Work in Progress | Angelino | Penone | Di Stasio

Spoleto - 25/06/2021 : 26/09/2021

Quattro mostre: "Work in Progress. Opere dalla Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Collicola e dalla Fondazione Marignoli di Montecorona"; "Josè Angelino, Resistenze"; "Giuseppe Penone, Disegni"; "Stefano Di Stasio, Astanze".

Informazioni

Comunicato stampa

MOSTRA

"Work in Progress.

Opere dalla Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Collicola e

dalla Fondazione Marignoli di Montecorona"



A cura di Michele Drascek, Duccio K

Marignoli, Marco Tonelli



Palazzo Collicola, Spoleto

26 giugno – 26 settembre 2021





Due collezioni d’arte di Spoleto, quella della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Collicola e quella della Fondazione Marignoli di Montecorona, hanno voluto mettere a confronto, creando una linea storica senza soluzione di continuità, dal XVI secolo all’epoca contemporanea, una serie particolare di opere: bozzetti, modelli, schizzi preparatori, studi.



Seppure esposte su due differenti piani del Museo di Palazzo Collicola (Salone d’Onore del Piano Nobile e Galleria d’Arte Moderna), le due collezioni offrono la possibilità di indagare in modo organico e di riflettere sul senso del work in progress e quindi sull’idea stessa di opera d’arte, di non finito, sul rapporto tra dimensioni immaginate e reali di un’opera, dipinto o scultore che sia. In sintesi, un’occasione che permette di chiarire, attraverso un tema comune a più epoche, la natura fluida, dinamica e sempre in divenire (di qui il titolo Work in progress) del processo artistico e della creazione di un’opera d’arte.

L’occasione espositiva ha permesso inoltre di articolare il concetto di work in progress in un catalogo arricchito di approfondite schede delle opere in mostra e di alcuni autorevoli contributi critici che, oltre a quelli dei curatori incentrati sulle rispettive collezioni, fanno il punto metodologico e storico artistico su una situazione più generale, come nel caso di Sir Timothy Clifford, membro del Comitato scientifico della Fondazione Marignoli di Montecorona e dello storico dell’arte Thierry Dufrêne, membro del Comitato scientifico di Palazzo Collicola.



Sono esposte in tutto 70 opere tra disegni, dipinti, sculture, maquette in legno, modelletti, alcune delle quali recuperate eccezionalmente dai depositi di Palazzo Collicola o esposte per la prima volta in pubblico dalla collezione conservata a Palazzo Marignoli.

Un modo per valorizzare collezioni della città che presentano opere e artisti conosciuti in tutto il mondo, come Federico Barocci, Anton Raphael Mengs, Jean-Léon Gérôme, Bernard Boutet de Monvel o Alexander Calder, Henry Moore, Domenico Gnoli, Sol LeWitt.

JOSÉ ANGELINO

RESISTENZE

Preview 25.06.2021
Ore 18:00

26.06. - 11.07.2021
Orari di apertura
Giovedì e Venerdì 15:30 - 19:00
Sabato e Domenica 10:30 - 13:00 / 15:30 - 19:00

Palazzo Collicola, Spoleto

Festival dei Due Mondi

Il lavoro di José Angelino indaga i rapporti complessi che intercorrono fra le componenti elementari della natura, da un’angolazione tesa a sperimentarne le possibilità estetiche. Luce, corrente, onde sonore, vibrazioni, temperatura sono le variabili tramite cui l’artista approfondisce i nessi di azione e reazione alla base delle sue opere, insistendo sulle conseguenti modalità di relazione, comprendendone le anomalie e impostando, sempre, un legame simbiotico con lo spazio circostante. Angelino articola un linguaggio in grado di valutare gli archetipi dei fenomeni naturali, sondandone le regole costitutive irriducibili. Nell’ambito della ricerca di Angelino, protesa ad analizzare la realtà come il frutto di un’interferenza di elementi che abitano lo stesso luogo nello stesso tempo, Resistenze è assimilabile a un unico intervento interdisciplinare, interdetto fra arte e scienza.

Estratto dal testo di
Davide Silvioli

José Angelino (Ragusa, 1977) vive e lavora a Roma. Nel 2013, ottiene il Premio per le Arti Visive della Fondazione Toti Scialoja. Nel 2014, ha partecipato alla grande rassegna internazionale European Glass Experience, promossa dal Consorzio Promovetro di Murano, come progetto itinerante nei maggiori musei del vetro. Nel 2016, gli viene riconosciuto il premio “Arte Fiera 40”, in occasione dei 40 anni della fiera di Bologna e nel 2017 il premio “Artribune” nell'ambito del festival NEXST di Torino.

