Strange Rules | Ceal Floyer-Unfinished

Informazioni Evento

Luogo
PALAZZO DIEDO
Cannaregio, 2386, Venezia, VE, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

Lunedì 4 maggio 2026
Monday 4 May 2026

11.00 – 15.00
11AM – 3PM

Anteprima stampa
Press preview

Strange Rules
curata da Mat Dryhurst, Holly Herndon, Hans Ulrich Obrist
con Adriana Rispoli
curated by Mat Dryhurst, Holly Herndon, Hans Ulrich Obrist
with Adriana Rispoli

Ceal Floyer. Unfinished
curata da Ann Gallagher & Jonathan Watkins
curated by Ann Gallagher & Jonathan Watkins

17.30
5.30PM

E.A.T. Index con Hans Ulrich Obrist e i collaboratori del progetto
E.A.T. Index with Hans Ulrich Obrist and contributors

19.00 – 21.00
7PM - 9PM

Cocktail di benvenuto
Cocktail Reception

Martedì 5 maggio 2026
Tuesday 5 May 2026

18.00 – 19.00
6PM - 7PM

Spectator No More
"L'intelligenza artificiale e la promessa infranta dell'avanguardia"
Lezione con Mark Alizart e Lorenzo Marsili
Artificial Intelligence and the broken promise of the avant-garde
Lecture with Mark Alizart and Lorenzo Marsili

Mercoledì 6 maggio 2026
Wednesday 6 May 2026

17.00
5PM

Lezione performativa con Sougwen Chung
Lecture performance with Sougwen Chung

17.30 – 19.00
5.30PM - 7PM

Mini maratona Strange Rules con
Strange Rules Mini Marathon with

Mat Dryhurst, Holly Herndon, Hans Ulrich Obrist, New Models,
Joshua Citarella, Agnieska Kurant, Fabien Giraud, Trevor Paglen,
Simon Denny, Ayoung Kim, Primavera De Filippi, Lorenzo Senni, Terra0,
Lawrence Abu Hamdan

Giovedì 7 Maggio 2026
Thursday 7 May 2026

19.00 – 21.00
7PM - 9PM

Performance dal vivo con Kelsey Lu
Live performance with Kelsey Lu

Sabato 9 maggio 2026
Saturday 9 May 2026

18.00 – 20.00
6PM - 8PM

Universalism Book Party
Conversazione con Hans Ulrich Obrist e Lorenzo Marsili
Conversation with Hans Ulrich Obrist and Lorenzo Marsili
e
and
Omaggio ad Alexander Kluge
Homage to Alexander Kluge

Vernissage
05/05/2026

ore 18 su invito

Artisti
Ceal Floyer
Curatori
Hans Ulrich Obrist, Jonathan Watkins, Mat Dryhurst, Holly Herndon, Ann Gallagher
Uffici stampa
MARSILIO ARTE
Generi
arte contemporanea

Strange Rules è la nuova esposizione interdisciplinare curata da Mat Dryhurst, Holly Herndon e Hans Ulrich Obrist. Il progetto pone al centro la Protocol Art, un approccio artistico che trascende la mera creazione di immagini e oggetti per indagarne i meccanismi invisibili. In contemporanea a Strange Rules, Palazzo Diedo ospiterà Ceal Floyer. Unfinished, a cura di Ann Gallagher e Jonathan Watkins. Il progetto espositivo, realizzato in memoriam dell’artista britannica, venuta a mancare di recente.

Comunicato stampa

Berggruen Arts & Culture annuncia Strange Rules, un nuovo progetto interdisciplinare presso Palazzo Diedo ideato da Mat Dryhurst, Holly Herndon e Hans Ulrich Obrist, che inaugurerà il 4 maggio 2026 in concomitanza con la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.

