Alzi la mano chi conosce l’acronimo EBITDA

Earnings Before Interest Taxes Depreciation and Amortization è ciò che in italiano viene definito Margine Operativo Lordo, ovvero l’avanzo di gestione prima di pagare tasse e ammortamenti. Irene Sanesi spiega nel dettaglio la sua importanza.

EBITDA Ergo Sum © Walter Larteri per Artribune Magazine
EBITDA Ergo Sum © Walter Larteri per Artribune Magazine

“EBITDA ergo sum”. Povero Cartesio, penseranno molti di voi. E come darvi torto: pensando di stare sulla macchina del tempo, il filosofo si troverebbe oggi in mezzo a una giungla di acronimi, parte integrante e identitaria della nostra routine. Inclusi gli acronimi che riguardano il conto economico di un bilancio, come l’Ebitda. Che cos’è questo indice (di performance) e perché può sollevare anche per le imprese culturali una serie di riflessioni, tanto più nella COVID-Age?
Cominciamo intanto a spiegare il significato letterale di Ebitda: Earnings Before Interest Taxes Depreciation and Amortization. Si tratta cioè dell’avanzo di gestione prima di pagare gli interessi (passivi), le tasse, le svalutazioni e gli ammortamenti.
Perché l’Ebitda per le imprese culturali è ancora più pregnante che per le for profit e rappresenta uno strumento di alert anche in tempi di crisi come quello che stiamo vivendo? Avete trovato spesso imprese culturali con finanziamenti/mutui/leasing (che generano interessi passivi) finalizzati a investimenti (che generano ammortamenti)? Direi di no. E ancora: salvo le tasse sul costo del lavoro (Irap), grazie anche ai benefici delle norme per gli enti del terzo settore, non sono molte le imprese culturali che pagano altri tipi di tasse (qualcuno qui pensa all’IVA a costo per pro rata, ma quella è un’altra storia). Non parliamo poi di svalutazioni: i bilanci delle imprese culturali sono talmente tirati che non hanno margini per operazioni prudenziali simili.

Il futuro ci impone una valutazione riguardo a due imminenti e immanenti difficoltà: la sopravvivenza in primis e la capacità poi delle imprese culturali di investire (anche con ricorso al capitale di credito)”.

Ecco allora che il margine che si ottiene togliendo dai proventi i costi, incluso quello del lavoro, rappresenta il risultato effettivo perseguito da un’impresa culturale, la sua reale e tangibile capacità di generare valore. L’Ebitda (in italiano definito MOL – Margine Operativo Lordo), inoltre, ci fornisce indicazioni riguardo al flusso di cassa potenziale.
Va indagato sia in termini assoluti (come risultato in euro e anche come capacità dell’impresa di generare valore) sia in termini relativi, come percentuale sui proventi (così da consentire una confrontabilità con anni precedenti o anche con altre imprese).
Concludiamo con qualche riflessione. Nel presente, lo abbiamo detto, si tratta di un indice che fotografa la generazione di valore e come tale è importante da misurare. Il futuro ci impone una valutazione riguardo a due imminenti e immanenti difficoltà: la sopravvivenza in primis e la capacità poi delle imprese culturali di investire (anche con ricorso al capitale di credito).
Gli investimenti sono fondamentali per la sostenibilità e la crescita, anche se implicano rischio e pianificazione: chi li avrà già fatti si troverà avvantaggiato in questa fase storica. Per tutti ci sarà bisogno di nuove tecniche di scenario. Ben venga l’Ebitda, dunque.

Irene Sanesi

Versione aggiornata dell’articolo pubblicato su Artribune Magazine #54

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Irene Sanesi
Dottore commercialista e revisore legale. Socio fondatore e partner di BBS-pro Ballerini Sanesi professionisti associati e di BBS-Lombard con sedi a Prato e Milano. Opera in particolare nell’ambito dell’economia gestione e fiscalità del Terzo Settore con particolare riferimento alla cultura, settore nel quale pubblica e svolge attività di consulenza, apprendimento organizzativo e formazione per soggetti privati e pubblici. È esperta di fundraising per la cultura per cui cura campagne di raccolta fondi, occupandosi di formazione mentoring e consulenza per imprese culturali e creative ed in particolare per i musei. Fra le sue pubblicazioni: L’economia del museo (Egea, 2002), Creatività cultura creazione di valore. Incanto economy (Franco Angeli, 2011), Il valore del museo (Franco Angeli, 2014), “Il problema delle risorse: incentivi fiscali e fundraising” in Il pubblico ha sempre ragione? Presente e futuro delle politiche culturali (a cura di Filippo Cavazzoni, IBL, ottobre 2018), Buona ventura. Lezioni italiane di storia economica per imprenditori del futuro (Il Mulino, 2018). Su Artribune Magazine è presente la sua rubrica “Gestionalia”. Scrive per Il Giornale delle fondazioni e Arteconomy. Per il CNDCEC (Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili) è componente del Gruppo di lavoro Economia e Cultura. Dal 2011 al 2018 ha presieduto per l’UNGDCEC (Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili) la commissione Economia della Cultura. Presidente dell’Opera di Santa Croce di Firenze. Presidente della Fondazione per le arti contemporanee in Toscana (il soggetto gestore del Centro per l'arte contemporanea L. Pecci Prato). Dal 2008 al 2016 è stata vice-presidente della Fondazione Istituto Internazionale di Storia Economica F. Datini. Tesoriere economo dell’Accademia delle Arti del Disegno. Economo della Diocesi di Prato. Membro del GAV (Gruppo Auto Valutazione) Università degli Studi di Firenze, Facoltà di Economia.