Spazio K – Il Tempo Dello Sguardo

Urbino - 28/11/2019 : 06/01/2020

In questa terza edizione dal titolo Il Tempo Dello Sguardo a cura di Massimo Vitangeli, saranno in mostra diversi artisti.

Informazioni

Comunicato stampa

pazio K, edizione 2019

Il Tempo Dello Sguardo

A cura di Massimo Vitangeli

Palazzo Ducale, Grande Cucina, dal 21 marzo 2019 al 6 gennaio 2020

Patrizio Di Massimo



Dal 28 novembre 2019 al 6 gennaio 2020

28 novembre 2019 ore 18.00 – Inaugurazione della VII mostra della rassegna con l’artista Patrizio Di Massimo (Grande Cucina Palazzo Ducale) – Segue buffet



SPAZIO K nasce nel 2017 nella Grande Cucina dei Sotterranei del Palazzo Ducale di Urbino per volontà di Peter Aufreiter, direttore della Galleria Nazionale delle Marche | Palazzo Ducale di Urbino, con l’intento di creare uno spazio permanente per l’arte contemporanea rivolto ai giovani artisti emergenti nati nelle Marche, o fortemente legati al territorio marchigiano, fuori dal circuito formativo.

In questa terza edizione dal titolo Il Tempo Dello Sguardo a cura di Massimo Vitangeli, saranno in mostra Paola Pasquaretta, Andrea Nacciarriti, Luisa Mé, Daniele Bordoni, Paola Tassetti, Filippo Berta, Patrizio Di Massimo. Il Tempo Dello Sguardo, tributo a Georges Didi-Huberman e al suo saggio Davanti all’immagine, è un’idea di rassegna che vede l’opera d’arte decentrata all’interno del paradigma dell’immagine, dove l’opera viene intesa come montaggio di tempi differenti che servono spesso a porre nuove questioni d’intellegibilità, in particolare quando riescono a comporre un ritmo particolare mostrando il battito vitale dell’opera. Un ritmo antropologico dell’arte che si confronta con il vedere contemporaneo rimettendo in gioco i regimi abituali della rappresentazione, aprendo lo sguardo verso un Sapere rivoluzionario fondativo del patrimonio artistico e culturale del Palazzo Ducale. Gli artisti invitati, in tale ottica, svilupperanno progetti incentrati ed evocativi dell’importante stratificazione culturale e artistica, rappresentata nella Galleria Nazionale delle Marche, dai magnifici maestri come Piero della Francesca, Paolo Uccello, Raffaello, o ne elaboreranno i concetti, le idee, le nozioni e le astrazioni edificando quella sensibilità profonda percettiva e cognitiva allo stesso tempo, che si muove perlopiù su terreni inediti e attraverso precise modalità di scrittura.



Come testimonianza degli eventi alla fine del ciclo delle mostre sarà prodotto e presentato un catalogo finale che raccoglierà tutti i progetti realizzati, la documentazione della messa in opera degli allestimenti e le inedite relazioni create tra i linguaggi dell’arte contemporanea e gli storici spazi di Palazzo Ducale.



Artista in mostra Patrizio Di Massimo

Il lavoro di Patrizio Di Massimo si presenta come uno sguardo ipertrofico universalmente libero, con una letteratura personale e intima costituita da rimandi e citazioni del passato, dimensioni domestiche e rituali del presente, che confluiscono in raffinate ed emblematiche forme di rappresentazione.

L’artista ci trasporta nelle nicchie più celate dell’esistenza utilizzando ciò che più l’attrae, ciò che vede e sente della condizione umana, rianimando indizi mitologici e apparenti banalità quotidiane che agiscono sulla mente per ricordare qualcosa ad altri o a sé stesso.

La mostra è costituita da due sculture, I Am Heraldic (2018) e I Am Magenta (2018), e dal dipinto Red, Blue and Yellow (2016).

Le due sculture sono frutto della ricerca degli ultimi anni dell’artista che spiccano per la loro fascinosa esuberanza decorativa, esse sono nappe di grandi dimensioni realizzate a mano con diversi materiali intrecciati o tessuti con ossessiva meticolosità che non trascura alcun dettaglio, confermando quanto la magnifica sapienza del saper costruire abiliti il concetto di decorativismo a paradigma di bellezza.

Il dipinto Red, Blue and Yellow (2016), si presenta come una sorta di deposizione desacralizzata, quasi filmica, dove i riferimenti alla classicità convivono con la mitologia del nostro tempo proiettandoci in un passato presente, in cui arte e scienza medica convergono grottescamente nella rivelazione estetica della sofferenza umana.