miart 2019: presentata l’edizione 2019 della fiera di Milano

Si prevede un 2019 “sotto una buona stella” per miart, la fiera d’arte moderna e contemporanea internazionale che mette a segno alcuni importanti traguardi. Con un’attenzione sempre costante al mercato ma anche alla qualità culturale.

miart 2018
Le prime immagini da miart 2018. Ph. Irene Fanizza

Procede l’avventura di miart che, giunta alla ventiquattresima edizione (dal 5 al 7 aprile 2019), dimostra di saper coniugare la solidità delle vendite con il coraggio della sperimentazione, l’attenzione al locale con l’apertura internazionale, l’“art business” con la divulgazione culturale, l’entertainment con la cultura. Il tutto, forte dell’appoggio di una città metropolitana battitrice di record, una Milano molto in forma in grado di sostenere offerte culturali di eccellenza anche una volta usciti dai padiglioni fieristici. Come ha dichiarato il suo direttore Alessandro Rabottini in sede di conferenza stampa: Si è notato quanto la storia della fiera Milano si sia intrecciata con gli sviluppi economici, sociali e culturali di tutto il paese; così noi, quando sviluppiamo il progetto di miart, sentiamo anche la responsabilità di proseguire questa storia di relazioni. I quattro giorni di fiera sono la manifestazione ultima di questo obiettivo”. Proseguendo con: “Mi auguro che questa piattaforma possa diventare un punto di osservazione di quello che succede nella società. La cultura non solo è un elemento di forte coesione sociale, ma è anche uno strumento che ci permette di leggere le trasformazioni in atto anche quando queste non sono pienamente visibili”. Ecco che tra nuove alleanze, vecchi sodalizi, solidi partner e un’intensa artweek, anche per l’edizione di aprile 2019 è tutto pronto.

MARIAN GOODMAN E HAUSER & WIRTH NELLA SQUADRA

Sono 186 le gallerie ospiti della fiera quest’anno: provenienti da 19 paesi diversi, sono state scelte per la qualità della proposta di arte moderna, contemporanea affermata o emergente, senza dimenticare il design storicizzato o sperimentale. Ci sono espositori internazionali che confermano il rapporto con il miart, come ChertLüdde (Berlino), Clearing (Bruxelles – New York – Brooklyn), Dvir Gallery (Bruxelles – Tel Aviv) e Gladstone Gallery (New York – Bruxelles), e ci sono gli italiani più prestigiosi: Galleria Continua (San Gimignano – Pechino – Les Moulins – L’Avana), Massimo De Carlo (Milano – Londra – Hong Kong), Massimo Minini (Brescia), P420 (Bologna), Lia Rumma (Milano – Napoli) e Zero (Milano). Ma sono le new entries di quest’anno che fanno scattare in Rabottini un orgoglio malcelato: prima di tutto per le potenti Hauser & Wirth (Hong Kong – Londra – Los Angeles – New York – Somerset – St. Moritz – Gstdaad – Zurigo) e Marian Goodman Gallery (New York – Parigi – Londra) che hanno scelto per la prima volta di rappresentarsi nel palcoscenico artistico milanese; sono seguite a ruota da Cabinet (Londra), Corvi-Mora (Londra), Herald St (Londra), Galerie Thaddaeus Ropac (Parigi – Londra – Salisburgo) e Tucci Russo (Torre Pellice), tra le altre.
Le numerose gallerie saranno divise in sette sezioni, che confermano la capacità della fiera di rappresentare al meglio le gallerie affermate di arte contemporanea e moderna (Established e Established Masters), di arte emergente (Emergent) e di design (Object). Un interesse particolare sarà dato dalla sezione Generations, che dà vita a otto dialoghi tra artisti di generazioni diverse e Decades, che rappresenta il Novecento attraverso un percorso scandito decennio per decennio.

LA CURA E L’ORIZZONTE

Due novità interessanti per questa edizione sono il tema e la campagna visiva che accompagneranno la fiera per tutto il suo svolgimento, entrambe facenti perno sull’elemento emotivo e poetico. Il titolo stesso dell’intera manifestazione è dato dalla traduzione del poema Hold Everything Dear di Gareth Evans: abbi cara ogni cosa è l’auspicio – e al tempo stesso lo spirito – con cui miart intende accogliere la sfida di quest’anno: “Lo sguardo dell’arte getta una luce di attenzione sulle cose e, così facendo, genera valori che la storia, il collezionismo e i musei decidono di custodire, con un gesto di cura” ricorda lo stesso Rabottini, “Adottando per l’edizione 2019 il verso “abbi cara ogni cosa” miart porge al suo pubblico l’invito a fare proprio il gesto di attenzione con cui l’arte custodisce la realtà nel momento in cui la trasforma”. Un impegno che si riconferma nel programma dei talks, che tratterà di arte contemporanea, arte moderna e design ruotando attorno al tema Il bene comune. Horizon è invece la campagna multimediale che farà non solo da locandina all’evento, ma comparirà in tutti i social e diffusioni mediatiche. Affidata quest’anno al fotografo Jonathan Frantini e diretta da Francesco Valtolina di Mousse Agency, le immagini vengono scattate dall’alba al in uno scenario estivo; i protagonisti, sono un gruppo di adolescenti ritratti nei loro momenti di spensieratezza e gioco. Le suggestive fotografie, di sapore cinematografico, danno il via a un racconto per immagini che celebra il momento della transizione, dell’attesa del futuro e della fluidità (suggerita dall’elemento costante dell’acqua).

– Giulia Ronchi

abbi cara ogni cosa,
miart 2019
5 – 7 aprile 2019
VIP preview e vernissage su invito: 4 aprile 2019
fieramilanocity, padiglione 3, gate 5 Milano

http://www.miart.it/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.

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