La Biennale Internazionale dell’Antiquariato spinge il nuovo collezionismo. Com’è andata la rassegna di Firenze
A Palazzo Corsini, la 34ma edizione di BIAF appena conclusa ha riunito 30.000 visitatori, con buoni riscontri da parte dei galleristi in mostra. Un bilancio sulle vendite e le aspettative del mercato
Si è conclusa domenica 4 ottobre 2026 la 34ma edizione della Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze (BIAF). Con circa 30.000 visitatori, di cui 7.000 contati nelle due giornate di preview riservate a collezionisti, direttori di musei, art advisor e curatori, la rassegna dedicata all’arte italiana, all’alto artigianato e alle opere di qualità museale dal Rinascimento al Novecento, può ritenersi soddisfatta per interesse e risultati dei galleristi in mostra.
Nelle sale storiche di Palazzo Corsini a Firenze si conferma così l’indirizzo di una manifestazione storica e di rilievo internazionale, che, unica nel suo genere, è tornata a mettere a fuoco il contributo italiano nella storia dell’arte e dell’alto artigianato, provando a parlare non solo agli appassionati che già sono consolidati collezionisti, ma anche alle nuove generazioni e alla loro scoperta del patrimonio artistico in mostra. “Il solo parlarne e l’uso dei social ha cambiato radicalmente l’età media dei visitatori”, ha notato il Segretario Generale Bruno Botticelli, “dopo i giorni iniziali, dedicati ai grandi collezionisti e ai musei, con grande successo di vendite di alta fascia, la mostra ha visto l’incremento di vendite dedicate al nuovo collezionismo”. E di certo la BIAF ha contribuito a – e ha beneficiato di – una rinnovata sinergia con le altre istituzioni fiorentine, dai musei storici all’apertura della nuova sede della Collezione Casamonti.
I collezionisti internazionali hanno scelto la BIAF
Sin dalle prime ore di apertura i galleristi in mostra alla BIAF ci avevano confermato la rilevanza dell’appuntamento nelle agende dei collezionisti italiani e internazionali e alla fine della fiera non sono apparsi scontenti dei risultati. “C’è un bellissimo termine anglosassone per descrivere la settimana della BIAF 2026: HECTIC!”, ha commentato Matteo Salamon, che a valle di una fiera quindi febbrile e movimentata, ci ha raccontato di “una settimana di grandi emozioni e tanto lavoro”, con qualche vendita già conclusa nei primi giorni, tra cui una Crocifissione di Orazio di Jacopo del 1442, che, pur vincolata da notifica statale, ha scatenato un’accesa disputa tra tre diversi contendenti, inclusi due collezionisti americani. “BIAF si è confermata come occasione unica nel panorama italiano di poter incontrare tutti i grandi collezionisti e curatori di musei sia nazionali che internazionali, e di poterne conoscere di nuovi, dando inizio a relazioni che, ne siamo certi, avranno sviluppi importanti”, continua il gallerista di base a Milano. Un voto a BIAF 2026? “110 cum laude”.
Il feedback è positivo anche per Francesca Antonacci della galleria Antonacci Lapiccirella Fine Art, che ci ha confermato un pubblico e un interesse internazionale, ma anche la presenza attiva di clienti italiani, e diverse vendite andate brillantemente in porto, tra cui “il raro disegno ‘Testa di vecchio’ del grande artista veneziano Giovanni Battista Piazzetta e la scultura ‘Gorgone’ di Silvio Canevari del 1925 circa, entrate a far parte di due importanti collezioni private italiane: entrambi gli acquirenti sono per noi nuovi clienti”. A queste transazioni si aggiungono poi anche quelle per un raro dipinto raffigurante La Galleria degli Specchi di Palazzo Borghese a Roma, del 1890, dell’artista danese Adolf Heinrich Hansen e Amazzone di Vito Timmel, del 1915, acquisite da una collezione italiana e da una estera.

