The Devil

Milano - 16/02/2017 : 26/03/2017

La Galleria Carla Sozzani presenta The Devil, una selezione di fotografie sulla figura del diavolo di Guido Harari, Wang Guangyi, Tony Oursler, Andres Serrano, Paul Solberg e Morten Viksum, curata da Demetrio Peparoni, in occasione del suo nuovo libro pubblicato da 24Ore Cultura.

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Comunicato stampa

La Galleria Carla Sozzani presenta The Devil, una selezione di fotografie sulla figura del diavolo di Guido Harari, Wang Guangyi, Tony Oursler, Andres Serrano, Paul Solberg e Morten Viksum, curata da Demetrio Peparoni, in occasione del suo nuovo libro pubblicato da 24Ore Cultura.

Il male è una componente dinamica della vita. La sua presenza nell’arte, come personificazione o come emanazione è rivelatrice della struttura costitutivamente polare del pensiero umano



L’opera che più di ogni altra in tempi recenti ha dato una vivida immagine del diavolo dei Sabba è la fotografia El Gran Cabrón di Andres Serrano, della serie Holy Works (2011). Illuminata da dietro, della testa del diavolo si percepisce solo la sagoma di un nero profondo ma della quale sono ben riconoscibili le corna, le orecchie da capra e la fitta peluria che la ricopre. Definito da un’impronta nera come nel Sabba delle streghe di Goya, il grande caprone di Serrano si mostra in tutto il suo potere terrifico e, negando la possibilità di conoscerne il volto, si rende inafferrabile.

In Devil (2016) di Wang Guangyi, come nella cultura cinese, i demoni sono associati a un mondo infernale di oscurità e incertezza, visione influenzata dalle concezioni buddhiste. In generale, la popolazione cinese sovrappone demoni e fantasmi. In Cina è diffuso il detto secondo cui “è molto più semplice dipingere il volto di un fantasma che quello di un uomo”, a significare che è più facile descrivere qualcosa che, come fantasmi e demoni, nessuno ha mai visto, piuttosto che qualcosa di reale.

Tony Oursler fa del blu il colore del diavolo. Generato dal flusso elettrico della televisione, del computer, della luce dei led, il blu che ritroviamo nei suoi lavori non fa dunque riferimento al fuoco ardente del vecchio Inferno, ma a un fuoco freddo, capace di intrappolare l’immagine e di manipolarla fino a snaturarla. Così accade nel fotogramma di Tony Oursler, dal film Imponderable (2015-2016).

Con l’intento di rendere visibile l’invisibile e viceversa, la maschera porta con sé l’idea dell’inganno, le mille facce del demoniaco come nei diavoli Guido Harari I diavoli di Kate Bush 2 (1993), che ci guardano sornioni e beffardi, dove prevale, in una composizione perfetta, il gusto per la farsa grottesca.

Blind Devil (2016) è la fotografia di una piccola scultura che Morten Viskum ha ottenuto da una scansione 3D di sé, bendato, con corna e tridente, in abito grigio coperto da un mantello rosso. Viskum si è spesso autoritratto nei panni di personaggi della cronaca e della storia contemporanea sottolineando l’incidenza che quanto accade nel mondo
ha su ognuno di noi. La benda che copre gli occhi del diavolo suggerisce la casualità con cui un uomo comune può incontrare il male lasciando emergere il proprio lato diabolico.

Il diavolo fotografato da Paul Solberg, What I’ve Become, 2016 emerge di spalle dall’ombra, vestito di scuro e con grandi corna da caprone. Non consente di guardare il suo volto, rendendosi sfuggente e spaventoso. Contraltare di idoli che si mostrano benevoli, egli finisce per essere uno strumento di controllo proprio grazie alla paura che suscita. Per Solberg il tema della paura come mezzo di controllo delle masse non è confinato al sistema della fede religiosa, ma investe tutti gli ambiti della società.

Biografie

Guido Harari (Il Cairo, 1952) ha conosciuto e fotografato i più grandi miti della musica, da Fabrizio De André a Bob Dylan, da Kate Bush a Bob Marley, Vasco Rossi e Frank Zappa.
Nel 2011 ha fondato, insieme a Cristina Pelissero, la Wall of Sound Gallery ad Alba (Cuneo), è divenuta rapidamente un punto di riferimento per le fotografie musicali fine art.

Wang Guangyi (Harbin, 1957) è un artista cinese tra i più celebri, tra i protagonisti del nuovo corso dell'arte cinese, avviatosi alla fine degli anni ottanta. Per quanto il suo lavoro sia stato spesso associato al Pop politico cinese, esso in realtà trova uno dei suoi temi principali nel rapporto con il trascendente.

Tony Oursler (New York, 1957) Ideatore della video-scultura, Tony Oursler è considerato come uno dei maggiori e più innovativi artisti che indagano le potenzialità del video elaborando un proprio linguaggio autonomo. Dagli anni 80 in poi le opere Tony Oursler hanno partecipato a importanti mostre ed esposizioni in tutto il mondo, dalla Biennale del Whitney di New York nel 1989 a Documenta di Kassel nel 1992.

Andres Serrano (New York, 1950) è un artista che ha scelto di usare la macchina fotografica come proprio mezzo di espressione. Nelle sue opere la dimensione del quotidiano aspira all’interazione con il divino in una logica rappresentativa interessata a far emergere rituali, atteggiamenti, pratiche e credenze dell’esistenza umana. Il linguaggio è spesso forte e scioccante ma semplice e comprensibile anche per chi non può capire, poiché Serrano concepisce l’arte come via alla liberazione dell’uomo.

Paul Solberg (Minnesota, 1969) Originariamente conosciuto per la sua la fotografia di still-life, Solberg è diventato noto per i suoi ritratti. Sono ritratti intimi, spesso con una qualità sculturea, che portano lo spettatore in fuga verso un altro mondo. Ogni fotografia porta lo spettatore in una fuga in un altro mondo. Solberg condivide anche una carriera internazionale come Art Duo, l'Hilton Brothers, insieme a Christopher Makos. Ha pubblicato per Wall Street Journal International, CNN Travel, Interview Magazine, Conde Nast Traveler, and New York Daily News.

Morten Viksum (Helsingfors, 1965) È considerato uno dei più controversi artisti contemporanei norvegesi per via dell’uso di materiali biologici nelle sue opere. Le opere di Morten Viskum spesso si trova al confine tra vita e morte, etica e non etica, 
estetica e non estetica, la scienza e l'intrattenimento. Il mezzo espressivo spesso è forte, aderente alla definizione di sensazione mediatica.