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ENG

José Angelino's practice investigates the complex relationships existing among basic components of nature, starting from a point of view aimed at experimenting on its aesthetic possibilities. Light, electricity, sound, vibrations, temperature are the variables through which the artist explores the connections between action and reaction at the base of his artworks, focusing on their consequent ways of interaction, including anomalies, in order to always establish a symbiotic bond with the surrounding space. He articulates a language capable of evaluating the archetypes of natural phenomena and examining their fundamental constitutive rules. In Angelino's artistic research, addressed to the analysis of reality as the result of an interference of elements sharing the same place at the same time, Resistances corresponds to a single interdisciplinary intervention, at the border of art and science.

Extract from a text by
Davide Silvioli

José Angelino (Ragusa, 1977) lives and works in Rome. In 2013, he won the Toti Scialoja Foundation Prize for Visual Arts. In 2014, he participated in the great international European Glass Experience exhibition, promoted by the Promovetro Consortium of Murano, a project travelling in the major glass museums. In 2016, he received the "Arte Fiera 40" award, on the occasion of the 40th anniversary of the Bologna Art Fair and in 2017 the "Artribune '' award, under the NEXST festival in Turin.
Giuseppe Penone: Disegni
a cura di Marco Tonelli
Galleria d’Arte Moderna “Giovanni Carandente”
Palazzo Collicola, Spoleto
26 giugno – 26 settembre 2021
Nelle sale interne della Galleria d’Arte Moderna di Spoleto (il vero e proprio cuore della
collezione) è stata pensata assieme all’artista una mostra, a cura di Marco Tonelli
(Direttore di Palazzo Collicola), che delinea il pensiero visivo di Giuseppe Penone non solo
rispetto all’iconografia dell’albero, ma anche in rapporto alla scrittura, al disegno come
mezzo espressivo autonomo, al pensare la scultura come specchio del sé, di autoritratto,
di progetto esistenziale. E se il disegno è la matrice originaria della creazione artistica, è
proprio da qui che si è voluta impostare la mostra: da una serie di opere su carta, spesso
arricchite di appunti e scritture, realizzate nel corso dei decenni, alcune come progetto di
sculture, altre come possibili ispirazioni, altre ancora come opere concluse in sé.
Dai primi disegni del ciclo Alpi Marittime (1967) ai Soffi (1977-1978) e ai Gesti vegetali
(1980), dalle Anatomie (1991) ai Cristalli (1993), dalle Impronte del disegno (1995 e 2001)
alla serie Corpo di Pietra-Le Foglie della pelle (2014), più un nucleo di fotografie di boschi,
specchi d’acqua e rami scattate dall’artista nel 1976, la poetica di Penone viene osservata
nella sua intimità, al nascere stesso dell’ispirazione.
Una mostra del genere, dedicata esclusivamente al disegno, è la prima realizzata da
Penone in Italia, dopo quella del Drawing Center di New York nel 2007.
Lo spunto di questa mostra è nato da una considerazione: Palazzo Collicola conserva
circa quaranta opere (tra sculture e disegni) dello scultore spoletino per eccellenza,
Leoncillo (1915-1968), che ha elaborato molte delle sue sculture e alcuni disegni proprio a
partire dalla figura dell’albero umanizzato come metafora di sofferenze e sentimenti, di cui
scrisse molto nel suo Piccolo diario: “Perché faccio un albero? Perché sono io un albero. E
allora tanto vale l’essere io un albero”.
STEFANO DI STASIO: ASTANZE
a cura di Fabio Sargentini e Marco Tonelli
Palazzo Collicola, Spoleto
26 giugno – 26 settembre 2021
Protagonista della stagione assai animata nella pittura italiana negli anni Ottanta (fu
inserito nel movimento dei cosiddetti Anacronisti), Stefanio Di Stasio, già presente nella
collezione della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Collicola, qui vi espone per la prima
volta con una mostra personale dal taglio scenico e coinvolgente.
Su un’idea installativa del gallerista e regista di teatro Fabio Sargentini, 9 grandi dipinti
sono presentati in altrettante sale del Piano mostre del museo, creando un percorso di
stanze o stazioni che dir si voglia, immerse nell’oscurità e ritagliate nel buio da un unico
punto di luce, che fa emergere figure monumentali di misteriosi uomini solitari e carichi di
