Il Trionfo del Cretino Universale. In difesa di Gauguin

Riceviamo e pubblichiamo l’appassionata difesa di Paul Gauguin da parte di Stefano Piantini. Aperto il dibattito, come sempre sulle colonne di Artribune.

Paul Gauguin, Nevermore, 1897. Olio su tela, 60.5x116 cm. The Courtauld Gallery (The Samuel Courtauld Trust), Londra
Paul Gauguin, Nevermore, 1897. Olio su tela, 60.5x116 cm. The Courtauld Gallery (The Samuel Courtauld Trust), Londra

A margine di una importante mostra dedicata a Paul Gauguin (Gauguin Portraits) prima alla National Gallery of Canada, Ottawa, e poi alla National Gallery di Londra, qualche giorno fa sul New York Times è stato pubblicato un pezzo della narratrice inglese Farah Nayeri dal titolo It is time Gauguin got cancelled?, nel cui testo si legge: “Sarebbe meglio non esporre nessuna opera del pittore parigino perché ebbe relazioni con quattordicenni polinesiani“.
Farah Nayeri scrive di arti visive, e non solo, oltre che sul New York Times, sull’Economist, sul Wall Street Journal, ha scritto per Bloomberg ed è una provetta pianista classica. Un curriculum straordinario davvero.
Ma Paul Gauguin, artista eccezionale, eroe libertario e trasgressore, celebrato nel ’68 e negli Anni Settanta, viene trattato con orrore e dannato, o “bannato”, se preferite. Questo moralismo sciocco e ignorante è pari a quello del reverendo Rogatien-Joseph Martin, il quale, alla notizia della morte dell’artista (Hiva Oa, Isole Marchesi, 1903) distrusse le opere che giudicò blasfeme e oscene; benedì la salma e gli diede una sepoltura senza nome nel cimitero della chiesa della Missione; la sua tomba fu ritrovata vent’anni dopo, venne posta una lapide con la stringatissima iscrizione “Paul Gauguin 1903”. Il pittore morì povero in canna.

Balthus, Thérèse, 1938. The Metropolitan Museum of Art, New York. Photo The Metropolitan Museum of Art Art Resource Scala, Firenze © Balthus
Balthus, Thérèse, 1938. The Metropolitan Museum of Art, New York. Photo The Metropolitan Museum of Art Art Resource Scala, Firenze © Balthus

LA SCURE DELLA CENSURA

Secondo lo stesso principio assurdo, dovremmo ostracizzare, distruggere e dimenticare Platone, Socrate, l’Imperatore Adriano, Giulio Cesare
I lavori di Leonardo da Vinci, tutti, compresi i codici, andrebbero condannati: come non punire il rapporto “inopportuno” (come dicono i moralisti) del Genio con Salaì? Come tollerare il foglio del Codice Atlantico (probabilmente un falso) dove è disegnato e didascalizzato un particolare significante del sedere di Salaì? Come perdonare il possibile rapporto omosessuale con il prostituto, orafo, modello, minorenne, Jacopo Saltarelli? E Caravaggio? Fuoco ai dipinti, prostitute, ragazzini, assassinio. Le bambine di Egon Schiele, modelle e non solo, intollerabile! Da tempo viene chiesto al MET, anche con petizioni pubbliche, di rimuovere il dipinto Thérèse Dreaming di Balthus; vero, il dipinto, e non solo quello, è inquietante, ma a partire dal cognome Klossowski de Rola, Balthus ha inventato molte cose della e nella sua vita, mind games, anche la supposta pedofilia può essere un gioco cerebrale, e così credo. E che dire di Picasso, per il suo discutibile essere Minotauro, spesso un mostro nei suoi innumerevoli rapporti con le donne, violenza psicologica – Marie-Thérése Walter aveva 17 anni.

Egon Schiele, Reclining woman with green shoes, 1917, Gouache, watercolour and black crayon on paper, Private Collector, Image courtesy Private Collection
Egon Schiele, Reclining woman with green shoes, 1917, Gouache, watercolour and black crayon on paper, Private Collector, Image courtesy Private Collection

CONFORMISMO E MORALE

Le opere di questi artisti andranno dunque distrutte oppure tumulate in appropriati Depositi della Vergogna, privi, ovviamente, della facilities per la loro conservazione? L’elenco dei reprobi, delle reprobe, o degli artisti, dei filosofi, degli scrittori fuori linea (si fa per dire) appartenenti a ogni possibile e totalmente legittimo gender, tende matematicamente all’infinito, in una deriva di una stupidità disarmante.
È del giugno di quest’anno un tweet di Shaun King (scrittore e attivista americano per i diritti civili, peraltro assolutamente apprezzabile) che recita: “Yes, I think the statues of the white European they claim is Jesus should also come down”. Dunque l’abbattimento di statue, crocifissi e magari una bella sassata, dall’anima pura, su qualche vetrata medioevale (sassi sulla Sainte-Chapelle a Parigi, a Chartres, ad Augusta, e, naturalmente, fondiamo e martelliamo Donatello) perché Gesù non era bianco, oppure era bianco, chissenefrega. Perché, quindi, non cancellare la memoria del venerabile Gandhi, che era indiano?
È il trionfo, conformista e desolante, del Cretino Universale.

– Stefano Piantini

Dati correlati
AutorePaul Gauguin
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Stefano Piantini
Stefano Piantini (Venezia, 1956). Laureato alla Università Bocconi (1980). Editore Incaricato di Electa SpA, membro del CdA di Electa, Electa Umbria, Electa Napoli, Arnoldo Mondadori Arte, Membro del Comitato Direttivo del Gruppo Elemond (1982-1996) Assistente al Presidente del Touring Club Italiano (1991-1992). Editore Incaricato di Skira Editore SpA, Presidente Skira Paris (1996-2020). Oggi libero professionista.