Ultima

Trieste - 23/11/2012 : 23/11/2012

Ovvero un progetto multimediale proposto da quattro artiste del Gruppo78 sul tema della violenza sulle donne. E’ innanzi tutto la testimonianza di come l’arte possa veicolare idee, emozioni, scottanti realtà sociali, ciò che accade nella società d’oggi – insinuandosi nella vita di ciascuno di noi – con il filtro dei suoi linguaggi e con una forza comunicativa, nelle simbologie prescelte, più intensa di qualunque alto tipo di informazione.

Informazioni

Comunicato stampa

ULTIMA
Ovvero un progetto multimediale proposto da quattro artiste del Gruppo78 sul tema della violenza sulle donne. E’ innanzi tutto la testimonianza di come l’arte possa veicolare idee, emozioni, scottanti realtà sociali, ciò che accade nella società d’oggi – insinuandosi nella vita di ciascuno di noi – con il filtro dei suoi linguaggi e con una forza comunicativa, nelle simbologie prescelte, più intensa di qualunque alto tipo di informazione. L’arte narra attraverso immagini metaforiche, che esaltano e riassumono il messaggio

L’arte d’oggi, staccandosi dai linguaggi tradizionali distinti e predefiniti, scende nella vita quotidiana, raccoglie in essa spunti e stimoli per elaborare messaggi collettivi, mescolando i media espressivi, unendo come qui in ULTIMA, l’immagine mobile del video all’immagine statica della fotografia, alla parola scritta delle frasi d’amore perduto.
ULTIMA è una tragedia simulata, una fiction espressa da sette donne di diversa età (simbolo delle sette virtù laiche e religiose) uccise in sette diversi luoghi abbandonati della nostra città, ideata con l’intento di accomunare la caduta dei valori etici ed umani (sottesa alla violenza sulle donne in una società di estrazione patriarcale), all’abbandono e al degrado dei luoghi.
L’azione virtuale, racchiusa in immagini, ribadisce proprio questo dilagante decadimento di valori che spinge all’istintuale brutalità del femminicidio (uccidendo in questo caso assieme alle donne le virtù che esse rappresentano) in collegamento con il decadimento, l’abbandono, la deantropizzazione di luoghi che, proprio per questo loro stato, sono privi di quegli strumenti, servizi, centri di aggregazione, utili ad arginare e prevenire l’alienazione morale degli individui, e a coltivare al contrario il miglioramento della qualità della vita.
L’abbinamento tragedia umana – degrado architettonico ed ambientale diviene la cifra significativa di questo evento. Affida all’efficacia dell’immagine, all’irrealtà di una Trieste colta in una dimensione sospesa e sconosciuta, l’intensità di una comunicazione nefasta, come un urlo di ribellione allo stato delle cose, affinchè, riflettendo sull’urgente necessità di recuperare i valori smarriti, sostituiti da consumi puramente materialistici, lo cose possano incominciare a cambiare.
Perché ULTIMA? Perché questo racconto immaginifico sembra essere l’ultima invocazione possibile per resistere e sopravvivere al male, convertendo un percorso sbagliato verso una rinnovata speranza.
Maria Campitelli