Walter Gadda

Bergamo - 19/11/2011 : 23/12/2011

Opere che si affiancano all'idea concettuale di pittura degli anni '60 e '70, ricche di tensione drammatica e cecita' pragmatica. A cura di Flaminio Gualdoni.

Informazioni

  • Luogo: VIAMORONISEDICI SPAZIOARTE
  • Indirizzo: Via Giambattista Moroni 16 - Bergamo - Lombardia
  • Quando: dal 19/11/2011 - al 23/12/2011
  • Vernissage: 19/11/2011 ore 18
  • Autori: Walter Gadda
  • Curatori: Flaminio Gualdoni
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: da giovedì a sabato, ore 16.00 -19.00.
  • Biglietti: ingresso libero

Comunicato stampa

Walter Gadda e' pittore. Per istinto, vocazione, determinazione. Pittore, e proprio percio' non innamorato della disciplina, delle liturgie d'atelier dietro le quali per troppo tempo si e' mascherato l'esercizio vacuo del dipingere, del 'fare il quadro'. E neppure delle giaculatorie e delle petizioni di principio di chi ha inteso ' erano gli anni '60 e '70 ' esorcizzare la disciplina stessa stilizzandola in mero atteggiamento concettuale



Gadda la pittura la ama, la vive come mozione della presenza e insieme, in fervida congenita ambiguita', interrogazione della distanza; come rapporto corporeo con il quadro e a un tempo come allontanamento irrevocabile dello sguardo.

Per questo ne rispetta l'anima, non i rituali esteriori. Per converso non interessano, a Gadda, la tensione drammatica e la cecita' pragmatica,quanto piuttosto il filtro intellettuale che sotto il lavorio delle materie e dei gesti, sotto l'erompere del colore e delle sue autonome vocazioni formative, esiti in assetti naturali, congruenti, dotati di senso e identita'.

Tale attitudine e' cio' che gli ha fatto intuire e rivivere lo snodo critico potente che ha portato nella modernita' l'idea di dipinto a farsi, da riscrittura e restituzione del mondo, mondo; da porzione separata e codificata di spazio visivo, spazio.
Con cio' facendosi, senza concedersi al prestigio epidermico della maniera grande e della forzatura di grazia, anche figlia di un'intensita' cosi' autenticamente felice da non voler ricorrere necessariamente ad abbigliamenti sensibilistici.

Per Gadda, e' stata la scelta di non straniare definitivamente la forma/pittura, assumendone il codice originario, ma cristallizzando le polarita' tra immagine e corpo dell'immagine, e tra presenza fisica e distanza psicologica dell'opera, in una esemplarita' ripensata.

Nasce da qui la sua scelta di far quadri, ancora, che quadri siano, ma configurandoli come superfici fisiologicamente consistenti in virtu' dell'assunzione della gommapiuma come supporto, e del tegumento straniante di una plastica lucente, tesa, luministicamente ambigua [....]