Villiam Miklos Andersen – Smooth Operator

Informazioni Evento

Luogo
FONDAZIONE ELPIS
Via A. Lamarmora 26, Milano, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

giovedì – domenica: 12:00 – 19:00
ultimo ingresso ore 18:40

Vernissage
26/02/2026

ore 18,30

Artisti
Villiam Miklos Andersen
Curatori
Gabriele Tosi
Uffici stampa
PAOLA C. MANFREDI STUDIO
Generi
arte contemporanea, personale

Fondazione Elpis presenta Smooth Operator, prima mostra personale in Italia di Villiam Miklos Andersen (Kalundborg, Danimarca, 1995), a cura di Gabriele Tosi.

Comunicato stampa

Fondazione Elpis presenta Smooth Operator, prima mostra personale in Italia di Villiam Miklos Andersen (Kalundborg, Danimarca, 1995), a cura di Gabriele Tosi, in apertura negli spazi espositivi della Lavanderia il 27 febbraio 2026.
Il progetto è prodotto da Fondazione Elpis con il contributo della New Carlsberg Foundation, della 15. Juni Fonden, della Danish Arts Foundation, della Knud Højgaard Fond e della Den Hielmstierne-Rosencroneske Stiftelse.

La mostra riunisce opere che indagano il comfort come prodotto istituzionale: una condizione che regola chi appartiene a un contesto e a quali condizioni. Il percorso interroga i costi emotivi del mantenimento, della protezione e della circolazione del benessere, trasformando l’architettura della Fondazione in una sequenza di spazi con funzioni diverse. Le opere avvicinano elementi che solitamente restano separati: lavoro e festa, cura e ristoro, back office e spazio di relazione. Oggetti standardizzati cambiano registro attraverso materiali e lavorazioni che li rendono sensoriali attraverso luce, trasparenza, ritmo, odore, tatto.

Nella celebre canzone di Sade, lo smooth operator è un escort internazionale senza sentimenti, che proprio nel distacco emotivo trova la condizione per ottenere accesso, mobilità e ascesa sociale; Andersen assume questa figura come metafora critica del presente. Attraverso sculture, installazioni e progetti relazionali, l’artista indaga da una prospettiva queer i sistemi economici contemporanei, delineando una forma di erotismo che mette in relazione desiderio individuale e meccanismi logistici. In questa tensione tra cura e regolazione, la mostra costruisce un percorso che interroga il rapporto tra benessere, produttività e organizzazione del corpo.

Afferma il curatore Gabriele Tosi:
«Il lavoro di Villiam Miklos Andersen rende visibili le infrastrutture invisibili che assicurano la nostra esperienza quotidiana del comfort. Le sue opere mostrano come ciò che percepiamo come cura e benessere sia spesso il risultato di sistemi progettati per orientare comportamenti, desideri e forme di appartenenza. Smooth Operator mette in luce questa ambivalenza, rivelando il comfort non come uno stato naturale, ma come un dispositivo culturale e politico».

Smooth Operator prosegue la collaborazione avviata tra Villiam Miklos Andersen e Fondazione Elpis nel 2024 in occasione di Una Boccata d’Arte, sviluppata a Serre di Rapolano. La mostra milanese prosegue questo dialogo spostando l’indagine dal contesto territoriale agli spazi costruiti e alle infrastrutture del contemporaneo, consolidando una linea di ricerca condivisa.
Il progetto sarà accompagnato da un catalogo e da un public program che agiscono come approfondimento dei contenuti attraverso contributi critici e momenti di confronto pubblico.

IL PERCORSO ESPOSITIVO
All’ingresso, opere come Just-in-time (2025) e Smooth Operator (2026) introducono il tema del comfort come costruzione regolata: cura, trasporto, controllo, con uno scarto percettivo prodotto da colore, trasparenze, replica. Al piano terra la serie di intarsi Transactions, realizzata a partire da immagini legate a filiere e gesti di lavoro, rallenta l’immaginario dell’efficienza e isola il dettaglio del contatto. Nel cortile, la Mobile Sauna (Verkstadskärra 3 – Ångenhet, 2026) concentra il progetto: una sauna ottenuta dalla riconversione di un veicolo originariamente bellico, trasportata da Andersen da Gotland, (Svezia) a Milano e restituita anche come road movie, in una dimensione performativa e processuale.

Nel piano interrato luce e suono costruiscono un ambiente tra club notturno e area di servizio. Radioso (2026) e Smooth Operator – DJ set (2026) lavorano sull’atmosfera come dispositivo: ritmo, attrazione, idratazione, micro-socialità. La mostra assume qui la forma di un “cruising logistico”, un movimento laterale che attiva prossimità e incontro dentro spazi e tempi pensati per funzioni operative. Andersen estende questa pratica nelle sue opere, facendone una modalità di ricerca relazionale capace di interrogare le strutture che regolano mobilità, appartenenza e relazione.

