Truly False Exploring Factualness from Macao

Milano - 17/11/2021 : 12/12/2021

Un progetto sperimentale in fieri che espone opere di artisti dalla Regione Amministrativa Speciale di Macao (Cina).

Informazioni

  • Luogo: CASA DEGLI ARTISTI
  • Indirizzo: Via Tommaso da Cazzaniga, angolo, Corso Garibaldi, 89/A, 20121 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 17/11/2021 - al 12/12/2021
  • Vernissage: 17/11/2021 ore 18,30
  • Curatori: Livia Dubon
  • Generi: arte contemporanea, collettiva

Comunicato stampa

Casa degli Artisti è orgogliosa di ospitare dal 17 novembre al 12 dicembre 2021 Truly False, Exploring Factualness from Macao, un progetto sperimentale in fieri che espone opere di artisti dalla Regione Amministrativa Speciale di Macao (Cina). È una ospitalità che si inserisce in un più ampio contesto di apertura a project space e a collaborazioni con artisti, curatori e studiosi del mondo orientale che la Casa ha avviato nell’autunno 2021 con l’ospitalità in residenza del progetto Flu水o e che intende proseguire e consolidare



Truly False, Exploring Factualness from Macao, progetto curato da Livia Dubon, è realizzato con il prezioso sostegno della Macao Foundation and Macau Visual Students Art Zone; la partnership del Dipartimento di Formazione, Lingue, Intercultura, Letterature e Psicologia (FORLILPSI) dell'Università di Firenze, della Cattedra "Fernando Pessoa" Instituto Camões di Lisbona-Università di Firenze (Dipartimento di Lettere e Filosofia - DILEF), dell'Ambasciata del Portogallo a Roma, dell'Istituto Camões di Lisbona, e del Festival SETA: Dialoghi sulla Cina Contemporanea di Prato, oltre che la preziosa collaborazione dei curatori Sio Man Lam e Davide Quadrio.

Ponte tra visioni eurocentriche e politica orientale, la città di Macao offre oggi un palcoscenico unico tra riflessioni postcoloniali e innovazioni tecnologiche, tra idee di collettivismo e individualismo, tra politiche di conservazione del patrimonio e dialoghi con la Cina continentale.

Truly False, exploring factulaness from Macao indaga il concetto di autenticità alla luce della proliferazione di fake news in tempi di pandemia dal punto di vista unico degli artisti di Macao. La diffusione del virus e la disinformazione che ne è seguita ci hanno travolti, confusi e - in alcuni casi - hanno persino scosso i nostri rapporti con le persone e messo a repentaglio la nostra fiducia nei nostri governi e nei nostri valori culturali. Cosa significa questo in un luogo con una storia complessa come quella di Macao?

In questo senso è rappresentativa la serie di Ben Ieong’s (楊文彬) Landscape a 72 dpi. Riallacciandosi al vecchio dibattito sulla natura indessicale della fotografia (specchio della realtà), i suoi lavori, qui esposti, interrogano l’utilità e la capacità di perseguire la verità e la fattualità. Questo perché in una società con uno sviluppo dinamico come la Cina, dove idee e valori stanno cambiando molto rapidamente, il concetto di verità sembra molto fluido e accidentale. La serie Landscape a 72 dpi da lontano appaiono come paesaggi naturali. Tuttavia, quando ci avviciniamo e osserviamo attentamente, notiamo che in primo piano abbiamo delle piante vere, mentre sullo sfondo ci sono dei cartelloni pubblicitari a bassa risoluzione (generalmente la risoluzione di stampa per quest’ultimi è di 72 dpi). Quindi, dovremmo considerare queste immagini come paesaggi naturali? O l’insieme di alcune piante e cartelloni pubblicitari? All'artista sembra che molto dipenda dalle risposte a cui noi, come esseri umani, aspiriamo.

