TU35 Massa Carrara Livorno – Ipotenusa / Immaginary landscape

Prato - 16/07/2015 : 02/08/2015

L'estate pratese all'insegna di TU35. Sotto osservazione Massa Carrara e Livorno.

Informazioni

Comunicato stampa

Ipotenusa | una mostra irrealizzabile
A cura di Federica Forti,
ones

office - a non exhibition space (Carolina Gestri e Francesca Vason), Stefania Rinaldi
con Pietro Gaglianò

Imaginary Landscape

A cura di Gino Pisapia

con Alessandra Poggianti





Dal 17 luglio al 2 agosto 2015

Inaugurazione: giovedì 16 luglio 2015, ore 18

Officina Giovani, piazza Macelli 4, Prato

Ingresso libero







TU35 è partito a metà maggio 2015 come un progetto sperimentale nel tentativo di tracciare una mappatura dell’arte e della creatività toscana emergente che fosse in grado di far dialogare alla pari le generazioni più giovani. Curatori under 35, affiancati da alcuni tutor, hanno selezionato in questi mesi giovani artisti loro coetanei, per fotografare insieme la realtà toscana dal suo interno, senza limiti istituzionali o generazionali. “Le mostre finora realizzate, afferma Camilla Mozzato, coordinatrice del progetto, hanno rivelato una forte responsabilità curatoriale e una profonda urgenza artistica, ma soprattutto stanno contribuendo a creare un pensiero critico e un dialogo propositivo tra gli stessi artisti e curatori che speriamo continuino ad ampliare la mappatura, che per definizione non può che essere in progress”. Dopo aver indagato le province di Pistoia, Firenze, Siena e Pisa, il progetto TU35 oggi è giunto quasi a metà cammino. Ancora un doppio appuntamento per la quarta tappa di TU35 – Geografie dell’arte emergente in Toscana, progetto organizzato dal Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci con Officina Giovani di Prato per sondare, captare e indagare le energie creative che ci circondano, dando spazio a sperimentazione, trasversalità e commistione di discipline artistiche e linguaggi creativi, dall’arte visiva alla musica, dal cinema al video, dal multimedia al design. Questa volta le province coinvolte sono Massa Carrara con la mostra dal titolo Ipotenusa | una mostra irrealizzabile e Livorno con la mostra Imaginary Landscape.




Ipotenusa è un lato obliquo che non trova il suo angolo retto, una mostra utopica che come un triangolo mancato e nata da una ricerca curatoriale irrealizzabile e che avrebbe dovuto ispirarsi a un’analisi del territorio, quello di Massa Carrara, fortemente caratterizzato dalla storia e dalla tradizione, ma dove le produzioni degli artisti coinvolti hanno portato a soluzioni indipendenti dallo scenario ambientale storico e culturale di partenza.

Il lato obliquo è sia la provincia di Massa Carrara rispetto alla Lunigiana, territorio con i confini ancora da stabilire, sia Carrara rispetto alla montagna che ne condiziona la storia e a cui la città è legata per interessi economici, controverse relazioni con l’ecosistema e un profondo senso di appartenenza. Un legame che le città stanno perdendo a favore della globalizzazione. Gente di tutto il mondo, arrivata per imparare a scolpire, non è mai ripartita e ancora oggi molti artisti affermati approdano al marmo alla ricerca di quella possibilità di sopravvivenza che è intrinseca all’idea di monumento. La particolarità di questa provincia è quella di avere due luoghi principali molto diversi tra loro per cultura e ambizione. Se Carrara, anche nella sua attuale fase di cambiamento, conserva un’attitudine anarchica e il fascino del marmo continuamente trasformato, Massa vive fin dal secondo dopoguerra una contraddizione forte: la lotta per l’emancipazione dal proprio status di paese volgendo lo sguardo verso il progresso. Questa volontà è stata indotta dalla presenza di numerosi stabilimenti come Olivetti, con relativa colonia estiva in stile razionalista, Dalmine ed Eaton. Ciò che emerge da Ipotenusa | una mostra irrealizzabile è il metodo processuale che accomuna gli artisti in mostra, ovvero la necessità incessante di tradurre codici già assodati con metodi che sintetizzano e destrutturano costruzioni complesse.

