Vittorio D’Augusta – Il giardino e la guerra

Rimini - 19/01/2013 : 10/03/2013

Esposta l'ultima produzione dell'artista di origine fiumana che elabora, tra memoria e rinnovamento espressivo, gli esiti ultimi della sua lunga esperienza di ricerca artistica.

Informazioni

Comunicato stampa

La FAR, Fabbrica Arte Rimini, apre la sua stagione espositiva 2013 con l’inaugurazione il 19 gennaio alle ore 18 a Rimini (Palazzo del Podestà, Piazza Cavour) della mostra di Vittorio D’Augusta dal titolo Il giardino e la guerra. La mostra propone l’ultima produzione dell’artista di origine fiumana che elabora, tra memoria e rinnovamento espressivo, gli esiti ultimi della sua lunga esperienza di ricerca artistica, tra le più feconde del panorama riminese e nazionale



Il tema affronta i tratti salienti e le ragioni storiche delle proprie origini, tocca i momenti della diaspora e della guerra, spartiacque doloroso tra vita e distruzione. “Ma al di là di sottili indizi di storie che compaiono nelle sue tele, in questi cinquant’anni di attività artistica, è innegabile che il vero oggetto della pittura di Vittorio D’Augusta sia sempre stato la pittura stessa” scrive Sabrina Foschini nel testo di presentazione della mostra .

Il giardino e la guerra evocati dal titolo sono “ciò che cresce, veglia e fiorisce” messo di fronte e in contrasto con “ciò che spezza, sradica, distrugge”. Il tutto raccontato nella pittura gestuale di Vittorio D’Augusta che trova respiro in tele di grande formato e di forte impatto visivo.
“E se giardino e guerra rappresentano un ossimoro di sensi e parole-continua la Foschini-il comune denominatore, il nucleo sottinteso di questi temi generali è proprio la casa, attorno a cui mani pazienti ricoverano dei semi, e sopra cui la guerra concentra la sua volontà di distruzione”.

Vittorio D’Augusta è nato a Fiume nel 1937 e dal 1948 risiede a Rimini. Da quella città di confine, che nell'arco di un secolo è stata asburgica, dannunziana, italiana, titina e croata, e da Rimini, città dalle profonde trasformazioni, ha tratto l'attitudine a rifiutare la rassicurante stabilità delle teorie definitive e a considerare valore l'elasticità del pensiero "mobile", capace di attraversare ipotesi contraddittorie. Come egli stesso ha scritto, questa concezione ossimorica dell'arte gli ha permesso di rinunciare a coerenze formali, rimanendo però fedele a due principi: l'idea che la pittura sia il termine di paragone con cui si confronta ogni pensiero, l'idea che ogni gesto del dipingere, per quanto radicale, possa sempre complicarsi in digressioni che ne mettano a rischio la rotta prefissata e che implicano un'aspettativa fatalista, o romantica, per ciò che potrà accadere, e forse accadrà, dentro la pittura.
D’Augusta giunge alla notorietà nei primi anni Settanta sulla scorta di una arte analitica e ambientale. Successivamente ha fatto parte del gruppo dei Nuovi Nuovi teorizzato da Renato Barilli.
Come ha scritto Giovanni Maria Accame, D'Augusta ha instaurato un rapporto con l’arte,"nella dilatazione e trasformazione dei suoi confini sollevando i problemi di una differente pratica della pittura e della sua immagine".