Il lavoro Gate di Ka Long Wong (黃家龍) parte dalla citazione di un detto dell’Asia Orientale ossia 'Le malattie entrano dalla bocca e le avversità escono dalla bocca.' Se controlliamo il nostro comportamento possiamo evitare i germi e al contempo ogni genere di problemi. Nell'attuale pandemia globale, le maschere sono una barriera e attuano quel controllo tanto auspicato dal proverbio menzionato da Ka Long. Esse impediscono ai germi di arrivare a noi, ma ci aiutano a comunicare o sono piuttosto una metafora della nostra (in)capacità di dialogo? Nel mondo di oggi, dominato dalle relazioni virtuali e dai drastici cambiamenti sociali e politici, cosa significa che i problemi ti lasceranno in pace? Come possiamo operare quel controllo perché la comunicazione avvenga per davvero evitando conflitti indesiderati? Ognuno si sente autorizzato ad esprimere la propria opinione soprattutto sul web, ma cosa succederebbe se ci concentrassimo sulla nostra capacità di ascoltare e conversassimo con empatia?

Il lavoro Wanted di John Leong (梁臻) pone la domanda "Chi è Leong Chon?". Riconoscimenti, striscioni e premi fittizi ci portano in un viaggio nel ridicolo, mentre riflettiamo sul valore dell'identità. Quasi come un forte chiacchiericcio, gli striscioni sembrano portarci confusione, disorientamento e forse alla fine anche irritazione. Chiedere informazioni sull'identità è ancora importante? Parte della lunga tradizione irriverente nell’arte, con i suoi trofei Leong Chon crea la prova dell'esistenza di un'identità, che è, tuttavia, chiaramente una falsa identità. Egli rivendica un pezzo di realtà e allo stesso tempo si prende gioco di esso. I nostri trofei dicono veramente chi siamo?

I lavori della serie Confusion of Confusions di Yoyo Wong (黃詠瑤) attraverso i miti delle origini esplorano la relazione tra il sé, i dispositivi digitali e il flusso di informazioni dell'era della comunicazione. Il ‘black mirror’ è il mezzo che ci permette di essere nel mondo perfetto, il paradiso del virtuale, e allo stesso tempo separa e riflette il mondo reale, la terra. Lo schermo è il caos prima della creazione e lo spazio che separa terra e cielo. Citando Boris Groys, questa relazione passa attraverso “gesti deboli” incoscienti che costantemente annullano e rinforzano tracce del sé. Queste tracce di gesti alla ricerca di una identità tra due mondi ci portano a chiederci dove siamo quando ripetiamo queste azioni incoscienti e qual è la vera (o falsa) essenza del sé?

La nuova serie Paradise (Paradiso) del 2021 di Eric Fok (霍凱盛), realizzata specificamente per questa esposizione, descrive un mondo in cui le moderne skyline sono circondate da edifici in stile coloniale portoghese e paesaggi antichi. Mondi fantastici dal gusto rinascimentale con figure fittizie e reali rendono l'Est e l'Ovest, il passato e il presente, inseparabili. Sebbene questa immagine paradisiaca di Macao sembri un apolitico "desiderio di fuga" (soggetto tradizionale nella poesia macanese), si tratta invece di una profonda riflessione sulla questione macanese riguardante il degrado ambientale e il senso di natura perduta, l’altra parte della medaglia del progresso e dell'industria del gioco d’azzardo. Cosa succede quando la pandemia porta incertezza in un ambiente già in continua trasformazione? Cosa succede a questo grazioso mondo fiabesco?

Macao, sede di notevoli contrasti culturali, continuità e trasformazioni ha ispirato molte menti creative. Tuttavia, come sottolinea Christopher Kelen in City of Poets, questa immagine di Macao potrebbe non essere necessariamente correlata alla vera Macao. “Allora Macao è semplicemente un costrutto orientalista della mente occidentale? C'è una "vera" Macao che viene travisata? O è solo un caso di una reciproca lettura errata - di inevitabili occidentalismi e orientalismi nati da un'incomprensione che ha l'effetto di produrre "l'altro"? " (Kelen, 2009: 11).

Confessions of a Curator è uno scambio aperto con Sio Man Lam, curatrice del Padiglione di Macao alla 58ª Esposizione della Biennale di Venezia, invitata a intervenire e dialogare con gli attori di questo progetto. Gli output di questo dialogo serviranno da diario e testimonianza di questa collaborazione e offrono una riflessione metalinguistica sull’atto del curare, esponendo i possibili preconcetti nella narrativa curatoriale che nascono dalle diverse prospettive culturali e eredità coloniali.

L’installazione Gate di Ka Long ha avuto un'anteprima presso la seconda edizione del Festival SETA: Dialoghi sulla Cina Contemporanea di Prato, dal 1 al 3 Ottobre 2021, nel teatro del Consorzio Nazionale Cicognini.