Terragni e Golosov

Como - 01/06/2019 : 30/06/2019

Terragni e Golosov: Novocomum a Como Club Zuev a Mosca. Avanguardie a confronto .

Informazioni

Comunicato stampa

Avanguardie a confronto
Como | San Pietro in Atrio | 2-30 giugno 2019
Mosca| MuAr Museo di Architettura di Stato “A.V

Shchusev” | 3/09 - 3/11 2019

a cura di:
Alessandro De Magistris e Anna Vyazemtseva

la mostra è promossa da: Made in Maarc
ideazione/coordinamento: Ebe Gianotti | Made in Maarc
progetto allestimento/grafica: Giovanna Saladanna | Made in Maarc
indagine fotografica: Roberto Conte
in collaborazione con:
Comune di Como
MuAr Museo di Architettura di Stato “A.V.Shchusev” Mosca Archivio Terragni

patrocini:
MiBac Ministero dei Beni e delle Attività Culturali
Istituto italiano di Cultura a Mosca
Regione Lombardia
Politecnico di Milano-Scuola di Architettura
Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”
Istituto di Storia e Teoria di Architettura e Urbanistica di Mosca
Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Como
Ordine degli Ingegneri della Provincia di Como
Associazione Amici dei Musei - Luoghi d'arte e di storia comaschi
Museo della Seta - Como
La Casa della Poesia di Como
Fondazione Alessandro Volta
Società dei Palchettisti Teatro Sociale Como

con il contributo di:
BCC Cantù
Amici di Como-Consorzio Como Turistica
Enerxenia

sponsor tecnici:
Lario Hotels
Palazzo Albricci Peregrini

media partners:
La Provincia
Archi.ru


perché questa mostra
e quali sono gli obiettivi
La mostra Terragni e Golosov: Novocomuma Como–ClubZuev a Mosca. Avanguardie a confronto che si inaugura l'1giugno2019 alle ore 18.30 a Como presso S. Pietro in Atrio, costituisce la prima edizione di un progetto di Made In Maarc a più ampio respiro che prevede un'esposizione a cadenza biennale e itinerante,dedicata al- l'architettura razionalista e all'arte astratta di Como, con l'obiettivo di costruire ad ogni edizione, in collaborazione con studiosi e istituti di ricerca italiani ed europei, un percorso di relazioni e confronti con analoghe esperienze artistiche e del movimento moderno in Europa e promuovere il patrimonio razionalista di Como a livello internazionale, mettendo in luce le ricchezze del '900 di cui la città e il suo territorio sono ricchi e il ruolo di primo piano giocato da Como nel dibattito architettonico internazionale sulla nuova architettura.

dove e quando
L'inaugurazione sarà preceduta al mattino dalla conferenza stam- pa che si terrà alle ore 11.30 presso il Palazzo Albricci Peregrini in via Rovelli 28, alla presenza dei curatori Alessandro De Magistris, ordinario di Storia dell'architettura al Politecnico di Milano e Anna Vyazemtseva, docente di storia dell'architettura all’Università Roma Tre, e del fotografo d'architettura Roberto Conte, autore del fotoreportage sui due edifici.
In rappresentanza dei partner dell'iniziativa, ComunediComo, MuArMuseodiArchitetturadiMosca, e Archivio Terragni, saranno presenti rispettivamente l'assessore alla cultura, Carola Gentilini, la direttrice del MuAr Elizaveta Likhacheva con Polina Streltsova che si occuperà della mostra nel periodo in cui sarà ospitata presso di loro, dal 3 settembre al 3 novembre 2019 e il presidente, Attilio Terragni.
Orari: lunedì chiuso | martedì/domenica ore 10.30 - 19.30

cosa si vedrà
L'esposizione, che fa seguito al convegno internazionale organizzato da Made in Maarc nel 2016, si prefigge di verificare, attraverso fonti d'archivio ed editoriali, i contatti, le influenze e le differenze tra due delle opere più iconiche del '900, il Novocomum di Terragni e il Club Zuev di Golosov, due maestri dell'architettura moderna.
L'intento è quello di coinvolgere un pubblico non solo di settore, ma ampio e diversificato, che comprenda anche quello dei turisti, indirizzandoli alla scoperta del ricco patrimonio razionalista presente in città. Per questo motivo i pannelli espositivi per l'edizione co- masca sono tradotti anche in inglese e il percorso espositivo è stato studiato affinché risulti chiaro, accessibile e attraente per ogni tipo di visitatore. All'esposizione di disegni inediti e riprodotti in scala reale del Club Zuev, accostati finalmente a quelli del Novocomum, documenti provenienti dal Museo di Stato di Architettura A.V. Shchusev di Mosca, dall'Archivio di Stato delle Arti e della Lettera- tura di Mosca e dall'Archivio Terragni di Como, si alternano imma- gini e foto d’epoca, foto contemporanee autoriali di Roberto Conte (una vera e propria mostra nella mostra, frutto dell’indagine svolta- appositamente dal fotografo tra il 2016 e il 2019).
È inoltre proposta la visione di un documentario ideato da Anna Vyazemtseva e girato da Anton Ovcharov a Como, Milano, Mosca e San Pietroburgo all'interno delle due architetture, che comprende diverse interviste oltre che ai curatori della mostra anche ad altri au- torevoli studiosi.

