Stefania Loreto – Tracce di nero carbone

Informazioni Evento

Luogo
PALAZZO STELLA
Piazza Reggio, Triora
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Vernissage
23/08/2026

Ore 11:30

Artisti
Stefania Loreto
Generi
arte contemporanea

Mostra personale al Museo Civico di Palazzo Stella a Triora in occasione dell’edizione 2026 di Strigora.

Comunicato stampa

Triora da oltre trent’anni è assurta a notorietà nazionale quale “paese delle streghe”, in virtù del processo ad alcune donne negli anni 1587-1589, ampiamente documentato. Per celebrare il quarto centenario di questo tragico avvenimento furono organizzati convegni e mostre con la presenza di qualificati studiosi. Tali appuntamenti furono riproposti molte volte; il fenomeno della stregoneria e della magia è stato praticamente sviscerato ed analizzato sotto ogni aspetto. Mancava solamente una rappresentazione, seppur simbolica, della vicenda. Nell’anno 2001 è nata così, quasi per caso, Strigòra, parola composta da "streghe" e da "Triora", che può anche magicamente significare “bocche delle streghe”. La manifestazione, dalla prima mitica edizione, è stata ripetuta ogni anno, sempre rinnovata e diversa, ma con un unico scopo: rivalutare e smitizzare la figura delle povere streghe, ingiustamente condannate. Anche quest'anno tale appuntamento verrà riproposto, grazie all'impegno ed alla collaborazione fra il Comune e l'Associazione Turistica Pro Triora. L’edizione 2026 di Strigora si terrà il giorno 23 agosto 2026 con un ricco programma che si svilupperà dalla mattina alla sera.

Nell’ambito dell’evento, sarà presentata a Palazzo Stella la personale di Stefania Loreto, dal titolo Tracce di nero carbone, con un talk dedicato all’artista e a Irene Sarà, che racconteranno il loro personale viaggio nel cuore di Triora, in occasione della residenza effettuata dalle artiste nei mesi precedenti. Al centro del dialogo, l'esplorazione degli archetipi femminili legati alla figura della strega e il concetto di "Mostruoso Femminile": quella forza indomita che scardina i ruoli imposti, restituendo voce, corpo e centralità alla donna e riappropriandosi del concetto di incanto come strumento per restituire dignità e spazio a luoghi decentrati e pratiche dimenticate.

(Dal testo critico di Livia Savorelli) Stefania Loreto, con le sue donne lunari e a tratti oscure che si moltiplicano nelle sfaccettature più diverse, dando origine a volti, apparizioni, tracce di vissuto che affiorano e poi spariscono come tracce di nero carbone, rende omaggio a queste figure utilizzando tecniche antiche come l’incisione e la calcografia. Come la Loreto racconta «l’incisione è ferita e cura», è un rituale che nel segno impresso sulla matrice rappresenta metaforicamente le storiche ferite di ogni donna perseguitata, idealmente sanate e ricucite attraverso le nuove e potenti narrazioni cui l’artista dà vita sul foglio. Le incisioni restituiscono, così, corpo a figure che la storia aveva ridotto a cenere. Le opere nascono da una residenza d'artista a Triora e da una lunga ricerca sulla memoria storica del borgo, trasformando documenti, simboli e immaginari in una nuova costellazione visiva. La location espositiva è quanto mai importante per comprendere il significato della mostra, dall'evocativo titolo Tracce di nero carbone. Palazzo Stella, che ospita oggi un percorso museale dedicato alla stregoneria dal forte taglio storico e antropologico, custodisce la memoria delle accuse e delle persecuzioni legate ai processi per stregoneria del 1587-1589. In questo luogo divenuto spazio di memoria, di riscatto dall'orrore e simbolo di rinascita, l'artista ridona metaforicamente nuova vita a queste donne, riportando luce sui loro drammatici destini. Il processo di cura, attuato dalla Loreto e già insito nella sua pratica (utilizzando per le sue matrici un materiale di riciclo, il Tetrapak), segue una traiettoria stilistica, che alterna luce e buio, ammantando il percorso di pathos e suggestioni a livello visivo. Le opere manifestano un forte simbolismo magico, estrapolato da epoche e tradizioni molto diverse tra loro: le sagome velate, i pentacoli incisi sulla pietra, gli amuleti (come il nodo della strega) e i talismani (ad esempio la Mano della Gloria), gli specchi neri lucidati in ossidiana che riflettono lo spirito evocato, le lacrime della strega, le preghiere alla luna, il noce e l'immaginario dei sabba; richiamando alla mente quella “magia del corpo” che nel Medioevo vedeva l'essere umano dominato da astri, forze occulte e dagli umori corporei. L'immaginario è sospeso nel tempo – come se la lancetta dell'orologio si fosse fermata a mezzanotte, l'ora delle streghe, che non è più oggi ma neanche domani – così come l'invito a perdersi nell'esplorazione di antri oscuri. Tutto scorre tra visibile e invisibile, tra mondo terreno e mondo degli spiriti, tra conscio e inconscio. Nessun riferimento appare forzato. Nel susseguirsi delle immagini, la Loreto, come in un sussurro, non pone mai visioni univoche ma dissemina l'opera di indizi. Non c'è dolore, esso è superato da voli estatici, da cadute che “sfidano la gravità e il limite della carne”. Le opere evocano forza, potere, rinascita.