Yves il provocatore

Viterbo - 15/05/2015 : 15/05/2015

Il volume unisce il racconto biografico con la trattazione teorica dell’opera di Klein all’interno del contesto storico artistico in cui si è consolidata e sviluppata. Allo stesso tempo rievoca i tragici avvenimenti che circondano la sua ascesa verso il successo fino alla prematura scomparsa.

Informazioni

Comunicato stampa

Guglielmo Gigliotti e Paolo Pelliccia illustrano vita e opere di Yves Klein alla luce della biografia critica scritta da Thomas McEvilley e pubblicata da Johan & Levi. Il volume unisce il racconto biografico con la trattazione teorica dell’opera di Klein all’interno del contesto storico artistico in cui si è consolidata e sviluppata. Allo stesso tempo rievoca i tragici avvenimenti che circondano la sua ascesa verso il successo fino alla prematura scomparsa.

Yves Klein (Nizza, 1928 – Parigi 1962) sapeva di essere un rivoluzionario

Un guerriero dell’arte incline a sfidare le barriere della materia e del tempo per essere sempre “oltre” i limiti delle cose. Un cavaliere del Graal che a un’intensa spiritualità coniuga i tratti intrepidi e irriverenti di un Tintin. La sua opera sintetizza le esperienze artistiche della prima metà del Novecento e anticipa i temi fondativi delle avanguardie degli anni sessanta e settanta, abbattendo i confini dell’arte esistente e annunciando una nuova via.
Rivoluzione blu, la chiamava, una svolta che avrebbe posto fine all’era della Materia e dato avvio all’era dello Spazio, di cui lui era l’autoproclamato Messaggero, lui Paladino e Proprietario del colore (il blu Klein appunto), Yves le Monochrome, il Conquistador del vuoto. E allora i gesti eclatanti: la mostra “Le Vide”, esposizione di una galleria metafisicamente vuota, arte immateriale venduta a peso d’oro, da gettare nella Senna; la fotografia del Salto, che lo ritrae mentre si tuffa a volo d’angelo dal cornicione di un palazzo parigino, non nel vuoto ma verso il Vuoto. Non discesa ma ascesa dal mondo fisico a quello del puro spirito, raggiunto infine con una morte prematura, dopo sette anni di folgorante attività. Attraverso le testimonianze vivide di quanti lo hanno conosciuto, questo libro restituisce la baldanza di un artista contraddittorio, un pittore e un antipittore che con passione e genio ha fatto sua un’eredità culturale in cui si mescolano Bachelard e Heindel, Jung e i Rosacroce, Duchamp e Malevič, e che ha saputo guadagnarsi un posto del tutto eccezionale a cavallo fra Modernismo e post Modernismo. McEvilley si addentra nella complessa unità estetica che soggiace alla semplicità apparente del monocromo blu. Evoca la drammatica parabola di un uomo che si è fatto tutt’uno con l’artista e che ha inseguito il mito di se stesso fino a morirne: «Lunga vita all’immateriale».