Le vendite dei galleristi alla BIAF 2026 a Firenze
Alta partecipazione, di pubblico, addetti ai lavori e collezionisti, dunque per questa edizione della BIAF, con presenze internazionali preziose per dare un maggior respiro al mercato dell’arte italiana, e trattative sin dai primi giorni di fiera e che proseguiranno poi, soprattutto con gli interlocutori museali, che richiedono sempre dei tempi supplementari. Soddisfatti i galleristi, che hanno potuto fare breccia su questo fronte istituzionale. È il caso della Galleria Nobile, per esempio, che è in dialogo con clienti privati e istituzioni pubbliche, di Mirco Cattai, che ha raccontato di aver accolto nel suo stand, dedicato a tappeti e arazzi, direttori di musei americani di questo segmento, oltre ad aver venduto diversi tappeti antichi, dal XVI al XIX secolo, dell’Anatolia Centrale. Al suo debutto alla BIAF, la Galleria Goldfinch ha venduto a un nuovo cliente la tela di Annibale Carracci Ritratto di pittore (del fratello Agostino?), con un prezzo richiesto di 100.000 euro.

I premi e le vendite di BIAF 2026
Ha raccolto ottimi risultati la galleria Alice Fine Art, che con Paesaggio fluviale con barcaioli (fine anni ’80 del Cinquecento) di Annibale Carracci, si è aggiudicata il Premio per la Pittura BIAF 2026, e il dipinto è ora al centro di una trattativa per l’acquisizione da parte di un’importante istituzione museale.
Sono tre in totale i premi attribuiti dalla Commissione Scientifica, per distinguere i capolavori di rilievo museale ed eccellenza storico-artistica esposti nei saloni di Palazzo Corsini e divisi nei tre storici indirizzi della BIAF, pittura, scultura e arti decorative e design. Alla Galleria Gomiero è andato il Premio per la Scultura, con l’opera Baccante stanca di Giovanni Dupré, della metà degli anni ’50 dell’Ottocento, mentre per le arti decorative e il design ha vinto la galleria romana Verdini con un Camino monumentale in marmo bianco con pannelli in micromosaico di Giacomo Raffaelli, dell’inizio del XIX secolo.
Il bilancio è positivo anche per molti altri espositori, alla fine di questa tornata espositiva, da Carlo Virgilio & C., che ha venduto un gruppo fittile ottocentesco di Michele Van Lint e la tela L’Apoteosi di Ercole, allegoria rivoluzionaria (1794-1795) di Anne-Louis Girodet-Trioson, ad Alessandra Di Castro, che ha ceduto a un nuovo collezionista il micro-mosaico su marmo nero raffigurante Glorie del mattino, gelsomini, farfalle, una libellula e una lucertola (1840) firmato da Michelangelo Barberi, e la monumentale specchiera da parete in ottone e canne di vetro sommerse bicolori disegnata da Paolo Venini per Murano nel 1951. La Galleria Botticelli ha trovato un nuovo appassionato proprietario per Testa di Profeta o di Giove (1460-1465 ca.) attribuita a Paolo Taccone da Sezze (Paolo Romano), a cui si affiancano due importanti riscoperte inedite provenienti da collezioni private fiorentine: uno Stemma in marmi policromi con simboli di Santa Lucia (XVII sec.) e un Paliotto in legno intarsiato (inizio XVIII sec.) di ambito pugliese.
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L’arte e il design del Novecento alla BIAF 2026
La Galleria Enrico Frascione ha venduto nelle primissime ore della preview Veduta di Firenze da Bellosguardo (1760-70), del celebre vedutista britannico Thomas Patch, mentre la Galleria Cantore ha lasciato a un cliente internazionale il dipinto di Carlo Maratta Cardinale Alderano Cybo, come pure l’opera Nosce te ipsum (Socrate e due allievi) di Francesco Ruschi e un olio su tela di Giuseppe Marchesi detto “Il Sansone”. Spazio e interesse poi anche per l’arte del Novecento, con le gallerie di riferimento che hanno incontrato collezionisti attenti, come è successo alla galleria Bottegantica, che ha venduto diverse opere del Futurismo tra le due guerre, alla Società di Belle Arti, che ha concluso trattative produttive con nuovi clienti per Vecchia stazione di Porta al Prato a Firenze di Ruggero Panerai, insieme al dipinto In marcia di Giovanni Fattori.
Sul fronte delle arti decorative novecentesche, successo per la Galleria Raffaello Pernici, che ha venduto la composizione in ceramica Don Chisciotte e Sancio Pancia di Giovanni Grande / Manifattura Lenci del 1929 e una coppia di urne decorative di Gio Ponti / Richard-Ginori del 1927.
A conferma della capacità di convincere i collezionisti del valore della BIAF, della sua credibilità, e della luce che ancora emana dalla ricerca artistica italiana.
Cristina Masturzo
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