That’s Life

Scala - 07/09/2013 : 07/09/2013

L’opera consiste in un’ istallazione Mixed Media composta da 5 video rallentati all’estremo attraverso un procedimento dapprima “analogico” (si chiede ad alcuni abitanti di performare posando fermi difronte ad una video-camera) poi digitale (un rallentamento dell’80% di sequenze temporali di 20 secondi), e da una traccia audio di 88 minuti e 54 secondi che raccoglie voci e suoni del territorio. I due Media sono riprodotti separatamente.

Informazioni

Comunicato stampa

THAT’S LIFE!


MARIANNA VENTICINQUE video, sound mapping
GIAN MARIA DI PASQUALE cattura sonora, curatèla

7settembre2013
Scala, (Sa)
Piazza Municipio
Dalle 21 alle 23


THAT'S LIFE! è il risultato di una ricerca partita nel mese di luglio 2013.
Il percorso nasce dall’invito rivolto dalla Fondazione Meridies all’artista visiva Marianna Venticinque e al curatore Gian Maria Di Pasquale e si svilupperà in varie tappe stagionali che segneranno il ruotare delle colture. Il primo passaggio dello studio (una residenza artistica di sette giorni) è stato affrontato come un momento Esplorativo


La popolazione e il territorio, l’umano e la terra, gli esseri e la natura.
Un rapporto che già nella scrittura pone problemi terminologici.

L’opera consiste in un’ istallazione Mixed Media composta da 5 video rallentati all’estremo attraverso un procedimento dapprima “analogico” (si chiede ad alcuni abitanti di performare posando fermi difronte ad una video-camera) poi digitale (un rallentamento dell’80% di sequenze temporali di 20 secondi),
e da una traccia audio di 88 minuti e 54 secondi che raccoglie voci e suoni del territorio.
I due Media sono riprodotti separatamente.

Tramite un processo di rallentamento si è ottenuta una dilatazione temporale.
In questo modo è variata la percezione dell’occhio e l’uomo appare completamente
immerso nel paesaggio. Scompare di fatto la separazione visiva tra un soggetto (umano)
e lo sfondo (natura).
L’attenzione sottrae fuoco alla figura umana estendendolo all’intero quadro, così da dare visibilità all’invisibile.
Ogni minimo movimento viene percepito come una mutazione nel campo visivo.
Una particella di tempo e di luce che si muove esattamente sullo stesso livello delle altre.
Ogni cosa è amplificata nel tempo e l’uomo stesso conquista l’energia,
ferma e vibrante nello stesso tempo, della vegetazione e della roccia.
In apparente contrasto alle immagini, voci e suoni restituiscono l’anima della terra sgorgando come sorgenti d’acqua, inarrestabili.

Niente intenzione.
In questo modo il movimento di un arto equivale percettivamente ad un volo d’insetto,
ad un fruscio di vento, ad un respiro. Una dimensione eterea, appesa al tempo, sinuosa.
Una natura nella natura.

Non è quindi: Dominio – Sottomissione - Continuità

Gli uomini sono la natura. Non potrebbe esserci contraddizione nello stesso termine.
La fatica, le difficoltà che si incontrano e si aggirano (nel migliore dei modi possibili),
non sono frutto di una cattiva sintesi tra gli stili di rapporto uomo-natura
(che restano esattamente uguali).
Sono solo conseguenze morfologiche. Come morfologico è il pensiero che ne nasce.
L’opera prosegue la ricerca di Marianna Venticinque sintetizzandone almeno 2 aspetti:
la ricerca costante delle geometrie cromatiche, formali ed emotive degli ambienti naturali
ed il rapporto tra umanità e materia.


Notizie

Marianna Venticinque (Capua, 1975) vive e lavora a Milano dove si è formata come autodidatta in campo artistico, in particolare accostandosi alle arti performative. A partire dal 2003 ha fondato con Gian Maria Di Pasquale il gruppo KSITEAtRO occupandosi della regia, dei costumi, delle luci e delle scene di due azioni teatrali ispirate a testi letterari popolari in chiave fortemente visionaria: Hansel+Gretel studio#1 e Decamerone 0104. Si avvicina gradualmente alle arti visive approdando contemporaneamente alla ricerca plastica e ad un approccio più netto con la performance
(L’ultima volta mi pulsava nella mano come un cuore d’animale). Da qualche anno sperimenta e studia materiali disparati che partono sempre da una ricerca sulla natura.
Una natura che è osservata in accostamento all'esperienza umana. Sono i temi legati all'essere che contraddistinguono da sempre il suo lavoro. Dalla ricerca teatrale matura un approccio che mai bada alla messa in scena e sempre si concentra sulla sensazione che scaturisce dal legame
uomo-materia. Il suo percorso parte spesso da vicende biografiche o da esperienze dirette ma si trasforma in un quadro lucido e chiaro dell'esistere. Il suo approccio è low-fi anche se l'estetica è estremamente visionaria. Una ricerca che non scende mai a compromessi di alcun genere.
Per questo motivo i tempi di realizzazione delle sue opere sono dilatati. Alla ricerca plastica ha da sempre accostato un approccio multidisciplinare. Azione, video, fotografia, collage, assemblaggio non smettono quasi mai di coesistere. Caratteristiche della sua ricerca sono: il legame con l’esperienza pedagogica e l’osservazione del mondo vegetale ed animale. Per i suoi studi ha osservato chiocciole (200 chiocciole vive, poi restituite alla natura, sono state parte integrante di uno studio performativo), pesci, uccelli ed insetti. Ha usato degli organi animali morti.
Dal 2011 ha iniziato una indagine sul rapporto tra suono e materia.