Curato in collaborazione con Adriana Rispoli, il progetto rappresenta un’importante evoluzione nella missione del Palazzo come centro di produzione contemporanea in cui le discipline umanistiche e scientifiche si fondono in un dialogo costante.
Con Strange Rules, Palazzo Diedo si afferma come il primo spazio in Italia a promuovere una riflessione curatoriale e teorica sulla Protocol Art, posizionandosi all’avanguardia nel dibattito sul rapporto tra arte e tecnologia.
In questo senso, il progetto non è soltanto una mostra, ma un’iniziativa fondativa che introduce nel contesto italiano un’indagine strutturata e internazionale su questo ambito emergente della ricerca artistica.

Strange Rules introduce il concetto di Protocol Art, una pratica artistica che non mira solo a produrre immagini o oggetti, ma rende visibili le regole, le strutture e i sistemi che determinano il modo in cui la cultura viene generata, distribuita e percepita nell’era digitale.
Nel nostro presente, tali regole coincidono spesso con algoritmi, modelli di intelligenza artificiale, protocolli informatici, piattaforme e infrastrutture tecnologiche. La Protocol Art non si limita a utilizzare questi strumenti, ma li espone, li analizza e li trasforma in materia artistica.
L’opera non è quindi solo il risultato finale, bensì il processo regolato da istruzioni, ovvero l’architettura invisibile che rende possibile l’esperienza estetica. In questo spostamento di prospettiva — dall’oggetto al sistema e dall’autore singolo alla collaborazione e in definitiva alla co-creazione uomo-macchina — si definisce uno dei territori più urgenti della ricerca contemporanea.

In occasione del progetto, una nuova e importante pubblicazione offrirà la prima analisi organica della Protocol Art come ambito di ricerca. Il lavoro di studio per questo volume fondamentale si svilupperà durante l’intero corso di Strange Rules, trasformando Palazzo Diedo sia in uno spazio espositivo sia in un attivo laboratorio di ricerca. Il libro mira a rappresentare un punto di riferimento essenziale per il settore, delineando le opere chiave, i protagonisti e i pilastri teorici tra arte e tecnologia, definendone lo stato dell’arte.

Il progetto trasformerà l’architettura storica di Palazzo Diedo in un dinamico laboratorio di idee:

Il piano terra ospiterà un’importante opera inedita commissionata a Mat Dryhurst e Holly Herndon in collaborazione con lo studio SUB. Questo spazio diventerà un hub dedicato a interventi temporanei, come conferenze, performance, proiezioni e produzioni di podcast in cui anche i visitatori avranno l’opportunità di interagire.
Il primo piano ospiterà una serie di installazioni site-specific e una selezione di opere video che approfondiscono i temi della Protocol Art, creando un dialogo diretto con le attività che animano il piano terra.

Nicholas Berggruen, fondatore di Berggruen Arts & Culture, dichiara: «Nell’era dell’intelligenza artificiale, qual è il ruolo attivo dell’arte e degli artisti? Palazzo Diedo, insieme a Mat Dryhurst, Holly Herndon e Hans Ulrich Obrist e Adriana Rispoli, sta cercando di rispondere a questa domanda».

Parallelamente a Strange Rules, Palazzo Diedo ospiterà la mostra Unfinished, curata da Ann Gallagher e Jonathan Watkins. Questa mostra offre una panoramica accurata del lavoro di Ceal Floyer, artista britannica scomparsa nel dicembre 2025. Attraverso l’uso di video, fotografia, installazioni sonore, readymade e sculture, Unfinished mette in luce un umorismo sottile che nasce da prospettive inedite, giochi di parole e un’originale reinterpretazione della realtà quotidiana. Il percorso espositivo riesce a trasmettere simultaneamente la forza vitale della creatività in ogni circostanza e un leggero tocco di assurdità.

Il dialogo tra Unfinished e Strange Rules mette in relazione due modi diversi di interrogare la realtà: da un lato l’analisi dei protocolli invisibili che strutturano la cultura digitale; dall’altro la capacità di sovvertire il quotidiano attraverso minimi scarti concettuali.

