Ugo Salerno – Tra-sformando

Bologna - 28/01/2012 : 25/02/2012

L’arco di un decennio di lavoro che qui viene offerto è la sintesi di una vita di pensiero artistico che trova finalmente il suo approdo e apre ad una inedita ricerca, profondamente contemporanea e in dialogo, alla pari, con l’arte dei nostri tempi.

Informazioni

Comunicato stampa

TESTO CRITICO:
“Ci appaiono all’improvviso le opere di Ugo Salerno; e ci lasciano con un senso di
estraniazione, e anche di stupore. Si avverte un lungo lavoro interiore: di uomo, di
lavoratore, di pensatore, che infine porta alla luce un’opera d’arte dai contorni
complessi e profondi. L’elaborazione concettuale si accompagna ad una articolatissima e
addirittura sofisticata tecnica, che rivela un percorso estremamente complicato, che
non svela che a poco a poco tutto il lavoro, la sua lunga preparazione psicologica e
quindi la sua traduzione in materia

Il protagonista è la materia, e cioè la “carta”, e il
colore bianco con il suo opposto protagonista assoluto, il nero, i due poli ambiguamente
usati nella negazione e nel riassumere tutto il colore presente nel mondo.
Una pratica, quella della manipolazione della carta (materia che l’artista ha avuto vicino
per obbligo, lungo tanti anni, nel suo lavoro quotidiano) che la trasforma, rielabora,
contorce, stropiccia, unisce in un magma materico primordiale, ancestrale e lontano.
Dissociante è la percezione, per chi si appressa all’opera esposta: grandi immagini
stampate su tela, che provengono da un prototipo unico e che si fissano in un unico
esito; si parte da una tecnica che ha molto a che fare con l’informale, carta, colla,
segatura, tocchi di pittura isolati, definibili come “bozzetti d’artista”, minimali,
compressi, che hanno dentro una potenzialità espressiva che si traduce attraverso la
macchina della riproduzione nell’opera finale, che appare invece legata al suo contrario,
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l’arte spaziale, concettuale o, che consuona, ad esempio, con il mondo fantastico di
Lucio Fontana.
L’artista ripercorre tutta l’arte contemporanea e forse inconsapevolmente anche la
tradizione artistica antica, perché le figure, o meglio le forme, che si stagliano sulla
campitura di un nero tecnicamente, quasi maniacalmente ricercato, si possono trovare
nei panneggi stropicciati delle figure di Durer o del Quattrocento tedesco e fiammingo:
un confronto tra i tanti possibili.
L’artista comunque si ritrae, schivo, dopo aver operato e lascia libero campo
all’immaginazione di chi guarda. E così appaiono figure infinitamente interpretabili:
danzatori sui fili, uccelli, capigliature femminili, fiori spampanati, materia vulcanica,
combustioni. Sinfonie e sfumature impercettibili che ricercano un dialogo con il mondo,
la sua materia e il suo immaginario.
L’uomo e le macchine e la riproducibilità infinità del gesto, che ritorna evento unico e
irripetibile nella forza del fare artistico, nella ricerca, nella scelta.
L’arco di un decennio di lavoro che qui viene offerto è la sintesi di una vita di pensiero
artistico che trova finalmente il suo approdo e apre ad una inedita ricerca,
profondamente contemporanea e in dialogo, alla pari, con l’arte dei nostri tempi.”
Milena Naldi