Agitatevi, organizzatevi, studiate

I tre perentori inviti del titolo sono citazioni. Citazioni da Antonio Gramsci, fra gli intellettuali più lucidi del nostro Novecento. Un intellettuale che il mondo dell’arte – da “Le ceneri di Gramsci” (2004) di Alfredo Jaar al “Gramsci Monument” (2013 – nella foto) di Thomas Hirschhorn – sta riscoprendo ormai da qualche anno. E che ha molto da dire anche in ambito pedagogico.

Thomas Hirschhorn -Gramsci Monument - 2013
Thomas Hirschhorn -Gramsci Monument - 2013

Il disegno di una scuola a misura d’uomo e l’organizzazione di un’atmosfera realmente utile a costruire ponti con il futuro rappresentano, nella costellazione contemporanea della vita quotidiana in cui i bisogni diventano (in molti casi) sogni e i sogni miraggi lontani, le strade maestre di una riforma necessaria ad acquisire strumenti efficaci a fronteggiare il passo incerto dei tempi. Ma anche, e soprattutto, a formare uomini la cui creatività sia in grado di generare nuove prospettive di lavoro. Uomini liberi, educati “secondo natura” – direbbe Jean-Jacques Rousseau – e inclinati a un sapere artistico. Uomini, ancora, capaci di fronteggiare un terreno paludoso governato dai funzionari delle sovrastrutture che mirano non a ridurre ma a moltiplicare e “riprodurre i divari sociali”.
Rivoluzionare la mentalità dell’uomo (“La rivoluzione siamo noi”, ha evidenziato più volte Beuys) a partire da un’educazione concreta e formare quello che Gramsci ha definito un “intellettuale organico” (una figura che abbraccia il “lavoro politico come pedagogizzazione” e direziona le sue forze su un campo d’azione che tende a risolvere i problemi reali della società e a trasformare il mondo) vuol dire ricucire uno strappo doloroso. Ritornare cioè a un progetto formativo in cui scuola e vita (istruzione e vissuto) rappresentano i due perni di un fascicolo volto a riappropriarsi della realtà, a riprendere in mano le redini della politica, a riorganizzare la cultura e a mantenere (ripristinare!) una forte autonomia morale.

Joseph Beuys
Joseph Beuys

L’uomo moderno”, scrive Gramsci in una lettera indirizzata a Giulia, sua moglie, “dovrebbe essere una sintesi di quelli che vengono ipotizzati come caratteri nazionali: l’ingegnere americano, il filosofo tedesco, il politico francese, ricreando, per così dire, l’uomo italiano del Rinascimento, il tipo moderno di Leonardo da Vinci, divenuto uomo di massa, pur mantenendo la sua forte personalità e originalità individuale”. Novello Leonardo, l’uomo dev’essere educato, per Gramsci, a diventare una figura totale, un individuo che, come l’intellettuale sartriano, è un tecnico dell’universaleche si accorge che, nel suo campo, non esiste universalità bella e fatta, ma che essa è continuamente da fare”.
Ma come riorganizzare la scuola per evitare la palude della settorializzazione e della specializzazione? Quali strumenti adottare per costruire l’intellettuale organico d’oggi? E come ricucire il rapporto tra scuola e vita? La scuola dev’essere, nel disegno proposto da Gramsci, formativa, esigente e innovativa. Deve legittimare chi è meritevole (senza vincoli rispetto alla classe di appartenenza). Deve essere uno spazio per tutti, dove tutti possano avere la possibilità di studiare. Deve essere, ancora, un territorio che “non ipotechi l’avvenire del fanciullo e costringa la sua volontà, la sua intelligenza a muoversi entro un binario a stazione prefissata”.

Sandro Mele - Antonio Gramsci - 2012
Sandro Mele – Antonio Gramsci – 2012

Per evitare l’impasse della settorializzazione, per evitare la schiavitù e per ritornare a un legittimo rapporto con la vita, la scuola deve consentire così, fin dall’infanzia (“Il bambino non è un gomitolo di lana da sgomitolare, ma la parte del complesso mondo storico su cui l’ambiente e la società esercitano la loro coercizione”), una crescita costruttiva, uno sviluppo del carattere sociale. Dev’essere dunque una scuola umanistica, una scuola di stampo rinascimentale che sappia fronteggiare le ampie problematiche della vita. Seppur limitato (limitato perché non riconosce l’individualismo, il valore del singolo nello sviluppo educativo), il pensiero di Gramsci indica, sulla stregua di Dewey, una misura critica che ripone la scuola nelle “fresche zolle della originalità umana”. E che disegna una via utile a riappropriarsi, attraverso la cultura, della realtà. “Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza”.

Antonello Tolve

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #19

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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.