What can we expect from color?

Milano - 07/05/2013 : 07/06/2013

BY gallery è lieta di presentare una collettiva di artisti che utilizzano il colore con approcci differenti ma paralleli.

Informazioni

  • Luogo: BYCR
  • Indirizzo: Foro Buonaparte, 60 20121 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 07/05/2013 - al 07/06/2013
  • Vernissage: 07/05/2013 ore 18
  • Generi: arte contemporanea, collettiva

Comunicato stampa

Estela Sokol (1979 Sao Paulo, Brasile) lavora negli interstizi linguistici di quella che ormai si può considerare una tradizione, dell’affrontare il rapporto spazio tempo nell’uso e nel paradosso di tecniche e materie con una storia recente o remota.

I lavori presentati in mostra sono realizzati con un’accurata sovrapposizione di layer di PVC che arrivano a produrre cromatismi originali e sconcertanti, oppure con accostamenti di marmi e plexiglas che generano meta-sculture, viventi di energie proprie



Lo studio di Estela Sokol è un laboratorio alchemico dove l’artista sperimenta affinità e conflitti tra materie e colori, interferenze tra i corpi e la loro aura.


Sem Titulo (Pictures series), 2012
PVC stretched on canvas, 120 x 160 cm

Il suo lavoro sperimentale e materico è un ripensamento critico della modernità, esercitato con gli oggetti e gli strumenti prodotti dall’industria, il pvc, il plexiglas messi in questione in una prospettiva poetica che conferisce nuove energie alla materia affrontata in modo da catalizzare energie viventi socialmente intorno a lei.

“Cosa si può aspettare ancora dal colore”? Estela Sokol con ispirata ostinazione risponde a questa domanda così urgente nel cupo predominio mondiale di tinte di grigio: “L’idea del colore come luce e non superficie è rara, ma quando appare lo fa con una radianza unica nella storia dell’arte, come con James Turrell, Dan Flavin ed Hélio Oiticica, i cui lavori trapassano l’intelligibile” (Paula Braga).


Trepadeira jade, 2012
acrylic on canvas, 180 x 140 cm

I dipinti di Renata Egreja (1984 Ipaussu, Brasile) aggrediscono lo spettatore come un elaborato carnevale psichedelico.

“La vita è quello che è: prima ti inonda di calore, poi è fredda, prima costringe poi rilassa, prima accarezza poi inquieta. Quello che ci chiede è il coraggio” (Guimarães Rosa). Il lavoro quotidiano di Renata incarna quest’ansia vitale nell’affastellare furia, gentilezza, proliferazione ed un desiderio, poi, di distruggere tutto. Di fare piazza pulita. Un giorno dipinge un fiore, con tratto controllato e preciso, ed il giorno dopo lo aggredisce con una colata di materia fluorescente.

Tutti gli avvenimenti, che da traccia diventano forma sulla tela, sono giustapposti, anche qui come livelli paradigmatici della multiforme realtà contemporanea e brasiliana in particolare.

Tutto è presente nei dipinti di Renata Egreja, in un caleidoscopio di colori che brillano di vita propria. Tutto è presente come stati psichici. Accolti ed esteriorizzati con controllata geometria o con violenza gestuale, in un’armonia compositiva sinistra che è la cifra inconfondibile del suo lavoro. È una prosa colloquiale quella che Renata traduce in arte. È piena del carnevale brasiliano e dei colori dell’India che l’artista sta assorbendo e ricreando nei suoi viaggi e nel suo lavoro. Il non finito è la cifra della sua autenticità. In bilico tra dissoluzione e forma.

Nelle sue parole: “Non c’è niente di più bello che morire in una festa. Per me dipingere rappresenta questa tragedia del morire in una grande festa”.


Hologram, 2012, Ed. 4 + AP, pigment print on d-bond, 145 x 112 cm

Masood Kamandy (1981 Fort Collins, Colorado) è un’artista interdisciplinare che lavora nel campo della fotografia e video art. Ha cominciato documentando la storia della sua famiglia in Afghanistan e successivamente il suo lavoro si è evoluto nella fotografia ed elaborazione di video.

Nel 2005, Kamandy ha sostenuto una raccolta fondi per costruire una camera oscura all’Università di Kabul, dove ha tenuto anche un corso di fotografia. Inoltre ha curato una mostra collettiva di opere di studenti presso la Visual Art Gallery (la School of Visual Arts) di New York dal titolo “First Light: Insegnare Fotografia a Kabul”.

I lavori presentati in questa collettiva sono parte del progetto “Superpositional” (2012), progetto esposto a dOCUMENTA(13). Superpositional deriva dalla meccanica quantistica, dove “una particella esiste in tutti gli stati possibili allo stesso tempo fino a quando non viene misurata”. In questo modo, la serie si propone come un ponte tra il movimento ed i fermo immagine, in cui il tempo e lo spazio sono raffigurati come un universo di possibilità simultanee.