Van Dyck e i suoi amici

Genova - 08/02/2018 : 08/07/2018

Una nuova mostra per l’Associazione Amici di Palazzo della Meridiana, curata da Anna Orlando, che vuole raccontare una straordinaria e unica stagione pittorica per l’Europa.

Informazioni

Comunicato stampa

Una nuova mostra per l’Associazione Amici di Palazzo della Meridiana, curata da Anna Orlando, che vuole raccontare una straordinaria e unica stagione pittorica per l’Europa.

Cinquanta sono le opere tra dipinti, disegni ed incisioni, tra queste 8 sono di Van Dyck, selezionate da musei e collezioni private per offrire al pubblico un raffinato distillato di questo eccezionale momento della storia dell’arte europea.

Saranno ospitate a Palazzo della Meridiana, nel cuore del polo museale genovese di Strada Nuova, che conserva il fascino di una dimora Cinquecentesca



I Temi e i capolavori

Dopo un video inziale in una sala introduttiva dal taglio prettamente didattico, seguono quattro sale che affrontano i vari temi legati al momento in cui il giovane Anton Van Dyck,
l’allievo prediletto di Rubens che già aveva spopolato nella Superba con importanti commissioni pubbliche e private, arriva da Anversa a Genova nel 1621, poco più che
ventenne. Vi resta fino al 1627 con continui spostamenti nel resto della Penisola.

Cosa vede? Chi incontra? Chi sono i suoi committenti? Quali suoi connazionali conosce e frequenta? A chi di loro chiede ospitalità nell’atelier? Con quali di loro collabora per far fronte a tutte le numerose opere, soprattutto ritratti, che gli richiedono immediatamente aristocrazia e borghesia locale? Quali sono i soggetti preferiti dei genovesi che chiedono ai fiamminghi di realizzarli per loro? A queste domande risponderanno le opere messe a confronto con alcuni dei suoi capolavori.

L’avventura dei fiamminghi a Genova

Al Palazzo della Meridiana, una mostra di studio curata da Anna Orlando ricostruisce, attraverso cinquanta opere fra dipinti, disegni e incisioni, lo sviluppo della pittura borghese in Italia, dal ritratto al paesaggio alla natura morta, e documenta anche l’interpretazione dell’arte sacra da parte dei fiamminghi.