solo Clint Eastwood, ora si prende una bella rivincita, piazzando una mossa che potrebbe avere grande impatto – anche se magari indiretto – sull’artworld. Già, perchè per il fondamentale ruolo di Segretario del Tesoro il magnate neopresidente ha scelto Steven Mnuchin, che – fra moltissime altre cose – è il figlio del potentissimo gallerista newyorkese Robert Mnuchin, in questi giorni acquartierato in Florida per Art Basel Miami Beach.

X-MEN E AVATAR
Già socio di Dominique Lévy nella galleria L&M Arts, divisa fra NY e Los Angeles, per anni nella top ten delle galleria mondiali quanto a fatturato, dopo la separazione dalla collega – che a sua volta è rinata con la sua propria galleria subito entrata di diritto nelle blue chips globali – Mnuchin padre ha ereditato tanto la sede nell’Upper East Side quanto la “scuderia” di L&M Arts. Ma ad accomunare la sua figura a quella del figlio 53enne non c’è solo il legame di sangue: prima di aprire la galleria d’arte dove coltivare su altri piani le tante relazioni instaurate, Robert entrò nel 1957 in Goldman Sachs, società dove ha sviluppato tutta la carriera il figlio Steven. Nella banca d’affari Mnuchin figlio ha diretto il dipartimento tecnologico, poi ne è diventato partner, prima di diventare per sei mesi il principale consigliere economico del presidente eletto. Nel frattempo è andato a fare investimenti a Hollywood, dove è entrato nella produzione di pellicole di successo come X-Men o Avatar.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.