Stimmung. Attraverso le opere della Collezione

Informazioni Evento

Luogo
MUSEO NOVECENTO
piazza Santa Maria Novella 10 50123 , Firenze, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

Lun - Mar - Mer - Ven - Sab - Dom | 11:00 – 20:00
Giovedì | chiuso
Ultimo ingresso un'ora prima della chiusura.

Curatori
Sergio Risaliti
Generi
arte moderna

Il progetto propone una rilettura delle collezioni novecentesche del Comune di Firenze attraverso un percorso espositivo che mette in relazione dipinti e sculture sulla base delle atmosfere che generano e delle risonanze che instaurano tra loro e con chi le osserva.

Comunicato stampa

La valorizzazione della collezione è il punto fermo fin dal 2018 della direzione artistica di Sergio Risaliti. L’ambizione è sempre stata quella di smantellare l’idea superata di permanente o staticità. Dopo i progetti dedicati agli “assoli” da Vedova a Martini, da Mafai a Magnelli, da Cagli a Fontana, per la seconda volta l’allestimento viene cambiato.

Dal 7 novembre 2026 al 7 marzo 2027, il Museo Novecento di Firenze presenta STIMMUNG. Attraverso le opere della collezione, a cura di Sergio Risaliti. Il progetto propone una rilettura delle collezioni novecentesche del Comune di Firenze attraverso un percorso espositivo che mette in relazione dipinti e sculture sulla base delle atmosfere che generano e delle risonanze che instaurano tra loro e con chi le osserva. Superando le tradizionali classificazioni stilistiche, cronologiche e iconografiche, l’allestimento invita il pubblico a sperimentare una diversa modalità di incontro con le opere, in cui la percezione, la sensibilità e l'esperienza individuale diventano parte integrante della visita. Il riallestimento è accompagnato da Six Voices Mean That We Are Harmony, un intervento sonoro di Mattia Barro Splendore che estende la riflessione sul concetto di Stimmung alla relazione tra suono, spazio e ascolto.

STIMMUNG vuole essere una strategia per invitare il pubblico a rallentare il tempo di fruizione delle singole opere. Un allestimento rarefatto propone una diversa misura del tempo di visita, senza fretta, dedicando più tempo all’opera, all’arte e a sé stessi.

"Con STIMMUNG il Museo Novecento rinnova il proprio modo di raccontare e valorizzare il patrimonio artistico della città, proponendo al pubblico un’esperienza di visita che mette al centro non soltanto le opere, ma anche la relazione che ciascuno di noi può instaurare con esse - ha detto l'assessore alla cultura Giovanni Bettarini. - È un progetto che invita a superare le consuete categorie di lettura della storia dell’arte per riscoprire la ricchezza delle nostre collezioni attraverso le emozioni, le suggestioni e le risonanze che le opere sono capaci di generare. Crediamo in un museo che non sia soltanto un luogo di conservazione ed esposizione, ma uno spazio vivo, capace di stimolare pensiero, sensibilità e partecipazione. In questo senso, STIMMUNG propone anche un gesto importante e quanto mai attuale: rallentare, concedersi il tempo di osservare, ascoltare e lasciarsi coinvolgere dall'arte. Il dialogo tra le opere della collezione civica e l'intervento sonoro di Mattia Barro Splendore amplia ulteriormente questa esperienza, trasformando gli spazi del Museo in un luogo di ascolto e di scoperta. È un modo nuovo di mettere in valore il patrimonio pubblico, rendendolo sempre più accessibile e capace di parlare al presente".

