Gli allotropi di Jessica Warboys. A Casa Masaccio

La prima personale di Jessica Warboys in un’istituzione pubblica italiana è stata allestita a San Giovanni Valdarno. Tra dipinti e film di recente commissione, esposti all’interno delle stanze di una delle poche case attribuite ad un maestro della pittura rinascimentale, sufficientemente documentate per dichiararne l’autenticità.

Jessica Warboys, Pageant Roll, 2012 – still da video - courtesy dell'artista e Gaudel de Stampa, Parigi
Jessica Warboys, Pageant Roll, 2012 – still da video - courtesy dell'artista e Gaudel de Stampa, Parigi

L’allotropia, in linguistica, definisce la compresenza, nel corpo lessicale di una lingua, di parole diverse (allotropi) per forma ma di origine identica. Nelle stanze restaurate di Casa Masaccio, Jessica Warboys (Newport, 1977), insieme ai film Hill of Dreams (2016), Pageant Roll (2012) e Boudica (2014), presenta tre nuovi dipinti appositamente realizzati per lo spazio. Tre composizioni che corrispondono a ogni film della trilogia come allotropi di un soggetto o luogo in comune: la Cornovaglia, Norfolk e il Galles; Boudicca e Machen. Paesaggi che non solo definiscono la sua prima personale in un’istituzione italiana, dal titolo Allotropes, ma che rivelano un peculiare impiego delle rievocazioni mnemonico-simboliche e del suo approccio al paesaggio.
Il percorso espositivo presenta in anteprima Hill of Dreams (2016), co-prodotto da Tate St Ives, Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea (San Giovanni Valdarno) e la Kunsthall Stavanger in Norvegia, assieme ad altri film girati rispettivamente nell’antico paesaggio pagano della brughiera della Cornovaglia e sulla figura della storica eroina della Boudicca Way di Norfolk. Allotropes è curata da Laura Smith e Sara Matson con Rita Selvaggio. Abbiamo chiesto a quest’ultima di illustrare temi e territori che racchiudono l’universo dell’artista inglese.

Jessica Warboys, Pageant Roll, 2012 – still da video - courtesy dell'artista e Gaudel de Stampa, Parigi
Jessica Warboys, Pageant Roll, 2012 – still da video – courtesy dell’artista e Gaudel de Stampa, Parigi

Secondo quali modalità il concetto di allotropia sottende il lavoro di Jessica Warboys?
In questo caso allotropia è un termine che viene utilizzato in relazione al diamante. Al secondo piano di Casa Masaccio è stato infatti installato un trittico pensato come astrazione cristallina dei tre film esposti in parallelo nel resto dello spazio. Queste pitture sono modellate sotto forma metaforica di diamanti, concetto strettamente relativo al dominio della chimica. Gli allotropi sono di differenti strutture e sono un elemento che prende forma quando gli atomi della materia cambiano di modalità aggregativa.
Faccio l’esempio di Pageant Roll, girato in Cornovaglia, e dell’opera Pageant Roll Allotrope: entrambi potrebbero essere considerati come allotropi di questo luogo e della sua brughiera. Allotropia è anche l’idea che sottintende i film; ognuno di questi infatti è pensato come una sorta di allotropo della particolare geografia in cui è stato girato. C’è da sottolineare, inoltre, che all’artista interessa molto il suono di questo termine, che include la parola “tropo”, la figura semantica per cui l’espressione di un contenuto originario viene deviata a rivestire qualcosa di altro.

La grammatica visiva di Jessica è quasi sempre strettamente correlata a una rilettura interiore di grandi scrittori. È così anche in questo caso?
Direi che si tratta di qualcosa di molto più ampio, quello di Warboys è un linguaggio che indaga spesso figure storiche e personaggi della mitologia pagana come della narrativa gotica. In questa mostra in particolare sono stati inclusi riferimenti ai megaliti della Cornovaglia, al mito di Boudica, regina guerriera della tribù britannica degli Iceni, e della narrativa dello scrittore vittoriano Arthur Machen: tutte storie che vengono stravolte e avvolte su sé stesse, mutando continuamente i loro significati. L’artista ha scoperto Machen durante un viaggio a Carleon, nel Galles del sud, dapprima leggendo The Great God Pan e successivamente scoprendo la targa commemorativa in quella che era stata la sua casa.
È, tuttavia, a partire dalla lettura del romanzo semi-autobiografico, Hill of Dreams, che inizia a pensare come la storia di questo personaggio si sovrapponga alla sua stessa storia e oltretutto si intrecci con la vita dell’attore che lo interpreta. Il film parla in pratica di un viaggio in un’altra realtà, in un mondo pagano dove Arthur Machen svolge il ruolo di guida nel paesaggio del Galles sia per Warboys che per la sua piccola troupe.