Ai piani superiori, Cabin (2024) e altre strutture modulari traducono standard e unità logistiche in architetture minime, a metà tra protezione ed esposizione, intimità e servizio. L’idea di registro e duplicazione attraversa anche opere costruite come superfici di misura e di copia, con interventi che reintroducono gesto e materia dentro dispositivi apparentemente neutri. La visita si chiude su pausa, ristoro, idratazione: Water Cooler (2026) trasforma un oggetto da ufficio in presenza scultorea e punto di incontro.

Accanto a questa narrazione, la mostra presenta 17 serie – molte delle quali di nuova produzione – che trasformano oggetti e dispositivi del comfort quotidiano in presenze scultoree ambigue e stratificate. Elementi associati al riposo, al sostegno e alla cura vengono tradotti in materia, rendendo visibili le strutture che regolano gesti ordinari di pausa e benessere. Attraverso l’impiego di materiali e tecniche che attivano dimensioni tattili, olfattive e percettive, Andersen sollecita un coinvolgimento diretto del corpo del visitatore con oggetti solitamente percepiti come neutri e funzionali.

Sculture in bronzo, lavori in legno e acrilico, strutture modulari e cabine dialogano con dispositivi provenienti da ambienti di lavoro e spazi semi-pubblici — distributori d’acqua, arredi tecnici — trattati come frammenti di un sistema più ampio che promette cura attraverso il controllo, mettendo in tensione funzione e rappresentazione e rivelando la dimensione politica dei dispositivi quotidiani.

La mostra si sviluppa negli spazi della Lavanderia di Fondazione Elpis, caratterizzati dalla compresenza di ambienti espositivi e spazi che conservano una forte impronta funzionale. La disposizione delle opere costruisce un percorso che mette in relazione architettura, oggetti e corpo del visitatore, invitando a considerare comfort e benessere non come condizioni naturali, ma come stati contingenti che emergono dall’interazione tra sistemi, spazi e soggetti.

BIOGRAFIA ARTISTA
Villiam Miklos Andersen (Kalundborg, Danimarca, 1995) lavora tra Francoforte e Copenaghen. Rendere queer logistiche familiari - dalle industrie del trasporto ai bagni pubblici- è centrale nella pratica scultorea e relazionale di Andersen. Attraverso gesti scultorei minimi che spostano e riformulano oggetti riconoscibili, Andersen mostra come i beni di consumo, le economie dei servizi e le stesse zone di scambio siano permeate dall’estetica maschilizzata del trasporto merci e dall’uniformità delle infrastrutture dominanti. Alterando i codici visivi normativi delle merci, il lavoro mette in luce la regolazione logistica sistemica di azioni quotidiane, acquisti e modalità di movimento: strutture esposte alla vista e insieme occultate, radicate nella vita pubblica e privata. Andersen ha presentato mostre personali e a due presso ISCP, New York (2025); Kunsthalle KHOTA, Helsinki (2025); Overgaden, Copenaghen (2024); 1Shanthiroad, Bangalore (2023); Simulacra, Pechino (2023); Kunsthal Aarhus (2020); The Danish Cultural Institute, Pechino (2018); tra gli altri. Tra i progetti principali: The Pawn Shop a documenta fifteen, Kassel (2022). Nel 2024 lavora a Serre di Rapolano in Toscana per il progetto Una Boccata d’Arte di Fondazione Elpis. Il suo lavoro è presente in collezioni istituzionali, tra cui ARKEN Museum of Contemporary Art; Fondazione Elpis; Landspítali - University Hospital of Iceland; X Museum, Pechino; Municipality of Copenhagen; Sammlung Nizza; Herbert Gerisch-Stiftung; tra le altre.

FONDAZIONE ELPIS
Fondata nel 2020 da Marina Nissim, imprenditrice e collezionista, Fondazione Elpis sostiene la produzione artistica contemporanea con un’attenzione particolare alle nuove generazioni, attraverso un programma articolato di mostre, residenze, laboratori, incontri e progetti diffusi sul territorio nazionale. L’attività della Fondazione si sviluppa come piattaforma di ricerca e sperimentazione, capace di mettere in dialogo contesti, pratiche e linguaggi diversi, con uno sguardo rivolto a scenari che si collocano anche al di fuori dei circuiti tradizionali dell’arte contemporanea. Con sede a Milano, nel quartiere di Porta Romana, Fondazione Elpis opera attraverso un sistema di spazi complementari dedicati all’esposizione, alla residenza e alla sperimentazione laboratoriale, pensati per accompagnare il lavoro degli artisti in fasi diverse del processo creativo. L’identità della Fondazione è strettamente legata a Una Boccata d’Arte, progetto nazionale diffuso che dal 2020 ogni anno coinvolge 20 artisti e artiste italiani e internazionali nella realizzazione di interventi site-specific in 20 borghi italiani, uno per ogni regione. Nato dall’incontro diretto di giovani artisti con i luoghi e le comunità locali, il progetto promuove una pratica artistica fondata sulla relazione e sulla valorizzazione del patrimonio culturale e sociale dei territori.