"Si tratta di una proposta fortemente innovativa anche dal punto di vista museologico, che mira a mettere in discussione l’idea tradizionale di collezione permanente, contrapponendole una categoria diversa: quella dell’impermanenza. Un approccio che apre a nuove letture e sperimenta inediti dispositivi di valorizzazione della collezione - ha detto Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento. - È una proposta particolarmente importante per una città come Firenze, dove i processi di museificazione e storicizzazione hanno spesso assunto caratteri fin troppo rigidi, rischiando di bloccare e fossilizzare ogni processo ermeneutico. Sono convinto, invece, che sia necessario lavorare a una continua rinegoziazione delle pratiche interpretative e allestitive. In questa occasione abbiamo voluto porre l’accento non soltanto sulle opere, ma anche sul modo in cui la sensibilità di chi osserva può contribuire alla costruzione del loro significato. Esistono tonalità e gradazioni che non appartengono esclusivamente né al soggetto né all’oggetto, ma emergono dal dialogo tra le opere e, soprattutto, tra noi e le opere. Se l’opera è aperta, come sono profondamente convinto, devono esserlo ancora di più le pratiche attraverso cui la valorizziamo e la restituiamo al pubblico. Solo così ci si libera da ogni categoria o stereotipo in cui vogliamo costringerle, per andare incontro al nostro animo e lasciare che si mostrino sempre inedite e generose, come la vita e la natura. Infine, sottolineerei il coinvolgimento di Mattia Barro Splendore, sound designer e senior editor di Rolling Stone Italia, complementare a quello della poetessa Elisa Biagini per Tra noi di Danielle McKinney. Per Danielle McKinney si è trattato di coinvolgere una poetessa nella scelta di brani e testi poetici americani; nel caso odierno, invece, l’operazione verte sul dialogo con la musica sperimentale contemporanea. Questo per sottolineare l’interdisciplinarietà tra linguaggi moderni e contemporanei, ma anche il recupero della tradizione musicale fiorentina, in una città che è la capitale del melodramma, dove questo è nato e che ha visto, negli anni Sessanta e oltre, nascere la cosiddetta Scuola fiorentina, con autori e interpreti come Cardini, Grossi, Lombardi e, in particolare, Berio. Aggiungo il fatto che Mattia Barro Splendore ha sottolineato, da parte sua, la convergenza tra il titolo che abbiamo dato a questo progetto di riallestimento e quello dato da Stockhausen a una sua celebre composizione, che è stata oggetto di reinterpretazione da parte dello stesso Splendore".

Stimmung è un termine tedesco di difficile traduzione, che rimanda alle idee di atmosfera, accordo, intonazione e disposizione del sentire. Derivato dal sostantivo Stimme («voce») e dal verbo stimmen («accordare»), indica una qualità particolare che non appartiene esclusivamente alle cose né a chi le osserva, ma prende forma nella relazione tra il mondo, le immagini e lo sguardo. Non si tratta, dunque, di qualcosa di puramente soggettivo, né di una proprietà intrinseca degli oggetti, bensì di una presenza che si manifesta nella percezione e ci coinvolge.

È a partire da questa concezione che il Museo Novecento propone un nuovo allestimento delle collezioni novecentesche del Comune di Firenze. Il percorso espositivo, articolato nelle sale del primo e del secondo piano delle Ex Leopoldine, riunisce capolavori provenienti da diversi fondi: la Raccolta Alberto Della Ragione, i Lasciti Corrado Cagli e Severo Pozzati, la Raccolta MIAC e la collezione di dipinti di Filippo de Pisis appartenuti al poeta Aldo Palazzeschi, concessi in comodato dall’Università degli Studi di Firenze. Le opere selezionate mostrano come l’arte non sia soltanto una rappresentazione del mondo, ma il luogo in cui quest’ultimo si dispone secondo una specifica qualità percettiva: un’atmosfera. Non si tratta di un semplice effetto emotivo sovrapposto all’immagine, bensì di una condizione che orienta la forma stessa dell’opera e la rende visibile. In questa prospettiva, i dipinti e le sculture riuniti nel percorso, realizzati quasi tutti nella prima metà del Novecento, invitano a riflettere su come l’atmosfera non sia ciò che circonda l’opera, ma ciò che essa stessa costruisce: una densità del tempo, una temperatura dello spazio, una modulazione della distanza tra le cose. Figure, oggetti e paesaggi si presentano così come elementi di un campo sensibile, nel quale ogni componente entra in relazione con le altre e contribuisce a definirne la tonalità complessiva.