Berggruen Arts & Culture è un’iniziativa globale dedicata a promuovere progetti interdisciplinari che colmano il divario tra arte, scienza e discipline umanistiche. Situato nel cuore di Venezia, Palazzo Diedo rappresenta il fulcro di questa missione, ospitando mostre e commissioni che sfidano i confini artistici tradizionali.

La serie di commissioni site-specific comprende ad oggi i lavori:

Carsten Höller, Staircase of Doubt
Urs Fischer, Omen e Good Luck Peanuts
Piero Golia, Untitled (Floor)
Ibrahim Mahama, Three Little Birds
Mariko Mori, Great Light
Sterling Ruby, Lanterns
Jim Shaw, The Alexander Romances
Hiroshi Sugimoto, Enlightening
Aya Takano, Happy and joyous days
Lee Ufan, Response
Liu Wei, Throw a Dice

Berggruen Arts & Culture presenta la mostra Unfinished dell'artista britannica Ceal Floyer, scomparsa nel dicembre 2025.
L'esposizione a cura di Ann Gallagher e Jonathan Watkins si terrà a Palazzo Diedo a Venezia dal 4 maggio al 22 novembre 2026.

Composta da video, fotografia, installazioni sonore, ready-made e sculture, la mostra rispecchia la poetica di Floyer che impiega spesso un umorismo derivante da slittamenti del punto di vista, giochi di parole, doppi sensi e un'interpretazione paradossale del quotidiano. Con accenni di assurdità, il suo lavoro trasmette la vitale possibilità di creatività in ogni situazione.

Ceal Floyer è stata una delle artiste concettuali più importanti della sua generazione, celebre per il suo umorismo sintetico e per un linguaggio visivo profondamente sobrio. Le sue opere sono brillantemente creative, intrise di un’intelligenza affilata, di uno spirito asciutto e di una grande acutezza visiva. Nata a Karachi nel 1968, Floyer ha trascorso parte dell’infanzia tra Sydney e Rabat prima che la sua famiglia si stabilisse in Inghilterra. Ha studiato al Goldsmiths College di Londra tra il 1991 e il 1994, anni intensi per i Young British Artists (YBA), venendo notata da critici e curatori autorevoli ancora prima di conseguire il diploma.

L’artista ha partecipato all’importante mostra collettiva General Release, organizzata dal British Council per la Biennale di Venezia del 1995. In quell’occasione espose Unfinished (1995), una proiezione video ravvicinata in loop di qualcuno che ruota i pollici l’uno sull’altro. La mostra prende il titolo proprio da Unfinished, riportando l’opera a Venezia dopo oltre trent’anni.

La prima opera in mostra, ‘Til I Get It Right (2005), è un lavoro sonoro che riproduce un verso della celebre canzone country di Tammy Wynette, “I’ll just keep on … ‘til I get it right”, da cui sono state eliminate le parole “falling in love”, riprodotte in un loop ripetitivo. Tra gli altri lavori iconici figura Bucket (1999), in cui un lettore CD emette il suono di una goccia d’acqua che cade ogni pochi secondi. Again and Again (2012) nasce invece dal gesto di Floyer di scrivere a mano la parola “Again” più e più volte, l’una sull’altra, fino a renderla illeggibile. In un’opera complementare, Ink on Paper (2010), il processo prevedeva il fissaggio di pennarelli a punta di feltro in posizione verticale su fogli di carta assorbente fino al totale esaurimento dell’inchiostro, creando una serie di macchie la cui gamma cromatica era determinata dal numero di penne contenute nella confezione acquistata. Come osservato da Floyer, «il risultato è qualcosa di effettivamente piuttosto bello (il che all’inizio mi ha lasciata un po’ allarmata) e per me va bene così, perché riesce a rimanere fedele alle origini concettuali del lavoro».

