Ho sognato Monsieur G. Una mostra dimenticata a Varsavia

Succede che nel 2014 Alex Urso trova otto collage datati 1979. Sul retro sono firmati con un nome indecifrabile, che inizia per G. L’autore è di certo francese, ma sembra difficile intuire di più. I collage sono buttati tra mille cianfrusaglie di un mercatino dell’usato, nella periferia di Varsavia. L’artista ne resta colpito: li raccoglie, li ripulisce uno a uno e decide di esporli in una mostra tributo a questo autore sconosciuto. Nasce così “Musée de l’Oubli”, mostra-omaggio a Monsieur G. e a tutti gli artisti dimenticati dalla storia. Il progetto è attualmente parte della 1st Worldwide Apartment and Studio Biennale. Alex Urso ce lo racconta, a modo suo.

Alex Urso, Musée de l'Oubli, Collage, 2014
Alex Urso, Musée de l'Oubli, Collage, 2014

Monsieur G. è un artista sconosciuto. O almeno, io non l’ho mai incontrato. Talvolta di notte mi viene in sogno, vestito di un abito di seta blu, che lo copre dalle spalle ai piedi appoggiandosi morbido su una statura lunga e spigolosa. Un cappello a cilindro ne nasconde il volto, chinato leggermente verso il basso, così che io ne intravedo solo il mento, lievemente pronunciato, coperto da una sottile peluria bianca, il ricordo di una barba un tempo folta e mascolina.
Viene verso di me e ogni movimento è dosato con parsimonia, forse per l’età avanzata, forse per l’innata tendenza a rendere cinematografica ogni situazione: entrambi assaporiamo l’attesa dell’incontro, il primo dopo anni. Oscillando fra il sospetto e l’euforia, gustiamo ancora per poco la compiutezza del silenzio intorno; appena si pronuncerà parola non avrà più senso trovarci uno di fronte all’altro.

Monsieur G. si ferma davanti a me, un sospiro minuto ma convinto. Si scrolla di dosso il freddo rabbioso dell’autunno polacco. Nella stanza in cui ci troviamo non sembra esserci soffitto, una stella minore e lande di nuvole spruzzate a vanvera fanno da scenografia. Vorrei domandargli molte cose, ma in fondo a che serve. Qualcosa ci ha legati in modo fortuito: sono i capricci della storia e il gioco bizzarro dei ritorni continui sulla linea sfasata del tempo.
Ancora non dice parola, così che io trovo opportuno nascondermi dietro l’attesa.
Dovrei chiedergli scusa? In fondo questa roba appesa alle pareti è sua.

Alex Urso, Musée de l'Oubli, Collage, 2014
Alex Urso, Musée de l’Oubli, Collage, 2014

Tutt’intorno suona una melodia che nessuno può sentire: sono alghe che sfregano alla riva, dita secche sulla superficie del cartone, il lamento di uno stomaco affamato. Che diavolo sta succedendo?
Monsieur G. si gira verso le pareti. Sul muro di questo decadente spazio espositivo i suoi collage restano appesi. Ancora non ne ho visto il viso. Forse dovrei presentarmi, neanche ho un cencio di testo di sala con me. Dovrei spiegare che è un gioco di appropriazione. Ma è un vecchio di novant’anni, cosa vuoi che gli interessi se la storia dell’arte è un esercizio impuro. Non ho voglia di pronunciare parola. Spero che capisca l’imbarazzo sotteso e la determinazione di un artista giovane. In fondo stanotte volevo solo dormire.

Fa un giro su se stesso, ponendo pigramente il baricentro sul tacco delle sue scarpe eleganti, girando come un compasso intorno alla gamba tesa e indagatrice. È il momento, ora dico chi sono. Se avessi un biglietto da visita sarebbe più facile, ma non ne ho mai voluto sapere. D’altronde l’arte si gioca sul bordo sottile del dirupo; di numeri telefonici e indirizzi mail non rimarrà niente, nello spazio indistinto sotto le coperte dell’oblio.
Faccio come per aprire bocca quando lui, con severa pacatezza, domanda “Perché?”. Sulle ali di questa pacatezza Monsieur G. cavalca, indirizzandomi il corpo. Mi sembra sia ancora davanti a me, così ricordo, ma la voce mi arriva da dietro. Il suo sguardo, da qualche parte, è ancora nascosto sotto il cappello.
Il tono caldo e affettuoso mi dà conforto. Ma ammetto che non mi aspettavo nulla di così diretto. Faccio un respiro per rispondere a modo, cerco l’intuizione. Sul pavimento all’angolo della sala c’è un sacchetto di plastica accampato sotto una frangia di polvere.
L’opera è un sintomo che si incastra tra le pieghe del tempo. Se ti hanno coperto, ho voluto darti respiro.

Alex Urso

Varsavia // fino al 25 novembre 2016
Alex Urso – Musée de l’Oubli. Eight collages by Monsieur G.
DZIK
Ul. Belwederska 44a
+48 (0)51 3368138
www.wasbiennale.com
www.alexurso.com

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Alex Urso
Artista e curatore. Diplomato in Pittura (Accademia di Belle Arti di Brera). Laureato in Lettere Moderne (Università di Macerata, Università di Bologna). Corsi di perfezionamento in Arts and Heritage Management (Università Bocconi) e Arts and Culture Strategy (Università della Pennsylvania). Tra le istituzioni con cui ha collaborato in questi anni: Zacheta - National Gallery of Art di Varsavia, Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, Padiglione Polacco - 16. Mostra Internazionale di Architettura Biennale di Venezia, Fondazione Benetton (catalogo “Imagus Mundi”), Adam Mickiewicz Institute. Nel 2017 è stato curatore della “Biennale de La Biche”. Dal 2014 scrive di arte per Artribune. Sempre per Artribune cura “Fantagraphic”, la rubrica di fumetti del sito. Suoi articoli e testi critici sono apparsi su cataloghi e testate di settore nazionali e internazionali.