Zhivago Duncan – Papillon

Firenze - 15/12/2012 : 09/02/2013

Il titolo della mostra trae spunto da Papillon, presunta autobiografia di Henri Charrière, famoso detenuto condannato nel 1931 ai lavori forzati nella colonia penale della Guyana francese, che racconta le sue drammatiche evasioni per riconquistare la libertà. Una storia in realtà piena di imprecisioni tanto da far dubitare da anni sulla sua attendibilità. Da qui Duncan parte per mettere in discussione il tema della memoria storica, della sua precisione e della sua validità, in particolare quando si tratta di rievocare e di commemorare attraverso la narrazione

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA POGGIALI
  • Indirizzo: Via Della Scala 35A - Firenze - Toscana
  • Quando: dal 15/12/2012 - al 09/02/2013
  • Vernissage: 15/12/2012 ore 18.30
  • Autori: Zhivago Duncan
  • Curatori: Saskia Neuman
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Martedì – sabato 10 – 13 /15.00 -19
  • Biglietti: ingresso libero
  • Uffici stampa: SILVIA MACCHETTO

Comunicato stampa

La Galleria Poggiali e Forconi presenta Papillon la prima personale in Italia dell’artista americano Zhivago Duncan (Terre Haute 1980), reduce dal successo delle mostre Gesamtkunstwerk: New Art from Germany da Saatchi a Londra; Zhivago Duncan: Dick Flash's Souvenirs Of Thought al CFA (contemporary fine art) di Berlino e Futile a Miami da Fredric Snitzer.

Il titolo della mostra trae spunto da Papillon, presunta autobiografia di Henri Charrière, famoso detenuto condannato nel 1931 ai lavori forzati nella colonia penale della Guyana francese, che racconta le sue drammatiche evasioni per riconquistare la libertà

Una storia in realtà piena di imprecisioni tanto da far dubitare da anni sulla sua attendibilità. Da qui Duncan parte per mettere in discussione il tema della memoria storica, della sua precisione e della sua validità, in particolare quando si tratta di rievocare e di commemorare attraverso la narrazione.

Per la mostra, nei due spazi della galleria a Firenze, l’artista ha realizzato una quarantina di lavori, di cui dieci istallazioni, due di dimensioni monumentali alcune ispirate all’idea del diorama, trenta modellini di aereo dipinti e sospesi su uno strato di resina ed una serie di dipinti ad olio su tela.

Si tratta quasi esclusivamente delle ultimissime opere scultoree polimateriche; installazioni che ricordano il concetto del diorama in cui oggetti tridimensionali sono inseriti in una sorta di micro museo: esposti in teche di vetro alla stregua di cimeli di un mondo ormai scomparso, come “reperti” quasi fossero reliquie immaginarie di un potere decaduto che, perdendo l’aura di gloria, ha cercato di rimanere forte “tarpando” le ali della libertà.
Le installazioni dialogano con opere pittoriche che raccontano una società degradata, che richiama per certi aspetti il mondo catastrofico di Dick Flash (personaggio inventato da Duncan nel 2011 per la mostra Dick Flash's Souvenirs of Thought) quale sorta di ricordo, flash back e presa di contatto con una dimensione di cui non si ha più conoscenza e memoria.

L’artista contempla le potenze, buone o malvagie, ormai decadute. Il suo lavoro non vuol formare opinioni o esprimere giudizi. Per Duncan, l’America è il gigante decaduto per eccellenza. Guardando all’America attraverso i macchinari e la tecnologia protagonisti del suo corpo di opere, Duncan ne mette in risalto l’atteggiamento da super-potenza e lo strapotere con cui ha vinto, per esempio, la Seconda Guerra Mondiale.

Lo spettatore viene catapultato da Duncan all’interno di un mondo post-apocalittico denso di riferimenti religiosi e politici, ma al contempo estremamente poetici riconoscibili nei lavori su tela e nelle installazioni meccaniche in movimento, che generano collisioni inattese volte a ricostruire, in modo metaforico e grottesco, i simboli del potere che hanno segnato il nostro tempo.

Come le teche a forma di croce - la cui iconografia è universalmente associata a una simbologia religiosa - bordate da luci al neon, dentro cui installa pezzi di artiglieria e modellini militari recuperati da e-bay e ridipinti con simboli estranianti, su cui sono graffiti slogan di quella che si potrebbe definire Propoganda Americana ed elementi che rievocano le atmosfere di Dick Flash.
L’aeroplano è un altro dei soggetti dominanti della mostra: ci sono aerei che inseguono bombardieri, caccia che soccombono di fronte a mezzi meccanici, grandi macchine che sono allo stesso tempo simbolo di volo e combattimento, ma anche di fuga, opportunità e, naturalmente, libertà. Spesso accostati a immagini di volatili e del corpo umano, queste grandi macchine volanti sono anche una metafora di potenza, di controllo dello spazio, dell’aria.

Prendendo spunto dal modo in cui le farfalle vengono esposte nei musei di storia naturale - fissate in volo, ordinate, le ali tenute aperte da spilli – Duncan si approccia all’inquadramento di questi ideali che, in un certo senso, sono liberi ed inarrestabili come lo sono le farfalle.

Scrive la curatrice della mostra Saskia Neuman “Il lavoro di Zhivago Duncan indaga in un mondo anarchico del potere distrutto, sull'orlo della violenza e della paura. Duncan esorta la gente a vedere la prova di dittature cadute e ci obbliga a testimoniare la bellezza nella loro distruzione.”

Catalogo edito dalla Galleria Poggiali e Forconi.
Testi in catalogo di Saskia Neuman e intervista all’artista di Flavio Arensi.

Zhivago Duncan, di madre siriana e padre danese, nasce negli Stati Uniti nel 1980, nel 2007 si diploma alla Chelsea School of Art in London. Vive e lavora tra Berlino e Miami.

Tra le mostre personali: 2012 Futile Fredrich Znitzer Gallery, Miami; 2011, Zhivago Duncan: Dick Flash's Souvenirs Of Thought, Contemporary Fine Art, Berlino; 2010 The Beautiful and the Damned, Cruise & Callas, Berlino.
Tra le mostre collettive: 2011Gesamtkunstwerk: New Art from Germany, Saatchi Gallery, Londra; 2010 Ein fest fur boris act 2, Vittorio Manalese, Berlino, Ein Fest fur Boris act 1, Vittorio Manalese, Berlino, Opening show, Joanna Seikaly Gallery, Beirut, Libano.