L’uso del colore è piuttosto insolito per Floyer, più nota infatti per lavori come Monochrome Till Receipt (White) (1999) in cui espone articoli bianchi acquistati al supermercato e in cui fonde l’esperienza quotidiana del mondo reale con l’idea di un’astrazione modernista portata all’estremo. Allo stesso modo, lo schermo video bianco di Blind (1997) sembra essere un omaggio al cinema strutturalista-materialista degli anni Sessanta e Settanta, per poi rivelarsi invece la ripresa di una tenda a rullo che si muove davanti a una finestra.

Blind coinvolge quel tipo di gioco di parole ricorrente in tutta l’opera di Floyer. Half Empty e Half Full (1999), due fotografie identiche di un bicchiere riempito d’acqua a metà, fanno riferimento all’espressione che definisce l’ottimismo e il pessimismo. Invece Light Switch (1992), l’opera più datata in mostra, proietta l’immagine a grandezza naturale di un interruttore della luce direttamente su una parete. Uno dei suoi lavori più recenti e toccanti, 644 (2025), una fotografia a colori, ritrae pecore al pascolo in un paesaggio collinare. Su ognuna è sovrapposto un numero da 1 a 644 in un font semplice, ricordandoci il conteggio che venivamo incoraggiati a fare da bambini per scivolare nel sonno.

La mostra è supportata da Esther Schipper e Lisson Gallery.

Nota biografica

Ceal Floyer
Ceal Floyer è nata nel 1968 e cresciuta in Inghilterra. Ha studiato al Goldsmiths College di Londra. A partire dalla fine degli anni Novanta del Novecento, ha vissuto a Berlino.

Nel 2007 Floyer ha ricevuto il prestigioso Preis der Nationalgalerie für junge Kunst di Berlino e nel 2009 il Nam June Paik Art Center Prize conferito dal Nam June Paik Center di Yongin. L’artista ha partecipato a Manifesta 11 a Zurigo (2016), Documenta (13) a Kassel (2012) e alla 53ª Biennale di Venezia (2009).

Il lavoro di Floyer è stato ampiamente esposto. Tra le più importanti mostre personali figurano: Ceal Floyer, Aspen Art Museum, Aspen (2016); On Occasion, Aargauer Kunsthaus, Aarau (2016); Ceal Floyer, Kunstmuseum Bonn (2015); Ceal Floyer, Museion, Bolzano (2014); Ceal Floyer, Kabinett für Aktuelle Kunst, Bremerhaven (2013); Things, Project Arts Centre, Dublino (2011); Works on Paper, CCA, Tel Aviv (2011); Ceal Floyer, DHC/ART, Montreal (2011); Auto Focus, Museum of Modern Art (MOCA), North Miami (2010); Ceal Floyer, KW Institute For Contemporary Art, Berlino (2009) e Gakona, Palais de Tokyo, Parigi (2009).

Le sue opere sono presenti nelle collezioni di prestigiosi musei, tra cui: Tate Modern, Londra; Museum of Modern Art, New York; Museum für Moderne Kunst, Francoforte sul Meno; Neue Nationalgalerie, Staatliche Museen zu Berlin; Sammlung Zeitgenössische Kunst der Bundesrepublik Deutschland, Berlino; Denver Art Museum, Denver e San Francisco Museum of Modern Art, San Francisco; Arts Council Collection, Londra; British Council, Londra; Centre national d’art et de culture Georges Pompidou, Parigi; Israel Museum, Gerusalemme; Kunsthalle Bern Collection, Berna; Kunstmuseum Basel, Basilea; Musée d’Art Moderne de Paris, Parigi; Museo Jumex, Messico; National Gallery of Victoria, Melbourne; Toyota Municipal Museum of Art, Tokyo; Towner Art Gallery, Londra e Wadsworth Atheneum Museum of Art, Hartford.

Berggruen Arts & Culture
Berggruen Arts & Culture è un’iniziativa globale dedicata a promuovere progetti interdisciplinari che colmano il divario tra arte, scienza e discipline umanistiche. Situato nel cuore di Venezia, Palazzo Diedo rappresenta il fulcro di questa missione, ospitando mostre e commissioni che sfidano i confini artistici tradizionali.