Accanto all’atmosfera emerge un secondo principio, meno immediato ma altrettanto decisivo: la risonanza. Il termine descrive il modo in cui tra il soggetto e il mondo si produce un effetto di eco reciproca, una vibrazione che non appartiene esclusivamente né all’osservatore né all’opera, ma si genera nello spazio intermedio che li mette in relazione. Guardare un’opera significa allora entrare in questa risonanza, accogliere ciò che l’immagine trasmette e lasciare che, attraverso l’incontro, si trasformi il nostro stesso sguardo. È a partire da questa prospettiva che la pittura e la scultura italiane tra le due guerre vengono presentate al di fuori delle consuete categorie stilistiche, cronologiche e storico-artistiche. Il percorso suggerisce un diverso principio di relazione, per cui le opere entrano in dialogo perché condividono una medesima qualità atmosferica oppure perché sono capaci di produrre una risonanza comune.

In alcuni casi, gli accostamenti proposti sospendono le tradizionali distinzioni tra generi e iconografie: un paesaggio può rispondere a una natura morta, un ritratto a una scena quotidiana. A costruire questa trama di corrispondenze sono il ritmo delle forme, l’accordo dei colori, l’equilibrio dei volumi e la qualità della luce. Come in una composizione musicale, ciò che tiene insieme le opere non è il soggetto rappresentato, ma la loro capacità di accordarsi entro una medesima tonalità percettiva. In altri casi, è proprio il soggetto a diventare il luogo in cui si produce la risonanza. Figure in attesa, corpi raccolti, paesaggi deserti, presenze enigmatiche e scene attraversate dall’inquietudine introducono stati d’animo che appartengono all’esperienza umana prima ancora che alla storia dell’arte: l’introspezione, la paura, il desiderio, la passione, la malinconia, la sospensione e la memoria. In questi incontri, le differenze di linguaggio e di stile passano in secondo piano, lasciando emergere ciò che le opere condividono: la capacità di dare forma a esperienze universali del sentire. Più che ricostruire una successione di scuole o di generi, il riallestimento della collezione invita quindi a esplorare una vera e propria geografia di atmosfere. Ogni sala si configura come un campo di relazioni, nel quale le opere non sono ordinate secondo una successione lineare, ma secondo la loro capacità di entrare in risonanza le une con le altre e con chi le osserva.

Il riallestimento delle collezioni è completato da Six Voices Mean That We Are Harmony, un progetto sonoro dell’artista e sound designer Mattia Barro Splendore che approfondisce, attraverso il suono, le relazioni tra accordatura, atmosfera e stato d’animo. Stimmung è anche il titolo dell’opera composta da Karlheinz Stockhausen nel 1968 per sei voci e sei microfoni, nella quale il compositore esplora le molteplici possibilità interpretative di questo termine tedesco. L’opera si sviluppa interamente su un unico accordo di nona in intonazione naturale, generato dagli armonici di un Si bemolle grave che il pubblico non ascolta mai direttamente. In Stimmung, l’accordatura non costituisce soltanto un principio musicale, ma diventa una condizione percettiva: un’atmosfera che prende forma e si trasforma attraverso l’ascolto.

Muovendo da questa suggestione, Six Voices Mean That We Are Harmony esplora le possibilità della percezione attraverso un intervento sonoro articolato nei diversi ambienti del museo. Sei spazi riproducono ciascuno una nota diversa del medesimo accordo, seguendo un proprio andamento temporale. L’armonia si completa così soltanto nell’ascolto interiore del visitatore, chiamato a ricomporre le singole componenti sonore attraverso la propria esperienza dello spazio. Le note sono prodotte mediante la vibrazione di sottili lastre metalliche: ciascuna lastra, in funzione del proprio posizionamento e formato, vibra e restituisce la nota, filtrata dalle sue specifiche risonanze. Il concetto di Stimmung suggerisce così una relazione inscindibile tra suono e spazio, tra ciò che viene emesso e il modo in cui viene percepito. L’armonia non è data una volta per tutte, ma prende forma nell’incontro tra le singole note e nell’esperienza di chi ascolta, attraverso la propria presenza, il movimento e il tempo dedicato all’ascolto. Proprio come una mostra non può essere esperita interamente in un solo istante, ma affida a chi la attraversa il compito di ricostruire e intrecciare i fili della propria esperienza, così, nelle sale del museo dedicate alla collezione, il visitatore si troverà a comporre da sé quell’accordo.