Suzanne Lacy – Gender Agendas

Milano - 13/11/2014 : 06/01/2015

La mostra, la prima curata dal nuovo direttore del Museo Fabio Cavallucci, offre per la prima volta in Europa un’ampia presentazione delle opere di Suzanne Lacy, artista di Los Angeles.

Informazioni

  • Luogo: MUSEO PECCI MILANO
  • Indirizzo: Ripa Di Porta Ticinese 113 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 13/11/2014 - al 06/01/2015
  • Vernissage: 13/11/2014 ore 19
  • Autori: Suzanne Lacy
  • Curatori: Fabio Cavallucci
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Da martedì a domenica dalle ore 12.00 alle ore 19.00 Chiusa il lunedì. 25, 26 dicembre e il 1 gennaio chiuso.
  • Patrocini: Mostra promossa da: Regione Toscana e Comune di Prato Prodotta da: Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato. In accordo con SpazioBorgogno Partner: Franco Soffiantino Partner tecnici: Romagna Fiere, Studi d’Arte Cave Michelangelo e Castello del Trebbio
  • Uffici stampa: MARIA BONMASSAR

Comunicato stampa

In attesa della riapertura della rinnovata sede di Prato, prevista per la primavera 2015, il Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci riparte con una nuova stagione nella sua succursale distaccata milanese, il Museo Pecci Milano, che ha sede in Ripa di Porta Ticinese 113. Con l’occasione dà il via ad una nuova linea di investigazione, dedicata a protagonisti dell'arte internazionale che abbiano svolto ricerche pionieristiche negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta.

Sarà Suzanne Lacy, dal 14 novembre 2014 al 6 gennaio 2015, ad aprire la serie con una mostra retrospettiva tematica, dal titolo Gender Agendas



La mostra offre per la prima volta in Europa un’ampia presentazione delle opere dell'artista di Los Angeles, conosciuta come uno degli autori che fin dai primi anni Settanta, nella West Coast, hanno compiuto un lavoro cruciale mescolando l’arte emergente con l’impegno sociale. La sua attività spazia dalle esplorazioni del corpo alle riflessioni intime, fino alla strutturazione di grandi manifestazioni pubbliche che coinvolgono decine di artisti e migliaia di spettatori. È quest'ultima la parte che costituisce il filo conduttore principale della mostra, seguendo uno dei leitmotiv della sua ricerca: l'indagine sulla condizione femminile, talvolta svolta in modo più intimo, altre volte attraverso una forte carica politica e civile, nella considerazione del potere dell’arte come strumento di lotta e di promozione di idee libertarie e progressiste.

Nella mostra, curata dal nuovo direttore Fabio Cavallucci in collaborazione con Megan Steinman, vengono presentati alcuni dei lavori in cui l’artista ha toccato i temi cruciali della condizione femminile: lo sfruttamento sessuale e la violenza, l’invecchiamento e la considerazione che i media hanno della donna anziana, le questioni sociali che vanno dal razzismo alle condizioni di lavoro e di classe. Temi che, se negli anni Settanta e Ottanta erano provocatori e avanguardisti, oggi sono ancora all'ordine del giorno. L'arte diviene così uno strumento utile, da una parte per scavare più profondamente i significati e le aspirazioni personali di tutte le centinaia di anonime performer che altrimenti non avrebbero accesso ai sistemi di comunicazione, dall'altra per mettere in evidenza, attraverso l'amplificazione dei media, le tematiche dei movimenti di liberazione femminile.

La mostra raccoglie i riadattamenti di alcuni tra i lavori più importanti di Suzanne Lacy. Tra questi Prostitution Notes, (1974), un'indagine sulle prostitute e sul loro sfruttamento in alcune aree di Los Angeles, basata su interviste nei bar e nei locali da loro frequentati.

In Mourning and In Rage (1977) è un’opera creata quando a Los Angeles ci fu il brutale strangolamento di dieci donne per opera di un serial killer. Suzanne Lacy, insieme ad altre attiviste, si presentò davanti al municipio della città con dieci figure femminili, coperte dalla testa ai piedi con tuniche nere, ciascuna a denunciare tutti i tipi di violenza sulle donne, oltre all’omicidio, spostando l’attenzione dei mass media dalle storie specifiche delle vittime, alla cultura generale della violenza.