Jessica Warboys, Hill of Dreams, 2016 – still da video - courtesy dell'artista e Gaudel de Stampa, Parigi
Jessica Warboys, Hill of Dreams, 2016 – still da video – courtesy dell’artista e Gaudel de Stampa, Parigi

Come dialogano i suoi lavori, specialmente i dipinti, con la storia e l’architettura, di Casa Masaccio?
La pratica di Jessica Warboys è un unicum continuo, la mostra va considerata come un lungo viaggio che avvia il suo percorso con un occhio e sempre con un occhio lo chiude, dopo aver attraversato realtà lontane sia nel tempo che nello spazio. Casa Masaccio si è prestata ad aprire delle grandi finestre immaginarie su paesaggi remoti e stralci di natura provenienti da altre geografie e antiche mitologie.

La tua collaborazione con Laura Smith e Sara Matson come si è svolta? Avete curato ognuna diversi aspetti del lavoro di Warboys oppure questa mostra si è svolta per passaggi?
Gli spazi dove Allotropes è ospitata sono tutti differenti tra loro. Dopo Casa Masaccio infatti la mostra sarà presentata nell’ottobre del 2016 alla Kunsthall di Stavanger e alla Tate di St Ives nel marzo del 2017. Gli interni di Casa Masaccio, con il loro sviluppo su tre piani, permettono ad esempio un percorso in verticale oltre che in orizzontale. Con Laura e Sara abbiamo lavorato insieme al nucleo centrale e comune alle tre istituzioni, costituito dalla trilogia di film e personalmente mi sono poi occupata dei lavori pensati e prodotti per Casa Masaccio.

Jessica Warboys, Hill of Dreams, 2016 – still da video - courtesy dell'artista e Gaudel de Stampa, Parigi
Jessica Warboys, Hill of Dreams, 2016 – still da video – courtesy dell’artista e Gaudel de Stampa, Parigi

Quale tipologia di collaborazione si è instaurata tra Casa Masaccio e Tate St Ives? Quali sono i punti in comune tra queste due realtà?
Casa Masaccio, con questa mostra, continua il suo dialogo, attivato già da tempo, con realtà istituzionali straniere. Per fare un esempio molto recente, ricordo Things, la prima personale italiana in un’istituzione pubblica dell’artista francese Isabelle Cornaro in collaborazione con la South London Gallery di Londra e Spike Island di Bristol, e per farne invece uno molto remoto, ricordo Fifteen Pairs of Hands, la personale di Bruce Nauman del 1997, co-prodotta con il Boijmans Museum di Rotterdam.

Tra Hill of Dreams, Pageant Roll e Boudica, in che modo Warboys rievoca, anticipa un paesaggio che a volte si mimetizza e a volte si pone in antitesi con la Toscana?
Si tratta molto semplicemente di altri paesaggi, e con questi in verità non sussiste nessun discorso di relazione, né tantomeno di antitesi.

Potresti esprimere un pensiero o formulare una sorta di desiderio che accompagni Allotropes, primo percorso italiano di Jessica Warboys?
Che Jessica continui a poter essere così generosa. Ripeto: che Jessica continui a poter essere così generosa.

Ginevra Bria

San Giovanni Valdarno // fino al 24 luglio 2016
Jessica Warboys – Allotropes
a cura di Sara Matson e Laura Smith con Rita Selvaggio
CASA MASACCIO
Corso Italia 83
055 9126283
[email protected]
www.casamasaccio.it

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/54212/jessica-warboys-allotropes/

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. È specializzata in arte contemporanea latinoamericana.