A integrazione della mostra è stato predisposto un calendario di eventi collaterali in collaborazione con gli enti e le associazioni culturali di Como che ci hanno concesso il patrocinio, pensati spe- cificamente per un pubblico eterogeneo.


estratto dall’introduzione dei curatori
“La mostra è dedicata a due capolavori dell’architettura
del ventesimo secolo: il complesso per appartamenti Novocomum e il Club operaio Zuev, edifici differenti dal punto di vista funzionale, progettati e realizzati quasi contemporaneamente – tra il 1927 e l’inizio del 1930 – in paesi lontani e contesti profondamente diversi, esito di traiettorie storiche specifiche e non confrontabili, appartenenti ad architetti di diversa generazione, formazione ed esperienza.
Ilya Golosov – più che quarantenne – era un architetto dal profilo già consolidato, figurava tra i rappresentanti di punta di un’avanguardia recente ma che aveva già avuto significativi riscontri internazionali, mentre Terragni era un giovanissimo progettista che si stava rapidamente imponendo tra i protagonisti di una nuova visione architettonica che in Italia, alla fine degli anni Venti, era in fase di prima affermazione e stabiliva molti raccordi con un panorama europeo di cui le diverse manifestazioni della giovane architettura dell’URSS, conosciuta in Italia e in Europa, costituivano un’espressione rilevante e radicale. I due maestri, distanti per ragioni biografiche e sul terreno delle premesse creative e culturali, avrebbero poi sviluppato traiettorie divergenti tra gli anni Trenta e Quaranta.
Le due opere, identificate tempestivamente quali espressioni ico- niche delle nuove tendenze che avrebbero conosciuto, negli anni Trenta, destini peculiari nelle due realtà totalitarie – l’Italia fascista e la Russia staliniana –, hanno favorito, nonostante le evidenti speci- ficità, accostamenti e sguardi comparativi che si sono soffermati in particolare sulla soluzione compositiva angolare apparentemente simile: un corpo cilindrico di vetro, diventato in entrambi i casi un elemento caratterizzante le realizzazioni e strutturante l’immagine urbana.
Se il riferimento alla nuova architettura sovietica “costruttivista” e al “bolscevismo” ebbe all’epoca evidenti riscontri nei dibattiti e nelle polemiche che in Italia accompagnarono l’ultimazione dell’opera la- riana e rappresentarono il preludio della controversa ricezione del successivo lavoro di Terragni, furono soprattutto gli sviluppi storio- grafici del dopoguerra a favorire il confronto ravvicinato e il parallelismo – sostanzialmente basato su letture formali – tra le due opere e i due architetti, coinvolgendo anche voci autorevoli a partire da quella di Bruno Zevi. Un confronto tradottosi in un cliché ricorrente nell’esposizione di questo passaggio delle vicende del “Movimento Moderno”.
Paradossalmente tutto ciò non ha mai sollecitato studi approfonditi che, sulla base dei documenti e dell'esame del contesto delle relazioni tra l’Italia e l’URSS, accertassero i possibili contatti e intrecciassero gli orizzonti dei due episodi progettuali e i rispettivi protagonisti. Protagonisti segnati essi stessi da diversa fortuna postuma: Golosov, malgrado la consistenza della produzione e la rilevanza del pensiero teorico, sino a tempi recenti non è stato oggetti di specifici studi in Occidente.
Sollecitando una riflessione e un confronto che rifugge da semplifi- cazioni e superficiali accostamenti, il percorso espositivo, frutto di un lavoro di ricerca che presenta molti documenti inediti depositati negli archivi italiani e russi ed è illustrato dalle fotografie di Roberto Conte – esito di un progetto specifica-
mente promosso nell’ambito di questa iniziativa – invita il visitatore alla conoscenza di due opere miliari dell’architettura del Novecento, nella cornice delle complesse relazioni che contornano le vicende storiche dell’Italia e dell’Unione Sovietica nel periodo tra il primo e il secondo conflitto mondiale.”