Trash The Dress ovvero come fare a pezzi un abito da sposa. Workshop teatrale su una Medea post-moderna ai Cantieri Culturali della Zisa a cura di Roberta Torre.

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Comunicato stampa

Dal 21 al 25 gennaio i Cantieri Culturali della Zisa, a Palermo ospiteranno “Trash The Dress”, workshop teatrale curato da Roberta Torre, con la partecipazione vocale di Miriam Palma, le coreografie di Giuseppe Muscarello e gli interventi musicali di Mario Bjm Bajardi. L’evento s’inserisce nell’iniziativa “ In Cantiere 1”, prima edizione di un esperimento artistico che vanta nella sua realizzazione e direzione artistica i nomi della già citata regista milanese, adottata dal capoluogo siciliano, Roberta Torre; Franco Maresco e il maestro Franco Scaldati

Gli artisti si alterneranno dal 10 gennaio al 10 febbraio nelle Sale De Seta e Perriera, all’interno dei cantieri con un fitto programma di eventi culturali supportati nell’organizzazione da Mario Bellone, Melino Imparato, Rean Mazzone e Gigi Spedale.

L’abito da sposa è da sempre metafora del potere dato da convenzioni e formalità, radicate in un’identificazione di genere cristallizzata nel vissuto quotidiano e nel tessuto culturale umano ad ogni latitudine. Il feticcio ordito da trame solitamente biancastre è di per sé un personaggio, una maschera, una giustapposizione al corpo della sposa; simboleggia un legame e quasi un’adesione alla costruzione di uno status e talvolta all’incosciente o inconsapevole costrizione che implica una condizionata scelta. Questa riflessione diviene spunto per una performance, nell’immediata esperienza del trash the dress, che ha già trovato ampia diffusione nel mondo della fotografia e che consiste nella distruzione ovvero nella lotta all’ipocrisia legata a quello che viene sommariamente identificato come un abito, in cui ogni donna da sempre ha riposto aspettative e speranze. L’amuleto del per sempre viene pertanto bruciato, sadicamente seviziato attraverso una procedura catartica e liberatoria. Roberta Torre rinnova questa pratica conferendole un valore rituale attraverso la realizzazione di tale consuetudine, con una mediazione simulata da 10 attrici tra i 15 e i 70 anni, che daranno vita a installazioni sul tema.
Trash The Dress ovvero come e perché ridurre l’abito da sposa in uno straccio da buttare. Perché la potente valenza simbolica di questo gesto stia facendo impazzire le neo spose americane non lo sappiamo, quel che è certo è che il gesto di stracciare, distruggere o dare fuoco all’abito bianco lascia spazio all’immaginario di intere generazioni. Una tragica Ophelia è stata perfino trascinata durante il set fotografico nei flutti del mare senza più riemergere, ha dato il via a potenti flussi di immaginario collettivo. Nasce da questo l’idea di un laboratorio teatrale musicale che si tramuta in performance, sotto la guida di Roberta Torre con la partecipazione della straordinaria vocalist Miriam Palma. Insieme lavoreranno sull’idea di una Baccanti post moderna all’interno dei Cantieri. Le sessioni saranno documentate e riprese da giovani fotografi e video operatorie allievi dell’Accademia di Belle Arti e del Centro Sperimentale di Cinematografia.

L’Addetto Stampa
Vincenza Di Vita