Arte e legge. Dieci sentenze che hanno fatto la storia

Diritti d’autore, fair use e risarcimenti. Sono solo alcuni dei nodi focali attorno a cui ruotano dieci sentenze emesse nell’ultimo secolo in materia d’arte.

1. BRANCUSI vs. UNITED STATES (1928)

Brancusi, Bird in Space, 1932 40, Peggy Guggenheim Collection, Venezia © 2018 Artists Rights Society (ARS), New York _ ADAGP, Paris

Nel 1928 viene importata negli USA la scultura Bird in Space di Brancusi. Alla dogana non è considerata arte, semmai materiale da commercio, senza esenzione fiscale. Ne nasce un contenzioso avanti la U.S. Customs Court, importantissimo per il sistema dell’arte. Al giudice, che chiede se una cosa che può essere indifferentemente creata da un artista o da un meccanico possa essere definita come “arte”, lo scultore Jacob Epstein, chiamato da Brancusi a testimoniare, risponde che la fondamentale differenza è che il meccanico non concepisce come l’artista. Alla domanda del giudice “se Brancusi lo chiamasse pesce invece di uccello, lei come lo chiamerebbe?”, Epstein risponde “pesce”. Brancusi ottiene ragione e la sentenza, ancora oggi, è considerata una pietra miliare nell’arte: un oggetto che è stato concepito come arte dal suo autore è un’opera d’arte.

2. ART ROGERS vs. JEFF KOONS (1992)

Jeff Koons, String of Puppies, 1988. Photo Amaury Laporte

Si tratta della riproduzione in tre dimensioni da parte di Jeff Koons di una fotografia del professionista Art Rogers che ritraeva un uomo e una donna con otto cuccioli di cane. Rogers cita Koons per violazione del copyright. Koons si difende eccependo il fair use. I giudici danno ragione a Rogers. I due pongono successivamente in essere una transazione confidenziale.

3. ANDREA BLANCH vs. JEFF KOONS (2000-05)

Jeff Koons, Niagara, 2000. Solomon R. Guggenheim Museum, New York © Jeff Koons

All’interno della serie Easyfun-Ethereal, Jeff Koons realizza l’opera Niagara (2000). Si tratta di un collage di fotografie di piedi femminili con un paesaggio sullo sfondo. Koons ricava le fotografie da una rivista di moda femminile. Una di queste, con piedi che indossano sandali Gucci, è stata realizzata dalla fotografa di moda Andrea Blanch. L’opera di Koons viene venduta all’asta da Sotheby’s nel 2004 per 1 milione di dollari. Blanch era stata retribuita con 750 dollari dal suo editore. Nel 2005 la corte statuisce che l’opera di Koons non viola il copyright della fotografa: per i giudici, l’utilizzo dell’immagine da parte di Koons è avvenuto trasformandola e decontestualizzandola in un campo diverso da quello della moda, dove operava la fotografa.

4. STATE OF CINCINNATI, OHIO vs. DIRECTORS OF CENTRE FOR CONTEMPORARY ART, CINCINNATI (1990)

Manifestazione a favore di Robert Mapplethorpe e del Center of Contemporary Art di Cincinnati, 1990

Nel 1990, presso il Center of Contemporary Art di Cincinnati fu inaugurata la retrospettiva The Perfect Moment di Robert Mapplethorpe, morto l’anno prima. Delle 175 opere esposte, alcune furono definite oscene perché di “omo-erotismo” o perché ritraevano minori in pose considerate non appropriate. Per la prima volta nella storia degli USA la direzione di un museo fu incriminata per aver esposto opere considerate oscene. Gli accusati furono assolti.

5. PATRICK CARIOU vs. RICHARD PRINCE (2009-11)

Patrick Cariou, Yes, Rasta, 2000 _ Richard Prince, Canal Zone, 2008

Il francese Patrick Cariou nel 2000 realizza un libro fotografico dedicato alla cultura rastafariana giamaicana intitolato Yes, Rasta. Richard Prince nel 2008 utilizza le immagini per farne una serie di collage denominata Canal Zone. Cariou considera il lavoro di Prince una riproduzione non autorizzata e nel 2009 gli fa causa presso la United States District Court for the Southern District of New York. Il tribunale emette una sentenza di condanna. La trasformazione dell’opera originaria è considerata minima e poco percepibile, con finalità ritenute palesemente commerciali e in malafede, con conseguente pregiudizio per il mercato delle fotografie di Cariou. Richard Prince si è inutilmente appellato al diritto di fair use contenuto nello US Copyright Act, il quale permette di utilizzare materiale altrui protetto da copyright sulla base di una specifica valutazione di quattro fattori: la considerazione dello scopo e del carattere commerciale o meno dell’uso; la natura dell’opera protetta; la porzione del lavoro protetto utilizzata; il potenziale effetto di tale uso sul mercato. La Corte nel 2011 ritiene di non applicare al caso in esame la regola del fair use.

