Veronica Montanino – Mutatis mutandis

Roma - 03/10/2014 : 28/10/2014

La pittura germinativa, infestante, virale, metamorfica, psichedelica, “overlook”, di Veronica Montanino, ci invita a riflettere sul ruolo che generosità, esuberanza, e inutilità giocano nell’operare dell’arte e della natura (4). Mutatis mutandis ricerca ciò che è comune a questi due regni, fatte le debite differenze.

Informazioni

Comunicato stampa

È possibile presentare i quadri dei pittori – si chiedeva Roger Caillois (1) – come la varietà umana delle ali della farfalla? La risposta dell’antropologo francese era affermativa, ma a patto di operare (anche solo temporaneamente) una sospensione dei criteri di ordinamento del sapere quale lo conosciamo adottando una “prospettiva trasversale”. In primis l’opposizione Natura/Cultura. Anche Karl Popper, separatore di mondi, del resto scriveva che il mondo 3 è per l’uomo l’equivalente del miele per le api e della tela di ragno per i ragni

Tale sospensione non è esercizio peregrino se permette di interrogarsi su questioni quali la “natura” della pittura. Veronica Montanino pone proprio “l’enigma indecifrabile” della varietà dei disegni delle ali di farfalla (2) al centro della serie realizzata per la Dorothy Circus Gallery (anche se centro non ci può essere in chi sembra voler abbracciare la “scienza diagonale”).
Cosa risulta incomprensibile della bellezza delle ali della farfalla? Il suo essere sostanzialmente senza scopo. Inutile, non funzionale (3). Come il potlatch mette in crisi il paradigma dell’homo oeconomicus, cosi la natura pictrix disvela una tendenza al dispendio che la vulgata evoluzionista del mors tua vita mea, tutto minimo sforzo e adattamento, non sembrava contemplare tra le caratteristiche degli esseri plasmati dalla selezione naturale.
La pittura germinativa, infestante, virale, metamorfica, psichedelica, “overlook”, di Veronica Montanino, ci invita a riflettere sul ruolo che generosità, esuberanza, e inutilità giocano nell’operare dell’arte e della natura (4). Mutatis mutandis ricerca ciò che è comune a questi due regni, fatte le debite differenze.
Artista dedita alla pratica del camouflage e del remix, Veronica Montanino corteggia la mimicry e l’ilinx, la maschera e la vertigine, invita al capogiro, all’allucinazione, al disorientamento, a smarrire il senso univoco della strada maestra. Niente bussola o molliche di pane nei boschi narrativi che l’artista ci propone. Alto e basso spariscono, figura e sfondo giocano a rimpiattino in una superficie stratificata dove ciò che esce dalla macchia per farsi figura, o lascia il colore per farsi forma, subito si riperde col sopraggiungere di un nuovo livello (5). Labirinti dove perdersi alla ricerca di un fil rouge che l’occhio seguendo i diversi pattern a tratti ritrova, ma che si rivela falsa indicazione, depistaggio, trappola, vicolo cieco. Ginnastica della visione che produce miraggi e al tempo stesso nasconde, spezzando la forma, maculando, zebrando, striando, tatuando ciò che ci appare familiare, ma che forse non lo è. Come gli ocelli della Caligo prometheus non sono gli occhi della civetta. Le storie, dalla dimensione del bìos si fanno zoé (senza scopo è il tempo ciclico), cosi i miti e le fiabe, ridotti a tracce, tornano motivi “liberi”. Anche la fiaba di Psiche e Amore… si riduce a frammenti di un discorso amoroso. Come nelle pietre paesine (e la pittura a strati, colata, di Veronica Montanino ha qualcosa di geologico), ognuno riconosce la sua città e ricostruisce la propria storia.

