Ventinovegiorni – Arianna Bonamore

Roma - 14/02/2014 : 13/03/2014

Le opere di Arianna Bonamore si intrattengono anche sui loro pallidi intermediari, quei fantasmi lignei che si offrono come canovaccio all’apparizione.

Informazioni

Comunicato stampa

Arianna Bonamore

Si può assegnare un momento preciso alla nascita del Moderno in arte: quando i pittori hanno scoperto che attraverso i pennelli si poteva non solo riprodurre il reale, ma anche esplicare l’irreale. Quindi far vedere l’invisibile. Non so se sia giusto definire le opere di Arianna Bonamore immagini, perché hanno una densità sconosciuta all’altra arte, quella che si appoggia al referente, al dialogo con il già visto. Vengono invece da un luogo impraticabile, indescrivibile, e portano i segni di un processo che avviene a strati

Queste opere ci appartengono perché rifiutano la leggerezza dell’immagine, e intrattengono traffici con una intima densità. Che sembrino moderne, a questo punto, pare una semplice casualità.

Si soffermano, oltre il piacere, anche sul lungo processo che le ha generate. Ma, forse resistendo, ci lasciamo dialogare da queste opere offuscate da un eccesso di irraggiamento, che, peraltro, proviene da un luogo oscuro. Data la loro origine il loro destino è che appaiano scomode. Ma ciò che udiamo da loro non lo potremo ascoltare altrove, e l’esclusività è l’unico valore che non ha mai cercato approvazione.

Le opere di Arianna Bonamore si intrattengono anche sui loro pallidi intermediari, quei fantasmi lignei che si offrono come canovaccio all’apparizione. Ci parlano di mani medievali che ancora non conoscono la velenosa magnificenza dello spettacolo, e si affidano al segno. Ma da queste oceanografie private si esprime l’unica ars . Il più duro, il più esigente, il più ostinato, l’unico amore possibile.
Paolo Aita
Senza titolo
Senza titolo, cm100x125, Acrilic and lumocolor permanent on O.S.B, 2014
Ventinovegiorni

Ventinovegiorni è un progetto per l'arte contemporanea organizzato da Kou e legato alla temporalità del ciclo lunare che si svolge nello Spazio Menexa di Palazzo Montoro a Roma.

Da sempre la luna piena si è rivelata un segno attrattivo che fa confluire lo sguardo dell'osservatore verso un riferimento certo e a tal modo la rassegna vuole essere uno strumento per mettere in evidenza un nuovo artista in concomitanza del plenilunio.

Così ogni ventinove giorni viene presentato un'artista facendolo illuminare da una luna feconda e ospitandolo in uno spazio non convenzionale, un luogo di lavoro creativo che non è una galleria ma lo è stata nel passato e di cui conserva l'aspetto, per creare un trait d'union che contribuisca a costruire un futuro all'arte contemporanea e che come una fionda lanci nuove idee usando la luna a guisa di acceleratore come accade per le sonde spaziali che la usano per proiettarsi nelle profondità dell'inesplorato.

Sorgono così, dopo il ciclo iniziato nel 2012, una serie di nuove lune piene che illuminano senza necessità di cura, nella consapevolezza che l'arte non sia malattia e non abbia bisogno di curatori e che si reiterano nei cicli attraverso gli stessi artisti che, mettendosi in gioco, addivengono all'obbligo di esser loro ad indicare l'artista successivo, creando così un percorso originale e privo di protagonismi.