6. PATRICK CARIOU vs. RICHARD PRINCE (2013-14)

Richard Prince, dalla serie Canal Zone, 2008

Prince appella la decisione. La Corte d’Appello del secondo circuito, nel 2013, ribalta la decisione del tribunale di primo grado, ritenendo che l’uso delle immagini di Patrick Cariou fatto da Richard Prince è in realtà trasformativo e dunque coperto dal fair use, fatta eccezione per cinque lavori cui la Corte stessa rimette l’analisi al tribunale di primo grado. Nel 2014 Prince e Cariou trovano un accordo stragiudiziale.

7. DANIEL SPOERRI vs. ACQUIRENTE (1999-2005)

Daniel Spoerri, Sevilla n. 11, 1991 © Land Niederösterreich Landessammlungen

Nel corso di una performance, Daniel Spoerri fa realizzare un tableau-piège da un ragazzino di 11 anni e poi lo autentica. L’opera viene poi venduta all’asta in Francia. L’acquirente, venuto a conoscenza del fatto che l’opera non era stata materialmente realizzata dall’artista, domanda l’annullamento della vendita. La Corte d’appello di Parigi considera l’opera di Spoerri proprio per il fatto di essere stata da lui autenticata. La Corte di Cassazione, nel 2002, dichiara annullabile la vendita per il fatto che l’acquirente era convinto che l’opera fosse stata realizzata da Spoerri. La Cassazione però rinvia al Tribunale che, a sua volta, non si adegua alla sentenza, ritenendo che possa essere considerato autore di un’opera anche colui che l’ha fatta eseguire da terzi. Nel 2005 la Cassazione francese si pronuncia nuovamente sulla questione, ribadendo la sua posizione.

8. CHRISTO & JEANNE-CLAUDE (1986-87)

Christo et Jeanne Claude, The Pont Neuf Wrapped, Paris, 1975 85, photo Wolfgang Volz © 1985 Christo

La vicenda oppose Christo et Jeanne-Claude – che avevano impacchettato il Pont Neuf – a una ditta che voleva utilizzare commercialmente delle riproduzioni fotografiche dell’opera. Si trattò di stabilire se l’attività degli artisti potesse essere oggetto di protezione ai sensi del diritto d’autore. In primo grado, il Tribunal de Grande Instance de Paris non riconosce questa protezione e considera che un’attività consistente nell’imballare non sia “originale”. Gli interessati ricorrono in appello e la Cour d’Appel de Paris ribalta la decisione. Di poco successiva è la pronuncia del Tribunal de Grande Instance de Paris del 26 maggio 1987. Christo voleva impedire che altri impacchettassero gli alberi degli Champs Élysées. Il Tribunale nega all’artista la tutela richiesta, ritenendo che la protezione accordata dalla legge al diritto d’autore deve avere a oggetto una creazione determinata e identificabile e non un genere o una tecnica. Diversamente si arriverebbe alla situazione in cui solo il primo artista che ha utilizzato, ad esempio, la luce neon ha il diritto di creare opere col neon.

9. INVADER vs. PEUGEOT (2007)

Invader, Parigi

Anche in caso di opera d’arte illegale, si può ritenere applicabile la legge sul diritto d’autore. È sufficiente la creazione dell’opera. Anche il droit d’auteur francese ha contenuto sostanzialmente analogo al riguardo e un precedente specifico riguarda lo street artist Invader. L’artista riteneva sussistere una contraffazione di sue opere da parte di una concessionaria d’auto all’interno del relativo showroom. Con sentenza del 2007, il Tribunal de Grande Instance de Paris non ha riconosciuto sussistere la contraffazione ma ha comunque sancito che le opere di Invader sono proteggibili ai sensi del diritto d’autore.

10. IL CASO 5POINTZ (2013-18)

5Pointz prima della demolizione

Immobile industriale che dall’inizio degli Anni Zero fu utilizzato come luogo ove poter eseguire i propri “pezzi”, con tolleranza della proprietà. Il luogo divenne un’attrazione turistica. Nel 2011 la proprietà annunciò l’intenzione di demolirlo. Ne nacque un’azione legale nel 2013 da parte di un gruppo di artisti con richiesta di fermo provvisorio dei lavori di demolizione, per evitare che i graffiti fossero distrutti. I ricorrenti ritenevano che, alla luce del VARA, le loro realizzazioni fossero di “statura riconosciuta”. La richiesta fu rigettata: il giudice non dubitava che avessero rilevanza artistica, ma non erano state date sufficienti indicazioni atte a dimostrare che fossero di “recognized stature”. I luoghi furono prima ricoperti da vernice bianca e poi abbattuti. Ciò ha portato a una nuova azione legale nel 2015 da parte di alcuni artisti che hanno ritenuto che il ricoprire i muri era stata un’operazione non necessaria e dannosa alle opere stesse, in quanto aveva impedito di poterle preservare, staccandole dai muri. Nel 2018 la US District Court of Eastern New York stabilisce un risarcimento danni a favore degli artisti di complessivi 6.7 milioni di dollari.

Andrea Pizzi

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #44

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AutoriConstantin Brancusi, Jeff Koons, Robert Mapplethorpe, Richard Prince, Daniel Spoerri, Christo e Jeanne-Claude
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