Sveva Angeletti – quello che guardo io non vedi tu

Roma - 11/02/2022 : 11/03/2022

Il seicentesco Chiostro della Basilica di Santa Maria sopra Minerva, nel Rione Pigna, ospiterà “quello che guardo io, non vedi tu; quello che non vedo io, lo guardi tu”, una personale dell’artista Sveva Angeletti.

Informazioni

Comunicato stampa

Da venerdì 11 febbraio il seicentesco Chiostro della Basilica di Santa Maria sopra Minerva, nel Rione Pigna, ospiterà “quello che guardo io, non vedi tu; quello che non vedo io, lo guardi tu”, una personale dell’artista Sveva Angeletti.

La mostra è stata realizzata grazie al supporto del Polo Culturale Minervitano (Fraternita Laica Domenicana di Santa Maria sopra Minerva) e sarà visitabile fino a venerdì 11 marzo 2022.

Esplorare ed analizzare le relazioni, tangibili e intangibili, tra gli individui, è ciò su cui si concentra e sviluppa la pratica artistica di Sveva Angeletti

Nei suoi lavori, c’è una forte ricerca verso l’osservazione attenta di sensazioni incorporee; l’artista concretizza queste percezioni attraverso la simbologia e il linguaggio, non focalizzandosi su un unico medium ma dando vita a vere e proprie installazioni performative.

“quello che guardo io, non vedi tu; quello che non vedo io, lo guardi tu” presenta una serie di lavori site-specific e offre uno sguardo su alcuni degli aspetti che caratterizzano la ricerca dell’artista.
La riflessione, matrice dei lavori proposti, parte dall'analisi delle conseguenze percettive di una specifica condizione chiamata visione monoculare alternata, con cui Sveva convive fin da piccola. Una disfunzione per cui gli occhi operano indipendentemente l’uno dall’altro, mai all’unisono, non riuscendo a restituire al cervello un’elaborazione combinata della visione. L’artista, convivendo con questa condizione, propone per il Chiostro un progetto che pone l’attenzione sulle percezioni visive, sensoriali e sulle conseguenze che le stesse possono avere nella vita quotidiana.
In parallelo, vi è l’esigenza di rappresentare un’arte che agisce e che, attraverso la gestualità, modifica il modo di percepire e di interpretare il luogo in cui si inserisce. Ricorrendo, quindi, a un’osservazione attenta dello spazio ospitante e prestando fede a un’estetica di matrice InSituiana, l’artista tenta di rappresentare il dialogo e la contaminazione che si innescano tra l’espressione artistica contemporanea e gli elementi architettonici e decorativi del Chiostro.
Così nell’installazione 65% di acqua (2022), il luogo prende vita e diventa scenario di una danza, in cui due oggetti si intrecciano ricercando una doppia connessione, intima e con il contesto. A documentare questa relazione Studi per 65% di acqua (2022), una serie di stampe fotografiche manipolate con interazioni grafiche e alcuni bozzetti che scandiscono e danno un ritmo allo spazio e al percorso concettuale della mostra. Quando da piccola leggevo ad alta voce perdevo il segno (2022) e quello che guardo io non vedi tu; quello che non vedo io, lo guardi tu (2022) esplorano una dimensione più intima e personale di Sveva: entrambe le opere, realizzate con tecniche differenti, indagano gli effetti della visione monoculare alternata sulla assimilazione, produzione e comprensione di un linguaggio scritto. Il pubblico viene interpellato a seguire, in prima persona, il filo di questo dialogo che l’artista vuole instaurare con chi osserva. Lo spettatore viene così accompagnato attraverso una visione alternativa della realtà che lo circonda: abbandonando il suo punto di vista e mettendosi nei panni dell’altro, si apre ad una prospettiva a lui sconosciuta fino ad ora.





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Sveva Angeletti (Rieti, 1991) vive e lavora a Roma. Ha conseguito il diploma di primo livello alla RUFA (Rome University of Fine Arts) in Arti Applicate nel 2014. Tra il 2019 e il 2020 ha frequentato il Master of Art di primo livello alla Luiss Business School. Selezione di mostre in cui ha esposto, tra le altre: Materia Nova, Roma, Ultime generazioni a confronto, a cura di Massimo Mininni, GAM (Galleria d’Arte Moderna), Roma, 2021; Ipersitu, Spazio InSitu, a cura di Daniela Cotimbo, Roma, 2021; Show 2, Mood|Project, Napoli, 2021; Vagare ai margini, Co_Atto, Milano, 2021; Re_st_Art, a cura di Mood|Project, PAN (Palazzo delle Arti di Napoli), Napoli, 2021; Made In Italy, a cura di P. Ducrist, Tilt, Losanna, Svizzera, 2021; Mostra Finalisti Del Premio Francesco Fabbri per le arti contemporanee, a cura di Carlo Sala, Fondazione Francesco Fabbri, Pieve di Soligo, Treviso, 2021; Fotograf(i)e Contemporanee, Davide Paludetto Arte Contemporanea, Torino, 2020; Quando cade la magia, rimane la disinvoltura, a cura di Porter Ducrist, Spazio InSitu, Roma, 2020; All’interno del barattolo, da un’idea di Tiziana Musi e Shara Wasserman, a cura di Porter Ducrist, Temple University, Roma, 2019; Contemporary Roots, a cura di Valerio Vitale, Matera, nell’ambito del progetto Matera Capitale Europea della Cultura 2019, presso le sale espositive della Fondazione Sassi, 2019; Equivoci dell’arte, a cura di Porter Ducrist, Spazio InSitu X Una Vetrina, Roma, 2019; L’infinito presente, a cura di C. Damiani, S. Marchini, R. Pietrosanti, G. Salvatori, installazione presso la GNAM (Galleria Nazionale d’Arte Moderna), Roma, 2019.
Fa parte di Spazio InSitu, un artist-run space situato a Tor Bella Monaca, Roma. Si pone come uno spazio di sperimentazione per l'arte contemporanea.

Con il supporto di
Polo Culturale Minervitano