James Harris, Andrea Carpita e Giuseppe Renda tentano una ridefinizione di luoghi, opere, materiali e tecniche compositive ormai ritenuti consolidati ed esauriti. Giulio Saverio Rossi porta avanti una ricerca grafica e documentativa, traducendo i territori con cui entra in contatto attraverso una modalità di work in progress e ripetibile, che apre a numerosi linguaggi, come testimonia la sua collaborazione con la compagnia teatrale Semi Cattivi. Con Alessia Prati è il suono a essere tradotto in campo visivo, sfruttando principi fisici che influiscono sul risultato di una performance. Amedeo Desideri mira alla riduzione formale nell’assemblare elementi dalle sembianze antropomorfe con geometrie riconducibili a moduli che richiamano la natura pitagorica.
I video di Alessio Chierico, Gabriele Dini, Alexis Leandro Estrella e Carlotta Premazzi, ex allievi dell’Accademia di Carrara che oggi vivono fuori dai confini toscani o all’estero, svelano e rieditano luoghi e suggestioni presi da opere di registi, compositori e artisti che hanno segnato la storia del cinema, della musica e dell’arte. Le diverse ricerche sono indipendenti, decontestualizzate e prive di ogni rapporto con il territorio come se l’intento generale fosse quello di “coinvolgere l’immaginario dello spettatore in una rappresentazione teatrale in cui non c’è scenografia [così come è assente il contesto della provincia] e in cui chi guarda può ogni volta immaginare scenari diversi” (F. Rossi, Semi Cattivi). Questa natura processuale si manifesta anche nell’allestimento della mostra all’interno della quale vengono trasposti gli studi degli artisti visitati nei mesi di ricerca, restituendo un’idea di costante work in progress. Negli spazi degli ex Macelli di Prato le opere saranno svincolate dal contesto, presentandosi come nel momento in cui sono state create all’interno dello studio dell’artista.

La mostra dedicata alla provincia di Massa Carrara, Ipotenusa | una mostra irrealizzabile, è curata da Federica Forti, ones. office - a non exhibition space (Carolina Gestri e Francesca Vason), Stefania Rinaldi con Pietro Gaglianò.
Artisti: Andrea Carpita, Alessio Chierico, Amedeo Desideri, Gabriele Dini, Alexis Leandro Estrella, James Harris, Alessia Prati, Carlotta Premazzi, Giuseppe Renda, Giulio Saverio Rossi e la compagnia teatrale Semi Cattivi.


Il titolo della mostra dedicata alla provincia di Livorno, Imaginary Landscape, è preso a prestito da una serie di cinque brani di musica sperimentale composti tra il 1939 e il 1952 dal musicista e artista americano John Cage. Attraverso una composizione basata sul contrappunto sonoro e temporale e costruita sfruttando le incursioni di strumenti musicali modificati, Cage cercava di restituire all’ascoltatore, attraverso una specie di anti-melodia, l’immagine di un paesaggio immateriale, emozionale, disegnato da modulazioni differenti di suoni e strumenti. A questa suggestione si ibridano ulteriori fonti d’ispirazione che vanno dal Viaggio in Italia di Goethe, passando attraverso quel fantastico atlante esperienziale costituito da Mnemosyne di Aby Warburg fino a giungere al Manifesto del terzo Paesaggio del francese Gilles Clément.



Più che l’immagine di un paesaggio reale la mostra intende restituire un’idea di paesaggio ricco di cariche emotive e suggestioni immaginifiche mediate dal transito, dal viaggio e dallo spostamento sia fisico che mentale. Gli artisti coinvolti propongono quindi un caleidoscopico susseguirsi di immagini e forme che, seppur in maniera non immediatamente diretta, permettono a chi guarda di captare una pluralità di input capaci di arricchire l’esperienza della fruizione.



L’artista dietro al numero 5074 presenta una serie di interventi interni ed esterni allo spazio espositivo — sotto forma di manifesti — dal carattere politico-sociale, che non s’inseriscono superficialmente nell’idea di paesaggio, anzi ne vanno a connotare l’aspetto, abitandolo.

Beatrice Cosimi presenta un trittico dal titolo Collective Engraving del 2015, che si pone come elemento di contatto tra l’artista e i visitatori, aprendo l’opera e la sua realizzazione a una dimensione processuale squisitamente interattiva. Si prosegue con due serie di lavori di Dario Gentili, la prima realizzata a china su carta, intitolata Piccoli esercizi di amputazione, la seconda costituita da incisioni su carta dal titolo Amputecture e realizzate tra il 2013 e il 2014. Terreno accidentale e instabile risulta lo spazio nel quale si muove la ricerca di Gabriele Morleo che presenta due lavori, il primo, Altare della Patria del 2011, realizzato in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia; il secondo costituito da una serie di scatti fotografici in bianco e nero dal titolo Viva il Tifo del 2014, anno dei mondiali di calcio in Brasile, che documentano un intervento estemporaneo e non autorizzato in un cimitero nella periferia di un piccolo paese di montagna. Con Isabella Nazzarri si passa alla pittura anti-classica con due opere dalla serie “Rooms”, 2014-2015 di cui la prima è costituita da un piccolo trittico mentre la seconda da un dittico di grande formato. Chiara Nicolosi affronta l’idea di paesaggio legato al transito e allo spostamento attraverso la serie di scatti a colori dal titolo “Double Exposure”, 2014, che si pone come elemento di condivisione tra lo spazio sociale e quello intimo e personale legato al ricordo. La presenza in mostra di Francesca Nicolosi è invece sancita da due tipologie di opere differenti che, seppur identificandosi nella stessa matrice, cioè il disegno, mostrano due esiti formali completamente opposti. Il primo lavoro è Dust, 2012, una videoanimazione composta da 2547 frame, estratti da riprese video, disegni ad acrilico, china, matita e penna che seguono un montaggio lento capace di conferire al racconto una certa malinconia narrativa evidenziata dalla colonna sonora composta ad hoc da Claudio Laucci. La seconda opera è invece costituita da due incisioni a punta secca – dalla serie “Urban View” del 2014 – “Istanbul” e “New York” che attraverso un segno nervoso, netto e preciso interpretano lo skyline di due città molto diverse ma dal fascino eterno. Concludono la narrazione visiva le due serie di scatti a colori di Antonio Theo Pini, attraverso le quali l’artista si concentra sull’idea di paesaggio sospeso tra l’immagine reale e le suggestioni che da esso ne scaturiscono attraverso composizioni che ne ibridano la visione.