connotazioni simboliche, dipinte tra 1994 e 2011 e provenienti da un unico nucleo
tematico: quello della Galleria dell’Attico di Roma, presso cui l’artista ha tenuto mostre
personali e collettive sin dal 1994. Durante la mostra verranno dedicate alcune serate
alla lettura di alcuni passi dell’Eneide in omaggio al dipinto Enea eterno del 2011.
Figure di un San Sebastiano trafitto del nostro tempo o di un San Cristoforo
camminatore, portatori di luce di candela, malinconici e arcaici eroi virgiliani come Enea e
nostalgici portabandiera, gli uomini ordinari di Di Stasio sono presenze pittoriche
eccezionali in cui iconografie complesse e oniriche chiedono solo di essere osservate.
Del resto il titolo stesso della mostra proviene da un termine sviluppato e fondato dal
celebre storico del restauro e critico d’arte Cesare Brandi: “Presenza che non è
flagranza”, sintetizzava Brandi nel 1974 in Teoria generale della critica “ma è come
sospendesse l’esistente in quel punto: e questa è allora l’astanza, come presenza della
traccia stessa che divide l’essere dall’esistente, il presente come esistente dalla
presenza”. Tra presenza e assenza le opere di Di Stasio incarnano lo spirito della pittura
attuale senza paura di non apparire contemporaneo e allo stesso tempo senza ansia di
esserlo, richiudendo la dimensione temporale e anacronistica all’interno di dipinti che si
presentano come pure astanze. Tra sacro e profano, mito e contemporaneità, Di Stasio
racconta la sua biografia onirica per immagini: la pittura è inevitabilmente un sogno, il
sogno è necessariamente pittura.
Stefano Di Stasio (Napoli, 1948) vive e lavora tra Roma e Spoleto.
Dopo aver frequentato per un breve periodo l’Accademia di Belle Arti nella classe di Toti Scialoja, decide di
proseguire gli studi da autodidatta.
Nel 1977-78 apre assieme ad altri artisti amici La Stanza, uno spazio autogestito a Roma, sperimentando
installazioni con svariati oggetti, materiali, luci, frammenti di pittura e disegni murali, esponendo nel 1978
un autoritratto a olio dal voluto sapore ottocentesco, gesto provocatore e d’inversione di rotta rispetto a
quella che ormai sembrava l’accademizzazione dell’avanguardia. Viene notato da Plinio De Martiis, il quale
lo invita a far parte della sua galleria La Tartaruga, dove espone in personali e collettive dedicate al nuovo
ritorno alla pittura a partire dalla mostra Sei pittori del 1980.
Nel 1982 partecipa ad Aperto ’82 alla Biennale di Venezia, nel 1984 viene invitato, sempre alla Biennale di
Venezia, da Maurizio Calvesi con una sala personale in Arte allo Specchio: alla rassegna veneziana
partecipa ancora nel 1995 con una sala personale e nel 2011 presso il Padiglione Italia. Nel 1985 è nella
mostra Anniottanta alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna e nel 1986 alla Biennale di Sindey.
Nel 1994 espone la sua prima personale alla galleria L’Attico di Fabio Sargentini, poi ancora nel 2002 e
successivamente nel 2009 nella mostra Oltre il Trompe l’oeil. Nel 2005 e nel 2011 realizzerà all’Attico le
scene dipinte per le letture dall’Odissea e dall’Eneide.
Tra il 2001 e il 2004 esegue un ciclo pittorico su storie francescane per la chiesa di S. Maria della Pace a
Terni, progettata da Paolo Portoghesi. Ha partecipato a quattro edizioni della Quadriennale di Roma,
esposto nel 2003 nella mostra La collezione Cerasi presso il Chiostro del Bramante di Roma e nel 2007 è
stato inserito in Arte italiana 1968-2007. Pittura presso il Palazzo Reale di Milano.
Tra i musei nei quali ha tenute mostre collettive si ricordano: La pittura ritrovata, Museo del Risorgimento,
Roma (1999); Novecento, Scuderie del Quirinale, Roma (2001); Avantgarde in the Eighties, County
Museum, Los Angeles (1987); Between Earth and Heaven, Museum of Modern Art, Ostenda (2001); Un
secolo d’arte italiana. La collezione Feierabend, MART, Rovereto (2005); Ritratto di una città. Arte a Roma
1960-2001, MACRO, Roma e Anni Settanta a Roma, Palazzo delle Esposizioni, Roma (2013); La divina
commedia nell’arte contemporanea, CIAC, Foligno (2016); Scorribanda, GNAM, Roma e 100% Italia,
Museo Ettore Fico, Torino (2018).
Ha infine esposto nelle gallerie Pio Monti, La Nuova Pesa, Gian Enzo Sperone, Il Polittico, A.A.M.,
Maniero, Studio Vigato, Alessandro Bagnai, Arts Event’s, Ambrosino e Andrea Arte.