Step/013 – Il Dialogo

Bologna - 03/07/2013 : 06/07/2013

La mostra accoglie quest'anno una polifonia di voci di nazionalità diverse, provenienti dal triennio e biennio del corso di pittura, compagine eterogenea che ha saputo cogliere nel “dialogo” le infinite possibili declinazioni dell'essere “tra le cose”.

Informazioni

Comunicato stampa

STEP/013 - il dialogo /
a cura di lelio aiello
con michele arena, esteban ayala, barbara baroncini, ida bentinger, filippo bonelli, lidia campodonico, vittoria cafarella, susanna cavallaro, cheng chao, sun fuying, jessica ferro, pierantonio gallini, isabella giorgio - lucia zavatta, giuliano garuti , andrea lulli, giulia martini, filippo marzocchi, nicola melinelli, fatemeh rafieifami, agata raggi, giada rinolfi, irene prendin, milena rossignoli, gaia santoro, mansa sabaghian, niccolò tabanelli - cinzia toni, valeria talamonti, livia ugolini, ren jingge, lui xinqi, jia xue



inaugurazione 3 luglio ore 12

via delle belle arti 54
spazi sotterranei – Accademia di Belle Arti di Bologna
visitabile dal 3 al 6 luglio

“L'uomo, secondo Aristotele, è un animale che può possedere il logos, il linguaggio; invece, il dialogo è una cosa che non si può possedere, è una cosa a cui massimo vi si può partecipare.”

Questa mostra prende avvio dal concetto di dialogo (seguendo la sua etimologia, la parola dialogo significa “tra le cose”) e dalle molteplici forme in cui può manifestarsi. Un po come si fa per le ricerche su google, il dialogo è stata la parola chiave del corso di quest'anno, che ci ha permesso di sviluppare diversi progetti individuali e di gruppo, sottoposti, per tutta la durata del corso a ricerche e approfondimenti. Inoltre, quest'anno, la mostra di fine corso tenta di offrire una visione più ampia del lavoro di formazione che si svolge in Accademia, ospitando alcuni progetti realizzati nei diversi laboratori e nel workshop istituzionale, sulla ricerca sonora, tenuto dall'artista John Duncan. L'arte visiva “si fa con tutto” afferma Angela Vettese e le definizioni di pittura e scultura sono rimaste utili ma non più sufficienti, è stato necessario indicare altri sistemi operativi: performance, installazione, video, arte ambientale, rapporti con l'architettura sono parte ormai di un vocabolario corrente.
In mostra sono evidenziati tutti questi diversi approcci, gli spunti di ricerca delle varie declinazioni del tema proposto ed una possibile “casistica”: dal piano performativo a quello relazionale, dal plot cinematografico alla raccolta testuale, dalla dimensione installativa a quella bidimensionale della fotografia e della pittura.
 Più che una mostra ben confezionata vuole essere un territorio di sperimentazione, vicino all'idea di bricolage, inteso come un con-porre un repertorio di materiali, di idee, di immagini, di riferimenti, un luogo dove comporre il lavoro partendo dall'incertezza e dal dubbio. Essere all'inizio di una ricerca non può essere sinonimo di certezze. Sono quindi esercizi, germinazioni, in molti casi anche molto ben riusciti, che lasciano già intravedere affioramneti d'identità, altri invece non hanno ancora possesso dell'intonazione giusta del proprio “la”, quindi “fanno” e disfanno perchè hanno capito che è l'unico modo per arrivarci, al lavoro si arriva con il lavoro.
La mostra accoglie quest'anno una polifonia di voci di nazionalità diverse, provenienti dal triennio e biennio del corso di pittura, compagine eterogenea che ha saputo cogliere nel “dialogo” le infinite possibili declinazioni dell'essere “tra le cose”.