Gina Pane in cattedra

Questa lettera è un omaggio alla grande artista Gina Pane che, durante gli anni di insegnamento, è stata capace di creare un clima di fiducia e collaborazione con i suoi studenti. Quello che segue è l’estratto di un testo da lei scritto nel settembre del 1977 in occasione di un intervento artistico degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Le Mans.

Gina Pane, Azione sentimentale, 1973

L’insegnamento che vorrei proporre è in sintonia con l’evoluzione della società perché prepara i giovani al cambiamento e li mette in grado di assumersi le loro responsabilità. La relazione tra insegnante e studente è fondamentale; affinché la pedagogia sveli la sua vera natura, il docente deve avere una fiducia incondizionata nell’individuo e nel gruppo. Non desidero fondare il mio insegnamento sul Discorso ma, al contrario, sulla presa di coscienza della realtà scientifica concretamente vissuta.
È importante favorire la fioritura di ciascun individuo affinché possa sentire l’esperienza adeguata al suo livello. Un’esperienza che deve arricchirlo e contribuire a farlo progredire verso se stesso e verso la sua unità. Desidero anche avviare una profonda riflessione sulla nocività del costruire e fabbricare “ricette artistiche” prive di creazione personale (che si giustificano unicamente su un’analisi storica dei contenuti delle creazioni altrui). Nel rapporto tra chi insegna e chi apprende non si dimentichi mai che ogni individuo possiede una propria originalità e che la sua esperienza non è mai riducibile a quella degli altri. Così come non bisogna mai utilizzare un metodo di insegnamento fondato sul compromesso.

Gina Pane, Io mescolo tutto
Gina Pane, Io mescolo tutto

Il clima di una classe deve respirare la solidarietà autentica in funzione di un dialogo aperto, di un confronto critico e di una riflessione tra chi insegna e chi apprende affinché la loro relazione non sia vissuta come esclusiva o alienante. Gli studenti dovranno comprendere che il Maestro non è un modello ma uno strumento del loro proprio modello.

Maria Rosa Sossai

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #13/14

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Maria Rosa Sossai
Maria Rosa Sossai è ricercatrice nel campo delle pratiche artistiche e delle politiche dell’educazione. Nel 2012 ha fondato ALAgroup – Accademia Libera delle Arti, un collettivo indipendente che concepisce la pratica curatoriale e artistica come un processo di conoscenza condiviso, e che continua la ricerca iniziata nel 2008 con l’associazione per l’educazione all’arte esterno22. Con ALAgroup, ha curato mostre, residenze e workshop, tra i quali: “Literary Creation”, sezione della Mediterranea 18 Young Artists Biennale, Tirana; “We+Museum= To Dream a Vision or to Vision a Dream?” degli artisti Driant Zeneli e Valentina Bonizzi presso Campus in Camps a Betlemme; “Un’educazione”, ciclo di laboratori e mostre di artisti italiani e internazionali al FAI - Villa e Collezione Panza a Varese; il workshop e la mostra “Quale Educazione per Marte?” dell’artista Valerio Rocco Orlando. Dal 2013 al 2015 ha diretto AlbumArte spazio | progetti per l’arte contemporanea di Roma. Ha curato mostre e progetti in gallerie, fondazioni e musei in Italia e all’estero, tra gli altri al museo MAN di Nuoro, al Tel Aviv Museum, al SongEun ArtSpace di Seoul, alla Krishnamurti Foundation di Bangalore. A Roma ha collaborato con la Fondazione Pastificio Cerere, l’Istituto Polacco, la Nomas Foundation, the American Academy, la Real Academia de España. Con gli Istituti Italiani di Cultura di Tel Aviv e Seoul. Scrive per le riviste di arte contemporanea Flash Art, Arte e Critica, Artribune, Shifter, VLNA. Ha pubblicato i libri “Vivere insieme l’arte come azione educativa” (Torri del vento, Palermo 2017), “Arte video, storie e culture del video d’artista in Italia” (Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2002) e “Film d’artista, percorsi e confronti tra arte e cinema” (Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2009).