Tohko Senda – Affior

Prato - 15/06/2017 : 08/09/2017

Affiorare è l’azione possibile del levare, quando si attua una pausa (temporale) e l’intervallo diventa trasparenza. Così nei lavori di Tohko Senda, dove forme naturali emergono su velari d’organza e nelle distanze del nero compaiono le strutture non finite d’una natura materica e concreta, si coglie una risonanza di forme intese quali riflessi dell’esistenza.

Informazioni

  • Luogo: SPAZIO MOO
  • Indirizzo: Via San Giorgio 9A - Prato - Toscana
  • Quando: dal 15/06/2017 - al 08/09/2017
  • Vernissage: 15/06/2017 ore 19
  • Autori: Tohko Senda
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: dal lunedì al venerdì 15_19:00

Comunicato stampa

Affior_Ritmo in_levare

"Hi sureba hana" (Il fiore emerge attraverso l'occultamento)

Motokiyo Zeami

Affiorare è l’azione possibile del levare, quando si attua una pausa (temporale) e l’intervallo diventa trasparenza. Così nei lavori di Tohko Senda, dove forme naturali emergono su velari d’organza e nelle distanze del nero compaiono le strutture non finite d’una natura materica e concreta, si coglie una risonanza di forme intese quali riflessi dell’esistenza

Un certo accordo verso la casualità del colore (liquido) in espansione o sottrazione e un processo sintetico di privazione dei contorni determinano figure di luce, sia quando queste emergono per privazione e scavo dal nero, sia quando l’inchiostro vira verso la macchia accennando ad uno svelamento del naturale quasi come un ritmo d’accenti irregolari. Il risultato sono tracce di strutture complesse, come suoni che riecheggiano nella mente dell’osservatore, le quali vestono una dimensione fluida ed espansa per configurare contrasti tra la tensione della costruzione e la genesi ambigua e liquida degli organismi naturali. Nelle opere di Senda lo spazio è letto al rovescio, il centro non esiste ma la superficie totale della seta diventa paesaggio e scarto temporale del colore attraverso il quale le forme sono lasciate solo affiorare, e quindi allontanarsi. Questa tensione verso il vuoto, il levare, la pausa, la distanza, il sommerso, rende possibile, per omogeneità di fondo, il risaltare di tutte le gradazioni più infinitesimali del pigmento e tutti i mutamenti più impercettibili delle strutture vegetali/astratte. La spontaneità degli effetti, ottenuti per rarefazione dello spazio vitale, vuole far incontrare la realtà vibrante colta nell’attimo presente con la natura sottile e originale della vita biologica. L’artista allora cerca di infondere nella composizione un flusso libero di spontaneità che satura di vita la trama astratta del soggetto creando un confine sfilacciato, aperto, come una soglia fra la persona e l’ambiente. A quest’idea di soglia, sottolineata dalla struttura quasi incorporea della seta intesa quale velo, si aggiunge la purezza più irreale del racconto e la sobrietà scarna del gesto pittorico. La zona in bianco, non alterata, non è allora che lo spazio vuoto in cui i diversi fenomeni si manifestano, perdono i propri contorni e infine scompaiono nell’istante di passaggio dal tempo allo spazio, ovvero dal caos all’ordine. Anche nella struttura scultorea ciò che appare è l’organismo decontestualizzato della natura, la sua struttura debole priva di direzionalità la quale, crescendo sospesa, acquista risonanza e forma sul limite tra suono e rumore. Come nella Lady of Shalott di Waterhouse, evocata in forma astratta in un’opera della serie Vestige, il guardare attraverso un filtro richiama una sensibilità, tipica giapponese, secondo la quale è nei piccoli dettagli che si concentra tutto il mondo. È proprio tagliando, eliminando o allargando che diventa possibile liberare la grandezza nascosta all’interno dei particolari e rendere più viva l’impressione. In tutta l’opera di Senda è la semplificazione che porta alla ricchezza mentre lo splendore viene creato attraverso l’occultamento: ciò comporta che l’armonia venga plasmata dall’aspetto dei dettagli e che il senso del provvisorio richiami il flusso della natura quando emerge alla vista come fluttuando. Solo allora è possibile un’intima partecipazione alle cose, una reviviscenza e un’imitazione creativa, ovvero l’immobile contemporaneità delle forme.

Tommaso Evangelista

CV
TOHKU SENDA nasce a Toronto, Canada nel 1977. Ha studiato alla Cornell University, Ithaca, Stati-Uniti, si è diplomata presso Southern Methodist University a Dallas, Stati-Uniti nel 2000 in Lingua e Letteratura Francese. Ha lavorato a Tokio nel ambito dell'interior design. Nel 2005, ha preso Master in Arti Visive presso la Libera Accademia di Belle Arti di Firenze, dove insegna il Disegno. Vive e lavora a Firenze.