script by Giorgio de Finis



(1) Caillois, R., Méduse et Cie, Èdition Gallimard, Paris, 1960, trad.it. L’occhio di Medusa. L’uomo, l’animale, la maschera, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1998.
(2) Caillois, op.cit.: p.23.
(3) Caillois non nega il valore spiazzante e difensivo di molti dei disegni presenti sulle ali dei lepidotteri, ma non lo ritiene sufficiente a spiegarne l’enorme varietà e il “dispendio fastoso” di forme e colori (Caillois, op.cit.: pp.34-35).
(4) Nonostante Veronica Montanino ricerchi, anche nella pratica pittorica messa in atto, una autonomia dal linguaggio e dalla narrazione, non è estranea al suo lavoro una dimensione “metalinguistica”. Una esplicita riflessione sull’operare stesso dell’arte è al centro della grande parete realizzata per l’ingresso della Casa dell’Architettura di Roma. Al centro de “La Bella Stagione”, un giardino fantastico, multicolor e multiforme, Montanino colloca una grande figura femminile, quasi un autoritratto, che si innaffia i piedi, un gesto “inutile” che intende celebrare, a detta della stessa Montanino, la libertà dell’espressione artistica. Un altro grande muro realizzato di recente dall’artista per una abitazione privata sembrerebbe confermare, a giudicare dal titolo (“Penser la dépense”) alcune delle considerazioni sopra riportare. Meriterebbe un approfondimento maggiore la questione del dipingere “alla maniera della natura” che Veronica Montanino indubbiamente ricerca, ricorrendo ad una pittura fatta di applicazione, tempo (e fatica), gesti ripetuti, talvolta ossessivamente e pazientemente reiterati, escamotage utilizzati per esorcizzare la tentazione di una qualsivoglia costruzione cosciente. Sul decorativo come “fantasma perturbante” rimandiamo al volume di Giuliana Altea, Il fantasma del decorativo, Il Saggiatore, Milano, 2012.
(5) Dichiara Veronica Montanino: “Non sono interessata alle gerarchie, né ai primati, né alla supremazia di un genere sull’altro. Per me astrazione e figurazione sono la stessa cosa in quanto elementi, non concorrenti, dell’immagine”, Un giardino per celebrare l’arte, intervista a Veronica Montanino a cura di G. de Finis, “AR”, 107, luglio-agosto 2013, pp.30-31 .

Mutatis mutandis: the nature painting and the painting nature

Veronica Montanino exhibition

It is possible to present painters artwork - asked Roger Caillois – as the human variety of the butterfly wings? The answer of the french anthropologist was affirmative, but on condition to operate (also only temporarily) a suspension of the knowledge organization cryteria, as we know it by using a “trasverse perspective”. As first the opposition Nature/Culture. Also Karl Popper, worlds separator, wrote the world 3 for men is similar to the honey for the bees and the spiderweb for the spider. This suspension is not an unusual act if it allows to ask ourselves about matters such as the painting nature. Veronica Montanino put the variety of the butterfly wings draws “incomprehensible enigma” at the center of the series she realized for the Dorothy Circus Gallery (also if there is no center in who believes in “diagonal science”).
What is incomprehensible in the butterfly wings beauty? Its being essentially without any purpose. Useless, not functional. As the potlatch creates problems to the homo oeconomicus paradigm, so the natura pictrix unveil an inclination to the waste that the well known evolutionist idea of mors tua vita mea, smallest effort and adaptation, doesn't seems to contemplate in the characteristics of the people shaped by natural selection. Veronica Montanino's psychedelic, life giver, invasive, viral, metamorphic and overlooking painting, asks to meditate on the role of the nature and the art waste and futility. Mutatis Mutandis look for what there is in common with this two reigns.
Camouflage and remix committed artist, Veronica Montanino flutters the mimicry and the ilinx, the mask and the vertigo, and she looks for the dizziness, the lost of unambiguos sense, of the main road. No bearings or bread crumbs in the narrative forests the artist offer us. High and low vanish, shape and background play hide and seek over a layered surface where what comes out from the blot to become form, or leave the colour to become form, quickly lost itself again with the suddenly appearing of a new layer. Labyrinth where to lost yourself to look for a fil rouge the eye find following the different patterns, but that it reveals to be a fake indication, throwing off track, trap, dead-end street. Gymnastic view that produce mirages and that at the same time it hides, breaking the shape, tattooing what seems to be familiar, but it maybe is not. Such as the ocelli of the Caligo prometheus they are not the owl eyes. The stories, from bios dimension the become zoè (without purpose it is the cyclical time), at the same time miths and fables, reduced to traces, become free themes. Also Psiche and Amore fable.. reduce itself to fragments of a love matter. Such as in ruin marbles (and veronica Montanino layer painting has something of geological) every one identify his city and recreate his own story.

Script by Giorgio De Finis