Zoran Music nella Casa Museo Osvaldo Licini
La mostra raccoglie una selezione di opere provenienti dalla raccolta di Alberto Marcelletti, esito quarantennale di un collezionismo raffinato, sensibile e appassionato all’arte di Zoran Music.
Comunicato stampa
“Ho passato la mia gioventù in Dalmazia. In questo paesaggio dove tutto è secco, bruciato, dove ci sono solo sassi, dove quasi non c’è vegetazione. Prima non sapevo che tutto questo mi era rimasto dentro. Solo quando sono andato in Spagna, ed ho trovato là un paesaggio simile, me ne sono reso conto. Qualcosa è successo all’improvviso, mi ha ricordato qualcosa. Poi mi è diventato chiaro, questo è il tuo paesaggio dalmata, sei a casa”.
Le parole sono di Anton Zoran Music (Gorizia 1909 – Venezia 2005), artista di “confine”, nato in un villaggio vicino Gorizia, allora parte dell’impero austro-ungarico. Formatosi all’Accademia di Zagabria si è nutrito delle suggestioni del paesaggio della propria infanzia, una terra che torna nell’intera sua produzione artistica a partire dai celeberrimi quanto identitari “cavallini” dalmati. Attraverso la specificità di quel paesaggio, Music ha filtrato e riletto di volta in volta il mondo di cui ha fatto esperienza, interpretandolo fino ad una completa identificazione interiore con quello spazio.
Per i suoi natali, è stato un ponte tra Occidente e Oriente, protagonista tra i più significativi dell’arte del secondo Novecento, pittore e maestro indiscusso nell’arte della grafica, consacrato nel 1956 dal Gran Premio della Grafica alla Biennale di Venezia.
Le sale del Centro Studi e gli spazi della Casa Museo Osvaldo Licini, dal 25 luglio al 10 gennaio 2027, ospitano una grande mostra dedicata a un artista che con Licini condivide, naturalmente a proprio modo e con le necessarie divergenze, talune risonanze interiori come la ricerca dell’essenzialità, la riduzione della linea a segno primordiale, la riflessione sul tema della morte, l’intonazione silente del paesaggio trasfigurato (al tempo stesso favolistica e malinconica), la memoria introiettata della propria terra natia, la dimensione atemporale dell’immagine e il suo muoversi tra l’astratto e il figurativo, la discesa stessa agli Inferi e la risalita.
A cura di Daniela Simoni e Stefano Bracalente, la mostra Zoran Music nella Casa Museo Osvaldo Licini è promossa dal Centro Studi Licini in collaborazione con il Comune di Monte Vidon Corrado, con la Regione Marche e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, e raccoglie una selezione di opere provenienti dalla raccolta di Alberto Marcelletti, esito quarantennale di un collezionismo raffinato, sensibile e appassionato all’arte di Zoran Music.
Oli e acquerelli, litografie e incisioni, databili dal 1947 ai primi anni Ottanta, documentano gran parte della sua ricerca artistica, con un percorso espositivo costruito su criteri cronologici e tematici. Non soltanto i noti cavallini e asinelli dalmati, di sapore quasi preistorico, ma pure le colline del paesaggio umbro-senese, i paesaggi rocciosi del Carso e della Dalmazia, talune vedute di Venezia – città d’adozione per Music, mirabile luogo d’incontro tra Oriente e Occidente – alcuni ritratti dell’amata moglie Ida e opere che attestano la fase di astrazione progressiva del dato realistico verso esiti segnici (con la serie delle Reti) e persino informali (con il ciclo delle Terre dalmate e delle Terre d’Istria).
In mostra anche alcune acqueforti della sconvolgente serie Non siamo gli ultimi, del 1970, in cui Music lascia riaffiorare alla memoria l’orrore dell’esperienza di internato vissuta nel lager di Dachau quasi trent’anni prima. Quel tragico vissuto lo aveva portato, dopo la guerra, a rendere i temi prediletti sempre più spogli ed essenziali, proiettando sul paesaggio circostante il fantasma di quel ricordo terrificante.
Stefano Bracalente osserva: “Personalità complessa, come tutte le anime inquiete, schivo e riservato, scostante, apparentemente distaccato, Music trova nell’arte l’occasione di lasciarsi andare. Fare grafica in particolare lo diverte. L’entusiasmo lo guida nel lavoro. […] Non siamo gli ultimi è un monito, che quanto è stato sarà ancora fintanto che l’uomo griderà. Per questo il segno di Music accenna appena – discreto, semplice, essenziale – e non fa mai rumore, aspira anzi al silenzio”.
Afferma Daniela Simoni: “Le opere di Music in mostra permettono di seguirne l’evoluzione del percorso artistico attraverso le diverse serie e di cogliere la trasformazione dell’immagine interiore di uno stesso soggetto trattato a olio, ad acquerello e nelle varie tecniche grafiche. Conoscere la grafica dell’artista giuliano significa entrare nel nucleo pulsante della sua creazione, dove emergono ancor di più la rinuncia alla descrizione naturalistica, la permanenza delle forme e il reiterarsi di una sintassi compositiva.”
La mostra si inserisce nell’attività pluriennale del Centro Studi Licini, da una parte proseguendo la presentazione al pubblico dei grandi artisti storicizzati del XX secolo, dall’altra indagando il tema del “segno” nell’arte contemporanea come già in mostre precedentemente ordinate.