The Crystal Quilt (1985-1987) è forse l’opera più celebre, quella con cui la Tate Modern ha deciso di aprire The Tanks, il nuovo spazio dedicato all'arte performativa nel 2012. La performance, rappresentata ora da un time-lapse di pochi minuti, si svolse nella hall di un centro commerciale a Minneapolis: 460 donne di età superiore ai sessant'anni, sedute ai tavoli disposti secondo il disegno di una grande tovaglia realizzata da Miriam Shapiro, discutevano tra loro confrontando le proprie esperienze e i propri ricordi con analisi sociologiche sul mancato utilizzo delle potenzialità della vecchiaia. Ogni dieci minuti le donne erano invitate a cambiare la posizione delle mani sulla tavola, modificando così il disegno della grande tovaglia. Alla fine della performance il pubblico, coinvolto sulla scena, scompose le forme geometriche dei tavoli, trasformando l'austero ordine in una forma caleidoscopica di colori.



Non mancano poi lavori più recenti, come Full Circle (1994), una serie di monumenti in pietra dedicati a donne importanti di Chicago e Storying Rape (2012), una discussione svoltasi nella City Hall della città di Los Angeles tra importanti personalità dei media, dell’associazionismo e della politica, incentrata sulla necessità di individuare forme più efficaci di comunicazione per descrivere la violenza sessuale e porre la società di fronte al problema con uno sguardo più urgente.

La mostra è arricchita da una sezione di archivio, video e cartaceo, che racconta la multiforme personalità dell’artista, attraverso i molti lavori, compresi quelli iniziali legati alle tematiche del corpo e della carne.

Suzanne Lacy si manifesta così come una pioniera, che ha anticipato tanti aspetti divenuti tipici dell’arte degli anni successivi, compreso l’arte partecipativa degli anni Novanta, quella miscela di tendenze in cui il pubblico entra a far parte dell’opera, poi definite da Bourriaud "estetica relazionale".

In programma anche la ripresentazione, dal 12 al 14 novembre, della celebre performance “Three Weeks in May”, realizzata per la prima volta nel 1977 nello shopping center del municipio di Los Angeles. Per tre settimane Suzanne Lacy raccolse dalla polizia informazioni sugli stupri e suoi luoghi in cui erano stati compiuti, segnalandoli con un timbro rosso Rape (stupro) sulla mappa della città. Giorno dopo giorno la mappa si tinse rapidamente di rosso, formando un’inedita geografia della violenza cittadina. L’artista volle poi mettere in evidenza, con un timbro più leggero, il terribile rapporto per cui, a ogni stupro denunciato, ce ne fossero nove passati sotto silenzio.

A Milano la performance sarà replicata tre volte, anche grazie al coinvolgimento di molte associazioni legate alla difesa dei diritti delle donne: alla preview stampa (12 novembre, ore 12.00), all’opening della mostra (13 novembre, ore 19.00) e in occasione della discussione sulla violenza sulle donne organizzato in collaborazione con la Naba, la Nuova Accademia di Milano (venerdì 14 novembre, ore 11.00). Anche alla luce dei recenti dati sulle violenze domestiche in Italia la performance di Suzanne Lacy non sarà quindi un semplice riadattamento o rievocazione storica, ma un punto di domanda che riguarda tutti, non solo come spettatori, ma come cittadini.

E’ prevista la realizzazione di un catalogo, primo di una serie pubblicata da Mousse, che riassume l'intero percorso di Suzanne Lacy, con un testo di Sally Tallant, direttrice della Biennale di Liverpool, un’intervista di Fabio Cavallucci all’artista, e la riproduzione di gran parte delle sue opere dagli anni Settanta ad oggi.

La mostra di Suzanne Lacy a Milano è una produzione del Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci, promosso da Regione Toscana e Comune di Prato in accordo con lo SpazioBorgogno. La produzione delle opere dell'artista è resa possibile grazie al sostegno di Franco Soffiantino. Partner tecnici Romagna Fiere, Studi d’Arte Cave Michelangelo e Castello del Trebbio.

Milano, novembre 2014