La mostra dedicata alla provincia di Livorno, Imaginary Landscape, è curata da Gino Pisapia con Alessandra Poggianti.

Artisti: 5074, Beatrice Cosimi, Dario Gentili, Gabriele Morleo, Chiara Nicolosi, Francesca Nicolosi, Isabella Nazzarri, Antonio Theo Pini.







TU35 – Geografie dell’arte emergente in Toscana



La prima tappa del progetto TU35 è stata l’apertura di una open call pubblica per curatori toscani sotto i 35 anni, ma anche italiani e stranieri che hanno scelto la Toscana come luogo di produzione e lavoro. Nella ricognizione sono state coinvolte le dieci province toscane: Arezzo, Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Pisa, Pistoia, Prato e Siena, per avere uno sguardo il più capillare possibile e per una mappatura completa ed eterogenea.


Il Centro Pecci ha ricevuto 45 candidature e sono stati selezionati 23 curatori e 2 collettivi: Alessandra Ammirati, Francesca Biagini, Filippo Bigagli Niccolò Bonechi, Laura Capuozzo, Antonella Catarsi, Annalisa Foglia, Federica Forti, Alessandro Gallicchio, Claudia Gennari, Alessia Lumini, Elena Magini, Stefania Margiacchi, Margherita Nuti, Gabriele Pantaleo, Gino Pisapia, Angelo Renna, Stefania Rinaldi, Chiara Ruberti, Matteo Teodori, Serena Trinchero, Saverio Verini, Špela Zidar e i collettivi ones. office - a non exhibition space e Trial Version. I curatori sono affiancati da 5 tutor: Giacomo Bazzani, Lorenzo Bruni, Pietro Gaglianò, Matteo Innocenti e Alessandra Poggianti.

Le mostre in programma abbracciano le 10 province toscane e si tengono tutte ad Officina Giovani, ex-Macelli Pubblici di Prato. Le prossime mostre si susseguono secondo il seguente calendario: Prato 18.09>4.10, Lucca 09.10>25.10, Arezzo 30.10>15.11, Grosseto 30.10>15.11, Firenze#2 20.11>06.12.

In occasione della ricognizione TU35 – Geografie dell’arte emergente in Toscana è stato creato un blog sempre aggiornato e consultabile all’indirizzo http://tu-35.tumblr.com/ Un’attiva piattaforma online di ricerca, dove ogni singolo progetto espositivo viene raccontato nella sua preparazione, attraverso immagini, video, documenti, riflessioni, citazioni, ispirazioni. Un work in progress, sorta di diario di bordo, che coinvolgerà per tutta la durata del progetto i giovani curatori selezionati e che si concluderà con le immagini e i video documentativi di ogni singola mostra.















TAI (Tuscan Art Industry 2015)





In concomitanza con l’opening alle ore 18 della quarta tappa di TU35, sempre a Piazza Macelli (ai numeri 97-99-101) alle ore 20 sarà inaugurata presso la sede Ex Fabbrica Lucchesi la mostra Après coup – dischiusure curata da Saretto Cincinelli con i seguenti artisti: Carlo Guaita, Daniela De Lorenzo, Andrea Santarlasci, Paolo Meoni, Emanuele Becheri, Chiara Bettazzi, Elena El Asmar e Anna Rose. La mostra rientra nell’ambito della prima edizione di TAI (Tuscan Art Industry 2015), laboratorio contemporaneo che invita artisti e curatori a lavorare in sinergia ed elaborare un nuovo concetto di “riconversione produttiva” all’interno dei siti di archeologia industriale dell’800 e 900 italiano in toscana.